15 Maggio 2021

5.2. ALLA GUIDA DEL KGB E DEL PAESE

«Colui che fino a poco tempo prima era stato il capo del KGB, riuscì non solo a consolidare il proprio potere in poco tempo, ma a conquistarsi l’indubbio rispetto di una buona parte, se non della maggioranza, della popolazione del paese. Né la stampa, né la propaganda cercarono di creare in quei quindici mesi il culto di Andropov. E ciò nonostante, la leggenda di Andropov, o leggenda su Andropov, si diffuse in tutti gli strati della popolazione». (Roj Medvedev)54

Lasciamo la parola a Marcello Graziosi55:
«Dal maggio 1967 al 1982 è stato designato alla guida del Kgb. La sua azione si è caratterizzata per la grande visione d’insieme, a partire dalla costruzione di profonde sinergie con la politica estera sovietica, per il grande equilibrio nel mantenere una struttura, divenuta influente, forte e moderna, sotto lo stretto controllo del partito, per la lotta alla corruzione. In questi anni Andropov, muovendosi con abilità e discrezione, ha tentato, pur se inutilmente, di modificare gli orientamenti del Politbjuro su due crisi esplosive come la Cecoslovacchia e, soprattutto, l’Afghanistan, onde evitare in entrambi i casi la precipitazione degli eventi ed il successivo (ed a quel punto difficilmente evitabile) intervento diretto sovietico. Personalità complessa quella di Andropov, certamente non dogmatica, scrupolosa nell’analisi delle carenze del sistema, ma attenta a promuovere le modifiche individuate come utili non solamente con la gradualità necessaria, attraverso sperimentazioni e puntuali verifiche, ma senza mai debordare al di fuori del controllo del partito e della prospettiva di edificazione di un sistema economico e sociale socialista. Un compagno che ha sempre preferito il lavoro minuzioso ma di prospettiva alle azioni eclatanti ed alle dichiarazioni altisonanti. Questi tratti caratteristici li ritroviamo puntualmente in un lungo ed interessante articolo teorico redatto dal Segretario Generale del PCUS per la rivista Kommunist, fonte preziosa per comprendere l’impostazione analitica andropoviana: “Io non possiedo ricette precostituite e non si possono affrontare le singole situazioni solamente attraverso frasi fatte”, ha esordito Andropov alla prima riunione del CC successivo alla sua nomina. Per poi sottolineare nell’articolo sul Kommunist: “Il marxismo non è un dogma, bensì una viva guida per l’azione, per il lavoro autonomo atto a risolvere i complessi problemi che ogni nuova svolta storica ci impone… Solo un siffatto atteggiamento verso il nostro inestimabile retaggio ideale, atteggiamento di cui Lenin diede un esempio, solo questo continuo autorinnovarsi della teoria rivoluzionaria sotto l’azione della prassi rivoluzionaria rendono il marxismo una scelta autentica e l’arte della creatività rivoluzionaria”».
Durante il suo breve “governo” durato solo due anni fa dei tentativi di migliorare l'economia e ridurre la corruzione; Andropov viene ricordato anche per la sua campagna anti-alcool e la lotta per migliorare la disciplina sul lavoro: entrambe le campagne vengono portate avanti con il tipico approccio amministrativo sovietico e una durezza che ricordano vagamente l'epoca staliniana. Durante il suo mandato Andropov si adopera per migliorare l'economia dimezzando il management ma senza modificare i principi socialisti. In contrasto con la politica di Brežnev di evitare conflitti e scioglimenti combatte le violazioni all'interno del partito. Durante i suoi 15 mesi di mandato Andropov dimissiona 18 ministri, 37 segretari del Obkoms, Kraikoms e del Comitato centrale del PCUS. Iniziano inoltre processi ad alti funzionari del partito per crimini di vario tipo. È la ripresa della lotta ai burocrati, messa in soffitta per troppi decenni.56
54. R. Medvedev, Andropov:, cit..
55. M. Graziosi, La politica dell’URSS tra il 1975 e il 1985, cit.
56. Per approfondimenti A. Graziosi, L'URSS dal trionfo al degrado, cit., pp. 483-498.