20 Giugno 2021

2.02 LA FONDAZIONE DEL PARTITO COMUNISTA CINESE

«Un comunista deve essere franco e schietto, devoto e attivo, considerare gli interessi della rivoluzione al di sopra della propria vita e subordinare i suoi interessi personali a quelli della rivoluzione. Deve rimaner fedele, sempre ed ovunque, ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro tutte le idee e le azioni sbagliate, in modo da consolidare la vita collettiva del Partito e rafforzare i legami tra il Partito e le masse. Deve infine preoccuparsi più del Partito e delle masse che dell'individuo, più degli altri che di se stesso. Solo così meriterà il nome di comunista». (Mao Tse-tung, da Contro il liberalismo, 7 settembre 1937)
Sempre dalla Storia Universale dell'Accademia delle Scienze dell'URSS9:
«Il “movimento del 4 maggio” dette inizio al risveglio politico del proletariato cinese. Aumentò la coscienza di classe delle masse. S'intensificarono gli scioperi di carattere politico ed economico. Nel 1918 si astennero dal lavoro 6500 operai, 91 mila nel 1919, nel 1920 (sulla base di dati incompleti) oltre 50 mila, 130 mila nel 1921. Nel 1920 a Shanghai fu festeggiata per la prima volta la giornata internazionale dei lavoratori, il 1° maggio. Alla dimostrazione parteciparono più di 5 mila persone. Nel paese si diffuse l'ideologia comunista. I primi comunisti cinesi furono i rappresentanti degli intellettuali rivoluzionari provenienti in prevalenza dalla gioventù studentesca. Nel maggio 1920 si formò un circolo marxista a Shanghai, sotto la guida di Chen Tu-hsiu. Nel settembre, sotto la direzione del professore di economia politica dell'università, Li Ta-chao, venne creato a Pechino un circolo marxista. Nello stesso mese sorse un altro circolo comunista a Changsha, diretto da Mao Tse-tung, che allora aveva 27 anni. Proveniente da una famiglia contadina del villaggio di Shaoshan (provincia dell'Hunan) a diciotto anni Mao aveva preso parte alla rivoluzione del 1911, entrando come soldato nell'esercito rivoluzionario. Più tardi, dopo aver completato nel 1918 la scuola magistrale dell'Hunan, egli lavorò per circa sei mesi nella biblioteca della università di Pechino, con Li Ta-chao. Ritornato nell'Hunan, prese parte attiva al “movimento del 4 maggio” che era sorto anche in questa provincia. A Changsha egli insegnò e contemporaneamente svolse attività rivoluzionarie e studiò la teoria marxista. Nello stesso anno (1920) si formarono circoli marxisti a Wuhan (sotto la direzione di Ch'en T'anchiu e di Tung Pi-wu), a Tsinan e a Canton. All'inizio del 1921 Chu En-lai, Ts'ai Ho-jen e altri che si trovavano a Parigi organizzarono a loro volta gruppi marxisti. Una organizzazione analoga sorse anche a Tokio. I membri dei gruppi marxisti svolsero un grande lavoro propagandistico. Sulle pagine delle riviste Nuova Gioventù e Il Comunista e anche in speciali edizioni per gli operai (Lavoratori, La voce del lavoro) essi stampavano estratti delle opere di Lenin, informavano il popolo cinese degli avvenimenti e dell'esperienza della Rivoluzione d'Ottobre e illustravano la vita dei lavoratori nella Russia sovietica. Nel 1920 vennero edite per la prima volta in Cina le traduzioni integrali del Manifesto del Partito Comunista e di alcune parti del lavoro di Lenin Stato e rivoluzione. Alla fine del 1920, con l'attiva collaborazione del circolo di Shanghai, sorsero le unioni professionali dei meccanici e dei tipografi. Nel maggio del 1921 i membri del circolo di Pechino aiutarono la formazione a Ch'ang-hsin-chien dell'unione professionale dei ferrovieri; in questo stesso periodo vennero create unioni professionali ad Anyiian, a Canton, a Changsha e in altre città. Il 1° luglio 1921 si aprì a Shanghai il I congresso dei rivoluzionari marxisti cinesi, che fondò il Partito Comunista Cinese. Il congresso durò 5 giorni e si dovette tenere in condizioni di clandestinità. L'ultima seduta fu tenuta in barca, fingendo una gita sul lago Najm, nella cittadina termale di Chiahsing. In tutto i delegati erano dodici (2 per i circoli marxisti di Shanghai, Pechino, Changsha, Wu-han e Tsinan e uno per i circoli di Tokio e di Canton), in rappresentanza di 53 membri del partito. Accanto a rivoluzionari conseguenti c'erano fra i delegati elementi opportunisti e anarchici. Risultò però vittoriosa la linea marxista-leninista, rappresentata da Mao Tse-tung, Tung Pi-wu, Ch'en T'an-chiu e altri. Il congresso stabilì di chiamare il partito “Partito Comunista”, riconobbe che scopo finale della lotta della classe operaia doveva essere la dittatura del proletariato e approvò il principio organizzativo del centralismo democratico. Secondo la definizione degli storici cinesi “la creazione del partito politico della classe operaia cinese, fondato sui principi del marxismo-leninismo, appare la più chiara espressione dell'influenza esercitata dalla Rivoluzione d'Ottobre sulla rivoluzione cinese”. Dinanzi al partito comunista stava una via straordinariamente difficoltosa da percorrere. Nel suo processo di sviluppo e di crescita, esso dovette accanitamente lottare con nemici aperti e occulti: epurare le sue file dagli opportunisti di destra e di sinistra, dai “compagni di strada” piccolo-borghesi e dai settari; conquistare la fiducia della classe operaia, dei contadini e di tutti i lavoratori per porsi infine alla testa delle forze progressive del paese e portare alla vittoria la rivoluzione antimperialista e antifeudale. Ma già dai primi passi nonostante la sua esigua forza numerica e l'inesperienza, il partito esercitò una sensibile influenza sul corso del movimento rivoluzionario».
9. Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia universale, vol. VII, cit., cap. La fondazione del Partito Comunista Cinese-CCDP.