02 Dicembre 2020

2.3. L'ATTACCO ALLA PIANIFICAZIONE INDUSTRIALE CENTRALIZZATA

«Se la politica agricola risente in modo particolare dello stile improvvisato e impaziente di Chruščev, quella industriale testimonia invece maggiormente alcune delle contraddizioni oggettive a cui si andrò incontro nel tentativo di ovviare all’impianto centralistico della pianificazione sovietica. L’anno decisivo per la svolta impressa al sistema di direzione economica fu – non a caso – il ’57, ossia il momento in cui le opposizioni in precedenza ridimensionate tornarono a farsi sentire fino a determinare una vera e propria crisi politica nel giugno di quell’anno che portò – come accennato più sopra – alla sconfitta del “gruppo antipartito”. Il consolidarsi dell’opposizione fu evidente quando – tra il ’56 e il ’57 – il piano approvato l’anno prima al XX Congresso fu criticato in fase di realizzazione e Chruščev rispose varando una vasta riforma, nella quale lo scopo di migliorare l’efficienza economica era intrecciato al ridimensionamento del potere delle burocrazie ministeriali del centro. Il sistema sovietico di direzione consolidatosi negli anni Trenta era basato sul ruolo dei ministeri. Questi ultimi – il cui numerò oscillò a seconda delle fasi e che al momento della riforma erano circa una trentina – traducevano le direttive centrali in relazione a specifici settori produttivi. A questa amministrazione, la riforma ne contrapponeva una di tipo settoriale, in base alla quale vennero disegnate 104 regioni territoriali, ciascuna dotata di un consiglio direttivo (sovnarchoz) che avrebbe dovuto disciplinare le aziende sul territorio. In questo modo, oltre a richiedere un notevole sforzo di realizzazione, non si otteneva tuttavia una reale autonomia delle imprese, le quali passavano semplicemente dal controllo della burocrazia ministeriale a quello della burocrazia regionale. L’avvicinamento dei centri direzionali alle imprese accentuò la pressione degli interessi locali e non contribuì a chiarire i rapporti con quei settori e/o competenze che rimanevano ancora sotto il controllo centrale, creando così una diffusa insoddisfazione. Anche in questo campo, dunque, si dovette iniziare una ritirata e nel 1962 il numero delle regioni economiche venne praticamente dimezzato».19
19. Ibidem.