27 Ottobre 2021

2.1. L'ESEMPIO INTERNAZIONALISTA DI DIMITROV

Georgij Mihajlov Dimitrov (18 giugno 1882 – Mosca, 2 luglio 1949) è stato un politico bulgaro e primo ministro della Repubblica Popolare di Bulgaria. Per lungo tempo dirigente in esilio del Partito Comunista Bulgaro, poi dirigente del Comintern. A seguito dell'incendio del Reichstag, avvenuto il 27 febbraio 1933, Dimitrov finisce sul banco degli imputati con l'accusa di aver contribuito ad appiccarlo: in realtà si tratta di una manovra del Partito Nazista che cerca di mostrare la colpevolezza dei comunisti per scatenare la repressione contro qualsiasi opposizione senza attirarsi le ire dell'opinione pubblica tedesca e internazionale. Al processo però Dimitrov dimostra l'estraneità dei comunisti all'incendio e legittima il sospetto che i veri colpevoli siano Hitler, Goering e Goebbels.
È rimasto storico lo scambio di battute tra Dimitrov e Goebbels:
«Dimitrov: Göring ha affermato davanti a questo tribunale [processo di Lipsia del 1933] che comunismo sarebbe sinonimo d'assassinio, si sa che dopo la guerra [1914-1918] parecchi assassinii politici sono stati perpetrati in Germania, dove sono stati uccisi tra l'altro i leaders della classe operaia Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg come anche i rappresentanti dei partiti borghesi Rathenau e Erzberger. Il testimone potrebbe dirci quali sono gli autori di questi assassinii? Non è forse vero che si trovano negli ambienti della destra che sono ora alleati dei nazionalsocialisti?
Göebbels: Dimitrov, vorrebbe forse risalire ad Adamo ed Eva?
Dimitrov: Sono soddisfatto della risposta, poiché eludere la domanda è anche un modo di rispondere».
Il procuratore generale, che per lunghi mesi aveva lavorato a fabbricare la falsa accusa, è costretto nella sua requisitoria a proporre l'assoluzione per insufficienza di prove. Il 16 dicembre 1933 è concesso a Dimitrov di pronunciare l'ultima dichiarazione dell'accusato:
«La stampa mi ha calunniato in tutte le maniere – ciò mi è del tutto indifferente – ma insieme a me hanno chiamato “selvaggio” e “barbaro” anche il popolo bulgaro; mi hanno chiamato “losco personaggio balcanico”, “bulgaro selvaggio”, e questo non lo posso passare sotto silenzio. È vero che il fascismo bulgaro è molto selvaggio e barbaro. Un popolo, che è vissuto 500 anni sotto il giogo straniero senza aver perso la propria lingua e la propria nazionalità; la nostra classe operaia ed i nostri contadini, che hanno lottato e lottano contro il fascismo bulgaro, per il comunismo, un tale popolo non può essere barbaro e selvaggio. In Bulgaria i barbari ed i selvaggi sono soltanto i fascisti. Ma io vi domando, signor Presidente, in quale paese il fascismo non è barbaro e selvaggio?»
Nel frattempo alcuni aviatori tedeschi che si trovano in Russia sono arrestati e diventano merce per uno scambio di prigionieri: in cambio del loro rilascio le autorità sovietiche ottengono che Dimitrov, Vasilij Tanev e Blagoj Popov (anche loro coinvolti nel processo) sia concesso di arrivare in URSS. Giunto in Unione Sovietica, Dimitrov ne ottiene la cittadinanza e nel 1934 venne nominato presidente del Comintern. È lui a lanciare l'anno successivo la politica dei Fronti Popolari. Negli anni seguenti continuato a dare un importante contributo alla causa socialista, sia dal punto di vista politico che teorico.
Significativa la sua presa di posizione sulla questione “patriottismo-internazionalismo”:
«Bisogna sviluppare l'idea che coniuga un sano nazionalismo correttamente inteso, con l'internazionalismo proletario. L'internazionalismo proletario deve poggiare su questo nazionalismo dei singoli paesi […]. Tra il nazionalismo correttamente inteso e l'internazionalismo proletario non c’è e non può esserci contraddizione. Il cosmopolitismo senza patria, che nega il sentimento nazionale e l'idea di patria, non ha nulla da spartire con l'internazionalismo proletario».

(dal diario di Georgij Dimitrov del 12 maggio 1941)22
22. D. Bergamini, L'attualità del compagno Dimitrov, Senza Tregua, 22 giugno 2014; Dimitrov smaschera il fascismo a Lipsia, CCDP, 13 luglio 2009 [1° edizione originale Rinascita, luglio 1949]; Il Novecento, secolo del socialismo impossibile, Marx21 (web), 12 aprile 2009.

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