27 Settembre 2022

6.1. VITA E OPERE DI NICOLAE CEAUSESCU

Nicolae Ceaușescu (Scornicești, 26 gennaio 1918 – Târgoviște, 25 dicembre 1989) guida la Romania dal 1965 al 1989 come segretario generale del Partito Comunista Rumeno, Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Socialista di Romania (1967-74) e Presidente della Romania (1974-89).
Anche lui ha fatto la sua notevole gavetta: nato in una numerosa famiglia contadina, all'età di 11 anni, ancora bambino, Nicolae si trasferisce a Bucarest per diventare apprendista calzolaio.
Entrò nell'illegale Partito Comunista Rumeno nel 1932 e viene arrestato nel 1933, a 15 anni, durante uno sciopero, con l'accusa di essere un agitatore. Viene arrestato ancora nel 1934: prima per aver raccolto firme su una petizione di protesta contro un processo ai lavoratori delle ferrovie; altre due volte per altre attività simili, che gli valgono la definizione di «pericoloso agitatore comunista» e «distributore attivo di propaganda comunista e antinazionale», sui documenti della polizia. Non ancora maggiorenne, decide di darsi alla clandestinità, ma viene catturato e imprigionato nel 1936 con una condanna a due anni di carcere nella prigione di Doftana per attività sovversive. Verrà arrestato e imprigionato nuovamente nel 1940. Nel 1943 è trasferito nel campo di concentramento di Târgu Jiu, dove divide la cella con Gheorghe Gheorghiu-Dej, il futuro leader del Partito comunista rumeno. Dopo la seconda guerra mondiale, mentre la Romania cade sotto l'influenza sovietica, serve come segretario dell'Unione della Gioventù Comunista (1944-1945). Dopo che i comunisti prendono il potere nel 1947 viene messo a capo del ministero dell'agricoltura, quindi serve come vice-ministro delle forze armate sotto il governo di Gheorghiu-Dej, che lo porta nel Comitato Centrale del partito, qualche mese dopo l'epurazione della “fazione moscovita” del partito, guidata da Ana Pauker. Siamo nel 1952. Nel 1954 Ceaușescu diventa membro a pieno titolo del Politburo e si ritrova ad occupare la seconda carica più importante all'interno della gerarchia del partito. Nei 25 anni in cui guida il paese prende diverse decisioni discutibili, tra cui la politica antiabortista e una tendenza eccessiva a smarcarsi militarmente e politicamente dall'URSS.
Ciononostante costruisce un sistema socialista che garantisce alla popolazione adeguate condizioni di vita. Ridicole sono le accuse con cui nel dicembre 1989 viene deposto e processato: crimini contro lo Stato, genocidio (per la strage di Timisoara, poi rivelatasi un falso mediatico costruito ad arte) e «distruzione dell'economia nazionale». Il 22 dicembre 1989, con decreto di Ion Iliescu (CFSN), è istituito il Tribunale Militare Eccezionale. Il 25 dicembre i coniugi Ceaușescu sono giudicati dopo un processo sommario e condannati a morte. La loro esecuzione è eseguita alcuni minuti dopo la pronuncia della sentenza. La sua condanna a morte segna l'atto finale della controrivoluzione rumena del 1989.
Su tali fatti riportiamo quanto scritto da Nunzio Vitellaro68:
«Il processo, sommario e veloce, durò solo un’ora. Nell’anno in cui tutti i regimi comunisti persero il potere nell’Europa dell’Est, solo Ceaușescu ebbe una fine brutale. La decisione di condannarlo a morte, dissero i responsabili, venne presa in risposta alle esigenze della rivoluzione, cioè per dare una prova evidente ai terroristi che tutto era finito, e che dovevano smettere di sparare, ma per molti romeni era la meritata retribuzione per anni di dispotismo (Almond 1992). I media informarono la popolazione quando il Conducator era già stato giustiziato e il corpo trivellato venne mostrato dalla televisione pubblica. La controversia cominciò quasi subito, molto più timidamente in Romania, e con grande vigore all’estero. Il processo sommario e l’esecuzione di Ceaușescu pose un’ombra, da subito, sulla nascente democrazia romena. Questo comportamento era lontano dalla rule of law che i nuovi leaders avevano promesso al loro popolo. Inoltre, la segretezza del processo e l’eccessiva fretta nell’uccidere il dittatore e sua moglie stimolarono il sospetto che i nuovi leaders volessero prevenire ogni rivelazione imbarazzante o dannosa che i vecchi governanti potevano far trapelare. Al pubblico romeno venne mostrata un’accurata selezione delle videocassette che registrarono il processo e l’esecuzione. I frammenti erano comunque scioccanti, ma non rivelavano le vere dimensioni della finzione. Molti mesi dopo il video intero venne mostrato dalla televisione francese, anche se non si seppe mai come questa ottenne le videocassette. Il processo fu soltanto una gara di urla tra i giudici e l’accusa, con poche differenze tra di loro. L’accusa principale era di genocidio. Secondo l’accusa il dittatore aveva fatto sterminare sessantatremila persone. Le altre accuse comprendevano la distruzione dell’economia nazionale, l’utilizzo di azioni armate contro il popolo e il tentativo di fuggire dal paese per usufruire di un deposito superiore al milione di dollari conservato in banche straniere. Nicolae Ceaușescu si rifiutò di rispondere a gran parte delle domande, argomentando che, come Presidente della Repubblica, aveva il diritto di rispondere solo davanti all’Assemblea Nazionale e non condivideva la legittimità della corte. Rispose, quindi, solo a qualche domanda; ad altre egli venne anticipato nella risposta dai giudici. Il processo non produsse nessuna nuova informazione e poche intuizioni su cosa la coppia Ceaușescu potesse pensare, sulla loro mentalità e sulle loro relazioni. Esso confermò la ferma convinzione di Ceaușescu di essere stato vittima di un complotto aiutato da agenti stranieri. Il processo mostrò anche la distanza dei Ceaușescu dalla cruda realtà del paese, come dimostrato dalla risposta data all’accusa di aver distrutto villaggi: “nei villaggi non c’era mai stato quello che c’è adesso. Io ho costruito ospedali, scuole. Nessun paese al mondo ha queste cose […] ogni contadino in questo paese ha duecento chili di grano per ogni membro della sua famiglia”. Egli era convinto di essere amato dal popolo e rimarcava sul fatto di ricevere grandi ovazioni durante le sue visite per il paese. Sembrava, inoltre, prendere sul serio i meriti scientifici della moglie, ripetendo ad un giudice sarcastico che diceva che Elena non sapeva nemmeno leggere e scrivere, che c’erano anche pubblicazioni all’estero (Gilberg 1990). Quando gli fu chiesto dei conti segreti nelle banche estere, Elena disse: “mostrateci la prova!”. Essi derisero il tribunale, mostrando impazienza ed anche un grande orgoglio. Nicolae spesso prendeva la mano della moglie per calmarla. Essi sembravano in profonda armonia, ma mai sembrarono capire che andavano verso la morte. Sembrava solo che non vedessero l’ora che quella farsa finisse, comportandosi in un modo molto più composto rispetto ai loro accusatori e con molta dignità. Solo alla fine, quando gli venne letta la sentenza di morte i due persero la loro compostezza e la scena è molto caotica ma anche cruda. Il video dell’esecuzione non è assolutamente chiaro. Le autorità spiegarono che i soldati cominciarono a sparare verso i due Ceaușescu improvvisamente e il cameraman non era ancora pronto, così ha potuto solo mostrare due corpi trivellati. Il film comunque produce non pochi dubbi e sospetti. Qualche esperto francese ha concluso che la scena finale è indubbiamente falsa e che il dittatore e sua moglie erano stati uccisi precedentemente da dei singoli spari alla testa. Un’altra versione, attribuita a un funzionario romeno del Ministero dell’Interno, dice che i due Ceaușescu vennero torturati dopo il processo per costringerli a dare i numeri dei conti bancari. Il 25 gennaio, a un mese esatto dalla morte del Conducator, tre medici romeni affermarono che le scene che riprendevano la morte del dittatore e di sua moglie sotto i colpi dei giustizieri, erano una macabra messinscena: non si trattava dei cadaveri di Ceaușescu e di sua moglie Elena, ma di morti per malattia sottratti all’obitorio; le immagini sarebbero state montate per far accettare senza riserve la fine del dittatore e del suo regime. Il nuovo governo smontò queste gravissime accuse, ma il mistero rimane ancora oggi. […] Tutti i processi che seguirono quello al Conducator e a sua moglie, fatti contro collaboratori di Ceaușescu o alti ufficiali della Securitate, accusarono gli imputati solo di crimini connessi ai giorni della rivoluzione e non al periodo in cui il dittatore fu il capo assoluto della nazione. L’unico responsabile dei crimini commessi dal regime comunista doveva essere Nicolae Ceaușescu, infatti, la radio e la televisione, su iniziativa del nuovo Consiglio di salvezza nazionale, dettero grande rilievo alla natura personalistica del regime».
Da segnalare che lo stipendio mensile ufficiale di Ceaușescu era di 18.000 lei (equivalenti a 1.200 dollari statunitensi al cambio ufficiale del 1989, pari allo stipendio medio USA del periodo). Di questi, circa 5000 lei al mese venivano depositati in banca per i suoi figli. Per il 70º compleanno nel 1988 Ceauşescu viene insignito dell'Ordine di Karl Marx dal segretario della SED Erich Honecker. Il premio è un omaggio per aver rifiutato le riforme proposte da Michail Gorbačev. Mari Români, un popolare show televisivo, ha condotto un sondaggio informale fra i Romeni, da cui è risultato che Ceauşescu sia considerato l'undicesimo rumeno di tutti i tempi in ordine di importanza; nel 2015 un altro sondaggio ha evidenziato che addirittura il 66% dei rumeni ha un'opinione positiva del suo operato; nonostante sia evidente la sua popolarità in un paese che ha imparato cosa voglia dire vivere sotto il capitalismo (con oltre un terzo degli abitanti in povertà assoluta e un flusso costante di immigrati che fa decrescere la popolazione del paese) è proibito dalla legge rumena parlar bene di Nicolae Ceauşescu sui media. Dinel Staicu ha ricevuto una multa di 250 milioni di lei (circa 9.000 dollari U.S.) per averlo elogiato e mostrato delle sue foto sulla propria televisione privata (3TV Oltenia).69
68. N. Vitellaro, La Romania di Ceaușescu: un esempio di regime sultanistico?, Tesi di Laurea, 2008-09, relatore P. Grilli Di Cortona, Università degli Studi Roma 3, cap. 4.16 Il processo al Conducator e alla moglie Elena.
69. Altre fonti usate: Encyclopaedia Britannica, Nicolae Ceaușescu, Britannica.com; Enciclopedia De Agostini, Ceausescu, Nicolae, Sapere.it; Nicolae Ceausescu, Ceausescu.org; Redazione Affari Italiani, Romania, dilaga la nostalgia comunista: 2 su 3 rivogliono Ceausescu, Affaritaliani.it, 9 agosto 2015; Wikipedia, Nicolae Ceaușescu.

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