20 Giugno 2021

2.03 LA DOPPIA LOTTA: ANTIMPERIALISTA E DI CLASSE

«...senza gli sforzi del Partito comunista cinese, senza i comunisti cinesi, spina dorsale del popolo cinese, sarebbe stato impossibile realizzare l'indipendenza e la liberazione della Cina, come sarebbe stato impossibile realizzare l'industrializzazione in Cina e la riorganizzazione dell'agricoltura su basi nuove». (Mao Tse-tung, da Sul governo di coalizione, 24 aprile 1945)

«Tutti i reazionari sono tigri di carta. Apparentemente sono terribili, ma in realtà non sono poi tanto potenti. A considerare la cosa dal punto di vista dell'avvenire, il popolo è veramente potente, e non i reazionari».
(Mao Tse-tung, da Intervista con la giornalista americana
Anna Louise Strong
, agosto 1946)
I 28 anni che seguono e che portano alla Rivoluzione socialista del 1949 sono caratterizzati da un doppio conflitto portato avanti dai comunisti cinesi: uno rivolto contro le potenze straniere ancora ben radicate nel paese, un altro, a fasi alterne, contro le forze conservatrici e reazionarie cinesi, che per lungo tempo trovano nel partito nazionalista del Kuomintang (che pure vede al suo interno varie fasi, alcune più progressiste, specie nel primo periodo in cui il leader è Sun Yat-sen) il proprio naturale riferimento politico.
Ripercorriamo brevemente10 le tappe principali di questo lungo percorso:
«nel maggio del 1922, Mao è Segretario del Partito dello Hunan dove, su iniziativa del Partito stesso, erano nati più di venti sindacati tra i minatori, i ferrovieri, gli impiegati municipali, i tipografi ed i lavoratori della zecca statale. Nell'inverno iniziò un forte movimento di agitazioni operaie e già il 1° maggio 1922, in tutto lo Hunan, venne proclamato uno sciopero generale a dimostrazione che il movimento operaio cinese aveva raggiunto una forza senza precedenti. Tuttavia, in quei primi anni, non era valutata, nella sua giusta misura l'importanza della lotta di classe tra i contadini. Quando, nel maggio del 1927, fu convocato a Wuhan il V Congresso del Partito, Ch'en Tu-hsiu, che ne era ancora il leader incontrastato, benché Chiang Kai-shek avesse già rotto l'alleanza col partito comunista e lo avesse attaccato a Shanghai ed a Nanchino, continuò a promuovere un'azione moderata fondata su ulteriori concessioni al Kuomintang, senza peraltro varare un adeguato programma agrario. In quel periodo, il Comintern mandava le sue istruzioni a Ch'en Tu-hsiu che le interpretava a modo suo e, quando non era d'accordo, le ignorava senza consultare nessuno. Il 1° agosto 1927, la XX armata, sotto il comando di Chu Teh, promosse la storica insurrezione di Nanchang, gettando, così, le basi per la futura Armata Rossa. La settimana seguente, il 7 agosto, una riunione straordinaria del Comitato Centrale del Partito esonerò Ch'en Tu-hsiu dalla carica di Segretario. Il Partito adottò, quindi, una nuova linea che si basava sulla constatazione che il Kuomintang, ormai strumento dell'imperialismo, cessava di svolgere una funzione propulsiva della rivoluzione democratica. Mao, fu inviato a Changsha, capoluogo dello Hunan, per organizzare il movimento dell'insurrezione del raccolto d'autunno, il cui programma prevedeva:
1) la separazione dell'organizzazione del Partito dal Kuomintang;
2) l'organizzazione di un esercito rivoluzionario di operai e contadini;
3) la confisca delle terre dei proprietari non coltivatori;
4) l'instaurazione del potere del partito comunista e l'organizzazione dei soviet nello Hunan.
In realtà, tale programma non era stato approvato dal Comitato Centrale ed incontrava forti difficoltà nella sua applicazione, cosi che Mao, per decisione del Comitato Centrale venne estromesso dall'Ufficio Politico e lo stesso Comitato provinciale dello Hunan prese le distanze da tale iniziativa. Mao, tuttavia, nonostante la situazione, tenne insieme l'esercito sulla catena dei monti Chingkangshan, riunificando le forze con quelle di Chu Teh, nella convinzione di essere sulla via giusta. Nell'inverno del 1928, quando il verbale degli atti del VI Congresso del partito comunista tenutosi a Mosca, giunse a loro conoscenza, Mao e Chu Teh poterono constatare che le risoluzioni approvate riassumevano l'esperienza della rivoluzione nazionale del 1925-1927, delle insurrezioni nelle città e del raccolto d'autunno e concludevano indicando la necessità di insistere nello sviluppo del movimento contadino. Con la unificazione delle forze di Mao e di Chu Teh sui monti Kingkangshan, nacque la famosa IV armata di cui il primo fu Commissario Politico ed il secondo Comandante. L'influenza di quella che venne poi comunemente chiamata Armata Rossa, grazie al movimento dei contadini e dei partigiani, si allargò ad altri distretti adottando i principi della guerra partigiana:
1) ritirarsi quando il nemico avanza;
2) disturbarlo quando si ferma e si accampa;
3) attaccarlo quando cerca di evitare lo scontro;
4) inseguirlo quando si ritira.
Questa impostazione fu aspramente criticata da Li Li-san che era, invece, favorevole al concentramento delle forze dell'Armata Rossa ed all'assorbimento di tutti i gruppi partigiani in essa per muovere all'assalto delle città. L'attacco a Changsha e l'avanzata su Nanchang contribuirono a dimostrare l'erroneità di tale linea politica, salvando così l'Armata Rossa da un molto probabile rapido annientamento. I nazionalisti del Kuomintang, infatti, sferrarono numerose campagne di sterminio contro l'Armata Rossa. Nel gennaio del 1934 fu convocato a Juichin, capitale dei soviet, il II Congresso dei soviet di tutta la Cina, dove vennero passate in rassegna tutte le realizzazioni della rivoluzione con un rapporto svolto da Mao. In questo Congresso, fu anche eletto il Governo Centrale sovietico. Subito dopo, cominciarono i preparativi per la Lunga Marcia che iniziò nell'ottobre 1934 e terminò nell'ottobre 1935, portando l'Armata Rossa nello Shensi settentrionale dove ampliò la già esistente base sovietica del grande Nord-Ovest cinese. […] Nel Nord-Ovest non esistevano industrie meccanizzate, prevalevano l'agricoltura e l'allevamento del bestiame e le colture ristagnavano da secoli. Pertanto, l'attività dei comunisti si concentrò soprattutto sulla soluzione dei problemi immediati dei contadini: terra e tasse. I comunisti cinesi, hanno sempre considerato la redistribuzione della terra come una fase necessaria alla creazione di una base di massa per la lotta rivoluzionaria. Tra le riforme messe in atto, quattro furono importanti per i contadini: la spartizione della terra, l'abolizione dell'usura, l'abolizione delle tasse, e l'eliminazione dei privilegi feudali. La popolazione rurale venne classificata nelle seguenti categorie: grandi proprietari terrieri, proprietari terrieri piccoli e medi, contadini ricchi, contadini medi, contadini poveri, affittuari, braccianti agricoli, artigiani, sottoproletariato e professionisti. Ai contadini senza terra, ai braccianti agricoli, artigiani ecc. era concessa, nella elezione dei soviet, una rappresentanza più vasta che alle altre categorie. I soviet funzionavano ottimamente: si partiva dal soviet di villaggio, che era l'unità di base, poi, venivano i soviet distrettuali, regionali e, infine, i soviet provinciali e centrali. Ogni villaggio eleggeva direttamente i suoi delegati ai soviet superiori fino al livello del Congresso generale dei soviet. Il suffragio era universale per i cittadini che avessero compiuto il sedicesimo anno di età. Sotto il controllo dei soviet distrettuali, e da questi nominati, c'erano i comitati per l'educazione, per le cooperative, per l'addestramento militare, per l'addestramento politico, per l'agricoltura, per la salute pubblica, per l'addestramento partigiano, per la difesa rivoluzionaria, per l'ampliamento dell'Armata Rossa, per il mutuo soccorso agrario per il dissodamento della terra e molti altri. Tuttavia l'organizzazione non si esauriva nel governo. Fra i contadini e gli operai, nelle città e nei villaggi, si contavano numerosi iscritti al partito comunista, alla gioventù comunista, alle Associazioni antigiapponesi e, per le donne, erano state aperte scuole di puericoltura e di tessitura e formate brigate di coltivatrici rurali. Solo le classi privilegiate erano soggette alla confisca della terra, quindi la percentuale di contadini che poté trarre immediati benefici dalla riforma agraria fu assai elevata. Scopo della riforma era garantire ad ogni individuo terra sufficiente per garantire a se ed alla propria famiglia un livello di vita decente. Nel Nord-Ovest il problema agrario fu semplificato dal fatto che le proprietà di grandi dimensioni appartenevano a funzionari, esattori delle tasse e proprietari assenteisti. Abolendo le tasse, poi, il consenso si allargò ai contadini medi ed a settori di piccoli proprietari terrieri. Ai contadini poveri fu concesso un ulteriore aiuto sotto forma di prestiti a basso interesse, o addirittura senza interesse. L'usura fu completamente abolita ma furono tollerati i prestiti privati con un tasso annuale massimo del 10%, mentre il tasso ordinario dei prestiti governativi fu fissato al 5%. Il movimento per le cooperative ricevette un vigoroso impulso, non solo nella produzione e nel consumo, ma per l'uso collettivo degli animali e degli utensili e la formazione di gruppi di mutuo soccorso agricolo. Una delle conquiste più importanti fu la completa abolizione dell'oppio, mentre la corruzione dei funzionari era quasi impossibile e l'accattonaggio e la disoccupazione sembravano completamente spariti. Le leggi sui matrimoni contemplavano alcuni interessanti provvedimenti contro la tirannia delle suocere, contro l'acquisto e la vendita delle donne. L'istituto della dote era stato soppresso ed a tutte le coppie che si registravano come marito e moglie davanti ad un soviet veniva consegnato, senza alcuna spesa, un certificato di matrimonio. Il matrimonio era valido solo se fondato sul mutuo consenso e l'età legale era portata a venti anni per gli uomini e diciotto per le donne. Un uomo ed una donna che convivessero erano considerati legalmente sposati, fossero registrati o no, ed i loro figli erano legittimi. Per la legge non esistevano figli illegittimi. Anche il divorzio si poteva ottenere senza spese all'apposito ufficio, su insistente richiesta di una delle due parti interessate. Per l'economia sovietica, due erano gli obiettivi principali, nutrire ed equipaggiare l'Armata Rossa ed arrecare un sollievo immediato ai contadini poveri. Essa comprendeva settori di iniziativa privata, dello Stato e forme cooperative. Le imprese e le industrie private erano permesse ed incoraggiate ed era permessa la trasmissione privata della proprietà della terra e dei suoi prodotti, seppure con alcune restrizioni. Contemporaneamente lo Stato utilizzava in proprio pozzi petroliferi, saline e miniere di carbone e commerciava in bestiame, pelli, sale, latte, cotone carta ed altre materie prime. Non vi era il monopolio su questi generi ed era tollerata la concorrenza delle imprese private. Con la costituzione delle cooperative si venne a creare un terzo tipo di economia in cui il governo e le masse partecipavano come soci. Il sistema fiscale si fondava sulla non imposizione delle tasse sulle masse, ma sulla tassazione pesante delle classi sfruttatrici, con la confisca delle loro eccedenze in contanti ed in merci. Il sistema di bilancio si basava soprattutto sul controllo collettivo delle entrate e delle uscite: i tesorieri, dalle organizzazioni centrali sino a quelle di villaggio, erano responsabili sia per le entrate che per le uscite davanti ad un comitato di controllo, di conseguenza era estremamente difficile che qualcuno potesse truccare le cifre a suo personale vantaggio. Nel Nord-Ovest, prima dell'arrivo dei comunisti, gli analfabeti erano circa il 95%. Successivamente, furono aperte duecento scuole elementari, una scuola superiore magistrale, una scuola di agricoltura, una scuola tessile, una scuola sindacale di cinque classi ed una scuola di Partito frequentata da 400 studenti. Esistevano, inoltre, una scuola di cavalleria, una di fanteria e l'Accademia dell'Armata Rossa. I soldati dell'Armata Rossa erano, in maggioranza, giovani contadini ed operai, convinti di combattere per le loro case, la loro terra ed il loro paese: l'età media della truppa era di diciannove anni, il 50% di tutti gli effettivi era comunista, il 70% dei soldati aveva un'istruzione. I soldati, come i loro comandanti, non ricevevano uno stipendio regolare, ma ogni arruolato aveva diritto all'assegnazione di un lotto di terra e ad una parte dei suoi prodotti. L'età media degli ufficiali dell'Armata Rossa era di ventiquattro anni. Circa un terzo degli ufficiali aveva militato nell'esercito del Kuomintang, per cui molti di essi erano usciti dall'Accademia di Whampoa ed altri dall'Accademia dell'Armata Rossa. Abitualmente tutti gli ufficiali, dal comandante di reggimento in giù, partecipavano alla battaglia a fianco dei loro uomini. Nell'Armata Rossa erano rappresentate quasi tutte le province della Cina e, in questo senso, era l'unico vero esercito nazionale cinese. Non vi era una produzione autonoma di armi; il nemico era, davvero, la loro fonte principale di approvvigionamento».
10. In questa ricostruzione utilizziamo ampi stralci della seguente dispensa di formazione: Partito Comunista – Piemonte, Storia della rivoluzione cinese, Partitocomunistapiemonte.it-CCDP, 24 settembre 2012.