28 Novembre 2022

6.2. IL CONTROLLO SU MALESIA E THAILANDIA

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In Malesia ricordiamo «l'intervento imperialista britannico: dal 1948 gli inglesi ebbero bisogno di dodici anni, di 50.000 soldati, di 60.000 poliziotti e di un esercito locale di 200.000 soldati per sconfiggere l'insurrezione e la guerriglia condotta dai cinesi. Ci si può chiedere ben a ragione se gli inglesi avrebbero pagato così volentieri i costi di una simile operazione, qualora lo stagno e la gomma della Malesia non fossero stati così utili per incamerare dollari».82
In Thailandia invece gli USA si ingegnano per «creare l'illusione della democrazia»: a inizio anni '50 manovrano dietro le quinte lo scenario politico del paese attraverso l'ambasciatore Wild Bill Donovan che «fece fare una grande impennata alle operazioni clandestine della CIA» per trasformare la regione in un bastione dell'anticomunismo. Ad aiutarlo «c'erano i quarantamila uomini della polizia nazionale thailandese, il cui comandante, appoggiato dalla CIA e dall'ambasciata di Donovan, era un re dell'oppio». Gli USA procedono quindi ad addestrare e armare l'esercito thailandese,
«il cui comandante controllava i bordelli, i mattatoi di maiali, e i depositi di liquori di Bangkok. Donovan assegnò pubblicamente ai generali thailandesi il titolo di difensori della democrazia. […] La Thailandia restò sotto dittatura militare per più di un decennio dopo la partenza di Donovan. Nel 1965, sollecitati da Washington, i generali prospettarono la possibilità di tenere elezioni. Ma temevano che dalle urne sarebbe emersa la sinistra. Perciò la CIA si predispose a creare e a controllare il processo democratico».
Il presidente Johnson in persona approva la creazione di un partito fantoccio finanziato dalla CIA in cui riciclare i poco esperti militari. L'uomo scelto dalla CIA è Pote Sarasin,
«ambasciatore thailandese negli Stati Uniti dal 1952 al 1957, presidente dell'Organizzazione del trattato dell'Asia sudorientale dal 1957 al 1964 e principale personalità civile da esporre come facciata per la giunta militare al potere. Quando si tennero le elezioni, la giunta vinse facilmente. Ma gli uomini al potere mal sopportavano i lacci e lacciuoli della democrazia. Ben presto posero termine all'esperimento, sospendendo la costituzione e sciogliendo il Parlamento».
È davvero significativo che «la notte di quel golpe incruento, Pote Sarasin accompagnò i generali all'ambasciata statunitense di Bangkok perché spiegassero le proprie ragioni agli amici americani. I generali dissero che rispettavano i principi della democrazia e avevano cercato di metterli in pratica», concludendo che in Thailandia la democrazia non funzioni.
«Quell'operazione clandestina della CIA si era rivelata una patina di vernice assolutamente inconsistente. “Non ci dovrebbe essere alcun cambiamento nelle relazioni della Thailandia con gli Stati Uniti” disse Kissinger a Nixon dopo il colpo di Stato. “I capi del Consiglio rivoluzionario sono di fatto essenzialmente gli stessi uomini con cui abbiamo sempre avuto a che fare” affermò. “Possiamo aspettarci che i nostri programmi in Thailandia proseguano senza interruzioni”».83
82. E. Hobsbawm, Il secolo breve, cit., p. 260.
83. T. Weiner, CIA, cit., pp. 253-254. 294-295.

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