30 Novembre 2021

3.1. I SABOTAGGI E LA GUERRIGLIA DEGLI USA

«Gli imperialisti e i loro lacchè, i reazionari cinesi, non si rassegneranno mai alla loro sconfitta sulla nostra terra di Cina. Continueranno ad agire in combutta per opporsi al popolo cinese e con tutti i mezzi possibili. Per esempio, essi invieranno i loro agenti ad infiltrarsi nell'interno della Cina, per seminarvi la discordia e suscitare disordini. È certo che non rinunceranno mai a queste attività. Oppure, ancora, gli imperialisti inciteranno i reazionari cinesi a bloccare i porti della Cina, persino offrendo loro l'aiuto delle proprie forze. Faranno tutto questo per tutto il tempo che ciò sarà loro possibile. Inoltre, se desiderano lanciarsi in nuove avventure, spediranno truppe a fare incursioni nelle nostre regioni di frontiera: nemmeno questo è impossibile. Bisogna che noi teniamo pienamente conto di tutto questo». (Mao Tse-tung, dal Discorso al comitato preparatorio della nuova conferenza consultiva politica, 15 giugno 1949)
In realtà gli USA non si erano distratti e hanno fatto tutto il possibile per cercare di impedire ai comunisti di prendere il potere in Cina. Anche dopo la Rivoluzione del 1949 hanno cercato di sovvertire il regime in ogni maniera. Già dal 1945 gli USA, appena firmato il trattato di resa del Giappone, iniziano ad usare i soldati giapponesi, ancora schierati in Cina, al fianco delle truppe americane contro i comunisti cinesi, come confessato candidamente da Truman nelle sue memorie:
«Era perfettamente chiaro per tutti noi che se avessimo detto ai giapponesi di deporre immediatamente le armi e di abbandonare le loro postazioni, l'intero paese sarebbe stato conquistato dai comunisti. Per questo dovemmo prendere l'insolita decisione di utilizzare le unità nemiche come forza di guarnigione finché non fummo in grado di trasportare per via aerea le truppe nazionaliste nella Cina meridionale e di inviare i marines a presidiare i porti del paese».
Gli USA trasportano circa mezzo milione di soldati nazionalisti, al comando di Chang Kai-shek, per tutta la Cina e la Manciuria ad occupare centri urbani e porti strategici prima dei comunisti. 50 mila marines vengono inviati a presidiare linee ferroviarie, miniere di carbone, porti, ponti e altri luoghi strategici. Un anno dopo ci sono 100 mila soldati americani in Cina in sostegno delle forze di Chang, con la motivazione ufficiale di dover disarmare e rimpatriare i soldati giapponesi. Sul New York Times fioccano però le lamentele di membri dell'esercito statunitense che smentiscono tale versione; tra questi spicca la voce di un ufficiale: «non potete dire a un uomo che è qui per disarmare i giapponesi, quando sta sorvegliando una linea ferroviaria assieme a un soldato giapponese [ancora armato]». Solo all'inizio del 1947 gli USA iniziano a ritirare parte delle proprie forze militari, continuando a supportare il governo di Chang con due miliardi di dollari in contanti e un miliardo di dollari in attrezzature militari, oltre che addestrandone ed equipaggiandone 39 divisioni dell'esercito. Perfino dopo la fuga di Chang nell'isola di Taiwan (riconosciuta prontamente dagli USA come unico legittimo Stato cinese) gli statunitensi cospirano in parecchie occasioni per assassinare il leader comunista Chou En-lai e attuano continue incursioni nel territorio del governo comunista, organizzando un esercito di 10 mila cinesi nazionalisti stanziati nella Birmania settentrionale, da cui penetrano in territorio cinese per oltre 100 km prima di essere respinti. Sono questi soldati a diventare, con la collaborazione della CIA, i baroni dell'oppio del Triangolo d'Oro, quella fetta di terra che include territori di Birmania, Laos e Thailandia. Diverse incursioni contro la Cina partono anche da diverse isole situate a poche miglia dalle coste: in particolare Quemoy e Matsu sono utilizzate per rapidi bombardamenti occasionali, per isolare i porti dal continente e per attacchi “mordi e fuggi”, spesso condotti da interi battaglioni. Nel 1954 le forze di sicurezza cinesi dichiarano di aver giustiziato 106 agenti americani e taiwanesi che paracadutatisi in Cina tra il 1951 e il 1954; oltre alle vittime vengono fatti 124 prigionieri. Tale programma della CIA, che prevede il trasporto di agenti speciali in Cina e URSS, rimane attivo almeno fino al 1960.
Non vanno dimenticati i finanziamenti della CIA alla causa tibetana (con tanto di reclutamento e addestramento paramilitare ad esuli vicini al Dalai Lama) e l'uso di armi batteriologiche (confermato da 38 aviatori americani catturati dai cinesi, oltre che da una commissione scientifica internazionale) lanciate nei cieli della Corea e della Cina nord-orientale soprattutto durante il primo trimestre del 1952.17
17. W. Blum, Il libro nero degli USA, cit., pp. 27-36; T. Weiner, CIA, cit., pp. 292-294.

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