28 Novembre 2022

6.3. LE FILIPPINE, LA PIÙ GRANDE COLONIA STATUNITENSE

le-filippine-la-piu-grande-colonia
Le Filippine sono invece «la più grande e duratura colonia americana della storia»: “cedute” agli USA dalla Spagna per una cifra irrisoria, il paese viene ridotto allo stadio di colonia, non senza una guerriglia stroncata duramente dagli statunitensi84. Dopo la breve parentesi della dominazione giapponese durante la seconda guerra mondiale, il paese è nuovamente posto sotto il dominio militare statunitense, che per tutto il 1945 prende «ogni precauzione per schiacciare sul nascere» il «movimento nazionalista» che aveva costituito un «esercito di partigiani» degli Huk (diminutivo di Hukbalahap, «Esercito Popolare contro il Giappone»): al termine del conflitto ammonta ad oltre 100.000 uomini. I partigiani vengono disarmati e i loro leader, tra cui i dirigenti del Partito Comunista Filippino (i principali organizzatori della Resistenza), arrestati, mettendo in piedi un «vero e proprio regno del terrore ai danni degli Huk e dei sospetti simpatizzanti». Si arriva all'epoca a lasciare ai giapponesi «libertà di attaccare indisturbati le formazioni Huk» a guerra non ancora conclusa. Gli USA non esitano a fare «largo uso di filippini che avevano collaborato con i giapponesi, come i signorotti locali, i latifondisti, molti agenti di polizia e altri funzionari», oltre, naturalmente, ad addestrare un nuovo esercito di 50 mila soldati filippini fedeli, per stroncare il movimento che rivendica la Liberazione anticoloniale e una riforma agraria come primo passo per modernizzare il paese. Gli Huk tentano comunque la strada democratica, dopo che gli USA hanno concesso l'indipendenza al paese nel 1946, partecipando alle elezioni che vengono puntualmente falsate con brogli palesi, impedendo loro di esercitare la propria funzione istituzionale nei pochi posti parlamentari conquistati. Il Parlamento può così approvare un trattato commerciale che concede «enormi privilegi e concessioni nell'ambito dell'economia delle Filippine» agli USA, compresi uguali diritti nell'estrazione delle risorse naturali della nazione e nella gestione dei servizi di pubblica utilità. A seguito delle elezioni inoltre è avviata una violenta repressione di massa tra le basi contadine degli Huk, costringendo questi ultimi a riprendere in mano le armi. Il governo fantoccio intanto approva un nuovo accordo nel 1947 con cui concede 23 basi militari statunitensi sul proprio territorio per 99 anni, obbligando il paese a rivolgersi esclusivamente agli USA per il rifornimento di armi e l'addestramento del proprio esercito. Non mancano finanziamenti militari ingenti (200 milioni di dollari solo nei primi mesi del 1950) e le consuete operazioni di guerra psicologica condotte tra i contadini per stroncare definitivamente la guerriglia. Nel 1957 viene messo fuori legge il Partito Comunista e il movimento degli Huk, che già a metà del decennio non costituisce ormai più una seria minaccia al regime. In tutto questo lasso di tempo l'URSS può sostenere solo moralmente e politicamente il movimento degli Huk, senza però riuscire a mandare concreti aiuti militari in un arcipelago attorniato dalla flotta statunitense. Una nuova guerriglia comunista, stavolta di stampo maoista, verrà intrapresa nuovamente sul finire degli anni '60, restando attiva fino ai nostri giorni.
Tuttora nelle Filippine il Partito Comunista è considerato fuorilegge.85
84. Per approfondire si veda D. A. Bertozzi, Gli USA nelle Filippine: il “peccato originale” dell'imperialismo a stelle e strisce in Asia, Marx21 (web), 19 febbraio 2012.
85. Fonti usate: W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 56-64; M. Santopadre, Filippine. A Roma i negoziati tra guerriglia comunista e governo, Contropiano, 19 gennaio 2017; F. Gaja, Introduzione alla lettura de “Il secolo corto”, CCDP, 30 ottobre 2002.

cookie