28 Febbraio 2024

9.6. IL TERRORISMO E I FONDAMENTALISMI RELIGIOSI

Oltre ai loro aspetti “ideologici”, le religioni sono tuttora utili strumenti del Capitale, in modo ancor più appariscente nelle loro versioni integraliste ed estremiste.
Lo spiega bene Alberto Rabilotta119, giornalista argentino-canadese:
«Nel 1972, quando iniziai collaborare con Prensa Latina e scrivevo alcune note per i media messicani - El Día ed Excélsior -, un collega canadese mi riferì di un incontro molto discreto fra i responsabili delle politiche di informazione del sistema radio a onde corte della NATO che avrebbe avuto luogo in un albergo di Montreal. In tale occasione sarebbe stato presentato “un nuovo piano” di lotta ideologica contro l’URSS e gli altri paesi socialisti, ma ora si può affermare che ciò che venne detto e pianificato in questo incontro ampliò su scala globale e a tutti i terreni possibili la lotta ideologica caratteristica del confronto bipolare della guerra fredda. La riunione era in realtà una lunga serie di presentazioni dei responsabili della linea informativa ed editoriale di queste radio, in particolare di Voice of America e Radio Free Europe / Radio Liberty, che formularono le modalità con cui organizzare la narrazione e la credibilità della propaganda contro l’URSS e il comunismo, ma in realtà anche contro tutti i paesi che a quel tempo reclamavano una vera indipendenza, un nuovo ordine economico mondiale, la fine del razzismo e della discriminazione razziale in tutte le sue forme. In poche parole, contro quelli che assumevano posizioni antimperialiste ed erano visti come alleati dell’URSS. La nuova offensiva ideologica dell’impero e il contenuto della sua propaganda, secondo gli ideologi dell’apparato propagandistico della NATO in quella riunione a Montreal, avrebbe dovuto raggiungere e radicarsi nei settori della popolazione verso cui doveva essere diretta: musulmani e nazionalisti radicali in alcune regioni dell’URSS e di altri paesi socialisti; ebrei sionisti (i refusenik) russi che volevano emigrare in Israele e cattolici conservatori nei paesi baltici, in Polonia e altri ancora. Ciò che in realtà si cercava di ottenere in quelle società socialiste e laiche era di alimentare - quindi finanziare e organizzare - il “rinascimento” delle credenze e delle pratiche religiose radicali che entrano in conflitto diretto con la società e il potere politico, e con il nazionalismo provocare rivendicazioni o contraddizioni nelle società e nelle regioni suscettibili di separatismo, il che presupponeva la creazione di situazioni di scontro civile, poliziesco e persino militare. Il seme dello “scontro di civiltà”, piantato dalla propaganda della NATO e adottato senza riserve dai sempre più concentrati mezzi di stampa dei paesi capitalisti, giustificò la creazione di Al-Qaeda per combattere i sovietici e i gli afgani progressisti in Afghanistan e, con il crollo dell’URSS e del campo socialista europeo, è stato ampiamente utilizzato nei Balcani per la divisione della (ex) Jugoslavia e in seguito per fomentare gli attacchi terroristici e il conflitto in Cecenia, in Daghestan e nelle altre regioni dell’ex Unione Sovietica, incluso il recente caso dell’Ucraina. Stato ufficialmente ateo, l’URSS era in realtà uno Stato socialista multinazionale e multiculturale, dove convivevano molte nazionalità e religioni, dagli ortodossi cristiani ai musulmani, passando per gli ebrei e i cattolici, tra gli altri. Questa era l’apparente forza dell’internazionalismo proletario, come si diceva a Mosca, ma anche la sua principale debolezza agli occhi della dirigenza imperialista. Va ricordato però che il confronto creato dalle ambizioni imperialiste degli Stati Uniti non si riduce alla guerra fredda tra Mosca e Washington, dato che in Medio Oriente e in Asia predominavano – a cominciare dai primi anni ‘70 – e come risultato della decolonizzazione e del consolidamento del movimento dei paesi non-allineati, gli Stati laici nei quali convivevano, sotto regimi politici differenti, le più diverse culture, nazionalità e religioni. In altre parole, si era all’apice della lotta per eliminare ogni forma di discriminazione razziale, inclusi l’apartheid sudafricano e il sionismo, che culminò nella votazione della risoluzione 3379 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel novembre 1975, annullata il 16 dicembre 1991, otto giorni dopo la dissoluzione dell’URSS, dalla risoluzione 4866. È in questa congiuntura storica che i paesi non-allineati, con l’appoggio del campo socialista, esigettero la creazione di un “nuovo ordine economico mondiale” che ponesse fine ai diseguali “termini di scambio” per potere quindi accedere allo sviluppo socio-economico, e lottarono presso l’Unesco per stabilire un “nuovo ordine mondiale dell’informazione e della comunicazione”, iniziative che l’imperialismo ed i suoi alleati riuscirono a sconfiggere. Ma ora, a distanza di anni e documenti alla mano, possiamo comprendere che questo fu anche il momento in cui gli Stati Uniti ed i loro alleati in Europa e in Giappone lanciarono dai circoli di potere la narrazione per giustificare economicamente e politicamente lo smantellamento del sistema del welfare (l’intervento dello Stato in economia per garantire un certo sviluppo socio-economico), con l’obiettivo (alla fine raggiunto negli ultimi due decenni) di porre lo Stato al servizio esclusivo dei capitalisti e poter così tornare al liberalismo del XIX secolo e alle vecchie pratiche imperialiste e colonialiste. Da questo punto di vista, era il momento propizio perché l’imperialismo ed i suoi alleati della NATO ampliassero il contesto e la copertura geografica della guerra fredda, garantendo la continuità nel passaggio dal confronto tra un sistema capitalista-imperialista e un sistema socialista, alla preparazione dell’espansione imperialista del sistema neoliberale che già stava “bollendo”. Non è un caso che sia stato nel 1973 che David Rockefeller, assistito da Zbigniew Brzezinski, consigliere per la politica estera del presidente democratico Jimmy Carter, creò la Commissione trilaterale, che serviva per trasmettere ai più alti livelli la nuova offensiva ideologica dell’impero e della NATO. I documenti della Commissione trilaterale, in particolare The Crisis of Democracy del 1975, dovrebbero essere letti alla luce degli eventi attuali e recenti, per provare, fuori da qualsiasi teoria complottista, che fu allora e in modo piuttosto pubblico, che si stabilirono le linee dell’offensiva politica e ideologica dell’imperialismo per stabilire l’egemonia nella sua fase neoliberista, compresa la liquidazione della democrazia liberale con un qualche contenuto reale nelle società dei paesi del campo occidentale, come stiamo vedendo oggi. Questo spiega anche la continuità, da allora fino ad oggi, dell’offensiva ideologica e delle politiche destinate a minare le società e distruggere gli Stati dell’Unione Sovietica e dei restanti paesi socialisti, e ora di Russia, Cina ed altri paesi in via di sviluppo o emergenti, che possono costituire il principale ostacolo all’egemonia neoliberale. Mentre data 1979 il primo caso documentato in cui gli Usa ed i loro alleati crearono, addestrarono e convertirono gli estremisti islamici in “combattenti per la libertà” per combattere in Afghanistan contro i sovietici e gli afgani progressisti, non passò molto tempo prima che gli Stati Uniti effettuassero operazioni illegali con i narcotrafficanti in America Latina per armare e finanziare i “combattenti per la libertà” che lottavano contro i sandinisti in Nicaragua, politica che portò alla creazione dei “cartelli” del narcotraffico e all’espansione della criminalità, della corruzione e della violenza nella regione. Politiche simili sono stati seguite da allora in decine di paesi in Asia, Medio Oriente e Africa, spesso con l’assistenza e il finanziamento dell’Arabia Saudita e il sostegno di Israele (come nel caso Iran-Contras), il che conferma che il diabolico piano del “divide et impera”, del distruggere gli stati e le società che difendono la loro sovranità nazionale, è stato sistematicamente applicato sia dall’apparato della propaganda statunitense e NATO, come dalle sue agenzie di sovversione e spionaggio. Niente di nuovo o sorprendente se si pensa che dalla fine della seconda guerra mondiale, attraverso la “Operazione Gladio”, Stati Uniti e NATO mantennero contatti e legami con le forze ultra-nazionaliste che avevano sostenuto o partecipato ai vari regimi nazi-fascisti europei e che ora servono nei paesi baltici e in Ucraina - dove controllano gli apparati statali di sicurezza - per la politica di scontro con la Russia».
Risulta quindi condivisibile il seguente giudizio di tre prestigiosi accademici:
«le guerre etniche e di religione, lanciate o fomentate, sono sempre state una copertura di interessi politico-economici. I fondamentalismi, sia quelli che giustificano guerre, sia quelli alla base di atti terroristici, sia che usino l’islam, il cristianesimo, l’ebraismo o l’induismo, sono una sovversione, non una conseguenza della cultura religiosa che fa parte del tessuto di una popolazione e di una tradizione che invece permette la convivenza con membri di altre religioni. Anche i fondamentalismi contemporanei vanno perciò visti come strumenti dell’imperialismo»120.
119. A. Rabilotta, Da quando Usa e Nato patrocinano il terrorismo?, Alainet.org-CCDP, 27 gennaio 2015.
120. L. Vasapollo, H. Jaffe, H. Galarza, Introduzione alla storia e alla logica dell’imperialismo, cit., pp. 90-91.

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