28 Novembre 2022

6.1. IL LAOS RISCATTATO DAL PATHET LAO

Si è accennato ai continui interventismi militari degli USA nel Laos nell'ambito della guerra del Vietnam. Il paese era infatti diventato un punto caldo perché dalla sua giungla passava il “sentiero di Ho Chi Minh”. Non ci si limita a bombardare a tappeto con l'aviazione queste regioni, ma la CIA entra «in azione comprando un nuovo governo laotiano e formando un esercito di guerriglieri per combattere i comunisti e attaccare il Sentiero». Con le consuete valigette cariche di denaro «la CIA fece cadere un governo di coalizione liberamente eletto e fece insediare un nuovo Primo ministro, il principe Souvanna Phouma». Una volta ottenuto un governo compiacente la CIA ingaggia il generale del reale esercito laotiano Vang Pao, capo della tribù dei Hmong, e dal 1961 inizia a consegnare alle sue truppe armi: in pochi mesi
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«oltre novemila uomini delle tribù laotiane controllati da Vang Pao si unirono a tremila guerriglieri thailandesi addestrati da Lair per incominciare la guerriglia contro i comunisti. […] Pochi mesi dopo l'insediamento del presidente Kennedy, i destini del Laos e del Vietnam del Sud erano considerati una cosa sola. Kennedy non intendeva mandare soldati americani a morire in quella giungla. Chiese invece alla CIA di raddoppiare le sue forze reclutate presso le tribù del Laos e di “fare ogni sforzo possibile per lanciare operazioni di guerriglia nel Vietnam del Nord” con gli uomini assoldati in Asia».
Durante l'epoca Jonhson, «la guerra in Laos era condotta da una trentina di funzionari della CIA» che continuano ad utilizzare queste truppe «asiatiche» chiamate sprezzantemente “Meo”, un epiteto traducibile con «barbari» o «negri». Tra gli uomini della CIA che più si danno da fare vi è Anthony Poshepny, noto come Tony Poe, la cui direttiva ai soldati è di tagliare le orecchie degli uomini che uccisi, come prova delle loro vittorie: «le raccoglieva e le metteva dentro un sacco di cellophane verde. Poi nell'estate del 1965, le portò alla stazione CIA di Vientiane e le gettò sulla scrivania del vicecomandante della stazione». Nelle elezioni politiche successive, valide per l'assemblea nazionale, la CIA riesce a piazzare propri uomini in 54 seggi su 57 totali. Ciononostante le operazioni militari procedono male e il nuovo responsabile CIA Ted Shackley è costretto a potenziare il numero dei funzionari dell'intelligence, che passa da 30 a 250:
«le forze paramilitari sotto il suo comando raddoppiarono, arrivando a quarantamila uomini. […] L'aeronautica militare statunitense cominciò a martellare la giungla del Laos fino a ridurla a un deserto. […] A Washington gli uomini del presidente leggevano i rapporti di Shackley – tot migliaia di laotiani reclutati per le unità di commando, tot comunisti uccisi ogni mese – e definivano il suo lavoro “una storia di successo esemplare”. Approvarono lo stanziamento di altri dieci milioni di dollari per la guerra della CIA in Laos».
Rispetto a tale ricostruzione, fatta da Weiner[1] sugli archivi e le fonti interne della CIA, aggiungiamo alcuni dati con William Blum79: anzitutto ricordando che il «governo di coalizione liberamente eletto» fatto cadere comprende anche il Pathet Lao, il partito comunista locale, che detiene due dicasteri e che invoca l'apertura di relazioni diplomatiche con i paesi del blocco sovietico e l'accettazione dei loro aiuti, senza per questo eliminare anche quelli occidentali. Non è stato un caso che per evitare tale governo l'ambasciatore statunitense abbia lottato, parole sue, per sedici mesi. Quel che non gli riesce viene ottenuto dalla CIA con una serie di golpe che estromettono le forze di sinistra che controllano un terzo del consesso parlamentare. Negli anni che seguono il Laos diventa un paese ad uso e consumo degli USA, i cui agenti non esitano ad utilizzarlo come uno dei principali punti di spaccio di droga (oppio ed eroina) del pianeta.
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In questo quadro il Pathet Lao opta alla lotta armata, sostenuto militarmente dall'URSS e dallo stesso Vietnam del Nord. I bombardamenti aerei statunitensi che dal 1965 al 1973 fanno piovere più di due milioni di bombe (più di quelle sganciate su Germania e Giappone durante la seconda guerra mondiale) si concentrano soprattutto sulle province controllate dal Pathet Lao. In parallelo occorre segnalare le modalità con cui avviene il reclutamento dell'esercito della CIA guidato da Vang Pao: il Guardian riporta nel 1971 come ampie prove mostrino il reclutamento militare anche di tredicenni tra i villaggi, senza che sia ammesso il rifiuto, pena la negazione di rifornimenti alimentari e il bombardamento aereo statunitense.
Il Pathet Lao invece, secondo Fred Branfman, insegna ai contadini «l'orgoglio del proprio paese e della propria gente, invece dell'ammirazione per una cultura straniera; le massicce campagne di scolarizzazione infantile e adulta furono condotte in laotiano anziché in francese; e fu istituita una rivoluzione sociale mite ma radicale, che andava dalle riforme agrarie all'uguaglianza dei diritti per le donne». Nel 1975 il Pathet Lao assume il controllo completo del paese, fondando la Repubblica Democratica Popolare del Laos, che sconta le enormi devastazioni dalla guerra.
Da allora il paese si è impegnato a garantire casa, scuola, lavoro, cultura, salute ai suoi tre milioni di abitanti (oggi più che raddoppiati): dopo aver seguito una politica filo-sovietica e filo-vietnamita, il governo comunista ha poi svoltato dopo il crollo dell'URSS verso un socialismo di mercato simile alle linee vietnamita e cinese, mantenendo comunque in vigore il monopolio politico del Partito Popolare Rivoluzionario (PPR).80
Oggi il Laos è composto per due terzi da contadini, capaci di produrre per sé e per le città; gli ampi spazi verdi hanno favorito l’ecoturismo, con una presenza annuale di oltre quattro milioni di persone. Davide Rossi81 ne offre un ritratto sugli ultimi anni:
«Il Partito è convinto che la forza del socialismo sia nella potenza del messaggio rivoluzionario e nell’eguaglianza che promuove, non si deve quindi avere timore del confronto tra le idee, internet in Laos è totalmente libero, senza alcuna limitazione. La crescita economica, dopo l’ingresso nell’ASEAN nel 1997 e nell’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 2012, è annualmente in media del 7%, un risultato ottenuto grazie all’esportazione delle eccedenze agricole, dal caffè al riso, e di parte della produzione dell’industriale leggera, principalmente tessile, dal cotone alla seta. Il Laos è fortunatamente privo di industrie pesanti, di cui oggi conosciamo il devastante impatto ambientale, che certo metterebbero a repentaglio la tutela dell’ambiente e l’indotto del turismo, una voce importante del bilancio nazionale, ma non privo di infrastrutture, realizzate e in progettazione, come una linea ferroviaria che colleghi Vientiane alla Cina. Da sempre il Laos socialista è parte del Movimento mondiale dei paesi Non Allineati, nel quale apporta un contributo fattivo per un mondo multipolare e solidale».

78. T. Weiner, CIA, cit., pp. 207-208, 249-253.
79. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 209-216.
80. Enciclopedia De Agostini, Laos, Sapere.it.
81. D. Rossi, I primi quarant’anni del Laos socialista, Sinistra.ch, 17 gennaio 2016.

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