25 Settembre 2020

6.13. LO IOR, OVVERO LA “BANCA DI DIO”

Lasciamo la parola a Paolo Rizzi in un'analisi aggiornata al 201443:
«“Più papisti del Papa” in questo caso non è solo un modo di dire. Una schiera di analisti, opinionisti e giornalisti all’indomani dell’elezione di Papa Francesco hanno pensato, e scritto, che lo IOR fosse addirittura in procinto di essere chiuso. Dimostrando più pragmatismo, Bergoglio ha affidato lo studio della situazione della banca a una commissione composta di uomini e donne di sua fiducia: i cardinali Farina e Tauran, i monsignori Arrieta Ochoa (Opus Dei) e Wells e la giurista laica (e ultra conservatrice) Mary Ann Glendon. A questa commissione era dato il compito di studiare la banca e, sostanzialmente, di affiancare il lavoro del neo-presidente Ernst von Freyberg (laico appartenente ai Cavalieri di Malta), divenuto capo dello IOR il 15 febbraio 2013 con la firma di Ratzinger in uno degli ultimi atti ufficiali dopo l’annuncio delle dimissioni, il 14 febbraio 2013.
Cos'è lo IOR?
L’Istituto per le Opere Religiose, fondato nel 1942 assorbendo gli istituti finanziari vaticani già esistenti, è ufficialmente l’istituto preposto a “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati allo IOR medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione e carità”. Lo IOR quindi ufficialmente non è una banca, tanto che nel suo statuto non è previsto scopo di lucro ma solo la necessità di mantenere la capitalizzazione. Quello che ha permesso allo IOR di diventare un notevole centro di potere non sono state tanto le dimensioni quanto il fatto di avere storicamente uno status giuridico anomalo, al di fuori della giurisdizione dello stato italiano ma anche al di fuori di quella di quella vaticana e, come ente non ufficiale, non tenuto a produrre bilanci ufficiali. Questo fino alle ultime riforme. Il primo report annuale dello IOR risale solo al 2012, per avere un’idea delle dimensioni dell’istituto finanziario vaticano in precedenza si può fare affidamento solo su stime che, secondo fonti giornalistiche, dichiarano un “patrimonio” dello IOR tra i 5 e i 6 miliardi di euro intorno al 2008 e circa 40mila depositi. Quindi cifre modeste, rispetto ad altri istituti. Ma la possibilità di muoversi ai margini delle regole della finanza, quando non esplicitamente oltre ogni legge, è quello che ha permesso allo IOR di essere il braccio disinvolto del Vaticano.
La lista degli scandali e delle operazioni disinvolte che coinvolgono lo IOR è lunga: dal caso Sindona al coinvolgimento del Cardinal Marcinkus nelle vicende della P2 fino all’uso dello IOR per finanziare le organizzazioni anti comuniste nell’Est Europa attraverso il traffico d’armi con le dittature militari in Sud America. Una lunga serie di scandali che arriva a un punto di svolta con l’inchiesta giudiziaria del maggio 2010 sul riciclaggio di denaro mafioso che coinvolge lo IOR insieme ad alcuni giganti del settore finanziario come Unicredit e Intesa San Paolo. Nell’inchiesta è indagato anche il Presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi. Pur non pretendendo le dimissioni di Gotti Tedeschi, a Dicembre del 2010 Papa Benedetto XVI muove il primo tentativo di riportare sotto il controllo della Santa Sede, istituendo l’Autorità di Informazione Finanziaria con lo scopo di attuare la Legge dello Stato della Città del Vaticano concernente la prevenzione ed il contrasto dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo appena approvata. Le dimissioni di Gotti Tedeschi arrivano solo nel 2012, dopo lo scandalo Vatileaks che rivelava gli scontri di potere in atto nella Città del Vaticano. Il Presidente dello IOR fu accusato dal suo stesso Consiglio di Amministrazione, neanche troppo velatamente, di essere colpevole della diffusione di documenti riservati e fu costretto a lasciare la carica. Per completezza, bisogna aggiungere che Gotti Tedeschi è andato incontro a una piena assoluzione da parte della magistratura italiana nel 2014. […]
Il lavoro di von Freyberg a capo dello IOR è stato indirizzato a ripulire l’immagine dell’Istituto e renderlo compatibile con gli standard internazionali di trasparenza per gli istituti finanziari. Il primo rapporto ufficiale dello IOR, pubblicato nel 2013 e riferito al 2012, presenta un quadro che nelle parole di von Freyberg è di un piccolo istituto finanziario della Chiesa Cattolica gestito con prudenza, con un attivo dello stato patrimoniale di 4,97 miliardi di euro (4,07 nel precedente 2011), per dare le proporzioni quello di Unicredit, il più grande gruppo finanziario d’Italia, era di più di 900 miliardi. Il rapporto successivo riporta uno stato patrimoniale sceso a 3,4 miliardi per la volontà dei clienti di spostare i loro fondi dai depositi ai titoli. Ancora una volta, normali oscillazioni per una normale piccola banca. Il rapporto però rende anche conto di quello che è stato il vero risultato del processo di revisione interna: la chiusura di circa tremila conti su diciannovemila, con altri centinaia in procinto di essere chiusi, per un valore del 5,9% del totale dei beni affidati allo IOR. Tra questi conti, poco meno di 400 erano di titolari che non potevano usufruire dei servigi dell’Istituto per Statuto, 2600 invece erano cosiddetti conti dormienti, ovvero inattivi da più di 5 anni. Questi ultimi conti sono considerati come possibili strumenti per far perdere le tracce di giri di denaro, essendo difficile identificarne i reali titolari. Il “nuovo IOR” si presenta quindi come una normale banca che fa normali operazioni finanziarie e si adegua ai normali standard internazionali di trasparenza. Un’immagine che appaga Papa Francesco che, infatti, il 7 aprile 2014 ha annunciato ufficialmente che lo IOR sarebbe rimasto attivo. Due giorni dopo diventava presidente dello IOR Jean Baptista De Franssu. Poi...
...Arriva il VAM.
Il cambio alla guida dello IOR è stato variamente interpretato. La versione più semplice è che gli equilibri interni al Vaticano non devono più pendere dalla parte di un solo paese come troppo a lungo, nella visione di Papa Bergoglio, è stato con l’Italia. Per questo dopo la nomina del Cardinal Reinhard Marx a coordinatore del Segretario per l’Economia serviva un francese a capo della banca vaticana. Sia come sia, l’arrivo di De Franssu fa entrare le finanze vaticane in una nuova fase. De Franssu è relativamente giovane, è ancora una volta un laico ma soprattutto è un esperto d’investimenti finanziari. Infatti, alla conferenza stampa di presentazione ha annunciato la separazione tra le attività ordinarie dello IOR e gli investimenti finanziari che saranno gestiti, secondo criteri compatibili con la dottrina cattolica, dal Vatican Assett Management. Una notizia passata in secondo sui grandi media ma che di fatto significa la nascita di un fondo sovrano del Vaticano.
In conclusione.
Così come l’agenda politica di Papa Francesco, anche l’opera di riforma delle finanze vaticane ha in realtà le sue radici nel papato di Benedetto XVI. La differenza marcata da Bergoglio è l’aver messo fuori gioco il “partito italiano” anche nella gestione dello IOR. Lo IOR è stato ripulito, da sinonimo di “affari loschi e corruzione” la nuova gestione cerca di consolidare un’immagine di buona amministrazione e trasparenza. A chi è comunista, o anche solo si approcci al mondo con uno sguardo critico, non può certo sfuggire che gli standard internazionali per la finanza non sono certo un argine definitivo alla speculazione e agli scandali. Anche dando per assodato che il Papa non potrà mai essere un rivoluzionario, appare stridente la contraddizione tra i discorsi critici col liberismo e l’azione reale di Bergoglio che riempie i suoi istituti finanziari di laici “tecnici” che in quanto a liberismo non sono secondi ai tecnici che infestano i governi europei. Infine va anche considerato che il patrimonio del Vaticano non è costituito solo dalle finanze, ma anche e soprattutto da un patrimonio immobiliare il cui valore reale è difficile da calcolare, disperso in una miriade di partecipazioni azionarie, ma che sicuramente ammonta almeno a quanto gestito dallo IOR. L’opera della riforma effettuata finora sullo IOR sembra togliere all’Istituto il ruolo di “banca dei complotti”, in compenso serve anche a ripulire l’immagine pubblica della ricchezza vaticana e mantenere lontano dai riflettori le proprietà immobiliare e l’avventurarsi nel mondo dei fondi sovrani».
43. P. Rizzi, Non è Francesco (parte seconda). IOR la banca di Dio nel XXI secolo, Collettivostellarossa.it, 14 febbraio 2014.