23 Ottobre 2020

6.5. LA SCOMUNICA AI COMUNISTI

«La Chiesa non può che essere reazionaria; la Chiesa non può che essere dalla parte del Potere; la Chiesa non può che accettare le regole autoritarie e formali della convivenza; la Chiesa non può che approvare le società gerarchiche in cui la classe dominante garantisca l'ordine; la Chiesa non può che detestare ogni forma di pensiero anche timidamente libero; la Chiesa non può che essere contraria a qualsiasi innovazione anti-repressiva (ciò non significa che non possa accettare forme, programmate dall'alto, di tolleranza: praticata, in realtà, da secoli, a-ideologicamente, secondo i dettami di una “Carità” dissociata - ripeto, a-ideologicamente - dalla Fede); la Chiesa non può che agire completamente al di fuori dell'insegnamento del Vangelo; la Chiesa non può che prendere decisioni pratiche riferendosi solo formalmente al nome di Dio, e qualche volta magari dimenticandosi di farlo; la Chiesa non può che imporre verbalmente la Speranza, perché la sua esperienza dei fatti umani le impedisce di nutrire alcuna specie di speranza; la Chiesa non può (per venire a temi di attualità) che considerare eternamente valido e paradigmatico il suo concordato col fascismo».
(Pier Paolo Pasolini, La Chiesa, i peni e le vagine, Il Tempo, 1 marzo 1974)
Il 15 luglio 1949 L’Osservatore romano pubblica un decreto dell’allora Sacra congregazione del Sant’Uffizio che suona così:
«È stato chiesto a questa Suprema Sacra Congregazione:
1. Se sia lecito iscriversi al partito comunista o sostenerlo;
2. se sia lecito stampare, divulgare o leggere libri, riviste, giornali o volantini che appoggino la dottrina o l’opera dei comunisti, o scrivere per essi;
3. se possano essere ammessi ai Sacramenti i cristiani che consapevolmente e liberamente hanno compiuto quanto scritto nei numeri 1 e 2;
4. se i cristiani che professano la dottrina comunista materialista e anticristiana, e soprattutto coloro che la difendono e la propagano, incorrano ipso facto nella scomunica riservata alla Sede Apostolica, in quanto apostati della fede cattolica».
Gli Eminentissimi e Reverendissimi Padri preposti alla tutela della fede e della morale, avuto il voto dei Consultori, nella riunione plenaria del 28 giugno 1949 rispondono decretando:
«1. negativo: infatti il comunismo è materialista e anticristiano; i capi comunisti, sebbene a volte sostengano a parole di non essere contrari alla Religione, di fatto sia nella dottrina sia nelle azioni si dimostrano ostili a Dio, alla vera Religione e alla Chiesa di Cristo;
2. negativo: è proibito dal diritto stesso (cfr. can. 1399 del Codice di Diritto Canonico);
3. negativo, secondo i normali princìpi di negare i Sacramenti a coloro che non siano ben disposti;
4. affermativo».
Il giorno 30 dello stesso mese ed anno Papa Pio XII, nella consueta udienza all’Assessore del Sant’Uffizio, approva la decisione dei Padri e ordina di promulgarla nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis. Il decreto porta la data del 1° luglio. È pubblicizzato nelle parrocchie italiane e quindi conosciuto in concreto dai fedeli, mediante un manifestino che non è uguale dappertutto e soprattutto omette spesso di citare le disposizioni tecniche del decreto, quelle che precisano che l’iscrizione o l’appoggio debbano essere compiuti «consapevolmente e liberamente» e che la non ammissione ai sacramenti sia condizionata dai «normali principi di negare i Sacramenti a coloro che non siano ben disposti». In pratica però, in un paese in cui la stragrande maggioranza delle masse contadine operaie e contadine è ancora analfabeta e facilmente influenzabile, passa il messaggio che risulti automaticamente scomunicato:
-Chi è iscritto al partito comunista.
-Chi ne fa propaganda in qualsiasi modo.
-Chi vota per esso e per i suoi candidati.
-Chi scrive, legge e diffonde la stampa comunista.
-Chi rimane nelle organizzazioni comuniste: Camera del Lavoro, Federterra, Fronte della Gioventù, CGIL, UDI, API, ecc.
Il 3 gennaio 1962 l'arcivescovo Dino Staffa parla ai giornali della scomunica di Fidel Castro in linea con tale decreto che vieta ai cattolici di appoggiare la «dottrina del comunismo materialista e anticristiano». Papa Roncalli (quello “buono”...) non obietta nulla e non solo non toglie la scomunica ai comunisti ma anzi formalmente l'ha addirittura inasprita. Mentre il decreto originale del Sant'Uffizio del 1949 commina la scomunica a coloro che si iscrivono a partiti comunisti, filocomunisti o alleati con essi, quello del 25 marzo 1959 la estende anche ai semplici votanti per tali partiti. Taluni ritengono che la scomunica, modificata in alcune sue parti nel 1966 durante il pontificato di Paolo VI, sia di fatto decaduta tacitamente con il Concilio Vaticano II, sebbene non vi sia al riguardo alcuna nota ufficiale della Santa Sede e il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes condanni le dottrine atee e materialiste. Secondo altri la scomunica non sarebbe più valida dal 27 novembre 1983, data di entrata in vigore del nuovo Codice di diritto canonico. Il canone 6 §1 3º del Codice di diritto canonico prevede infatti l'abrogazione di qualsiasi legge penale non espressamente ripresa dal Codice stesso e il Codice non riprende la scomunica ai comunisti. Sarà, ma è certo significativo che il papa di quel periodo, Giovanni Paolo II (uno dei più fieramente anticomunisti), in quegli stessi anni trami per far cadere i regimi socialisti nell'Est Europa. È altrettanto significativo che nessun papa, nè alcun atto ufficiale, abbiano mai affermato esplicitamente che tale scomunica sia stata abolita.35
35. Fonti usate: Enciclopedia Treccani, La condanna dei comunisti nel 1949, a cura di Giuseppe Ruggieri, Cristiani d'Italia (2011), Treccani.it; G. G. Vecchi, Il segretario di Giovanni XXIII: «La scomunica al Líder Máximo? Non c'è mai stata», Corriere della Sera (web), 28 marzo 2012; Wikipedia, Scomunica ai comunisti.