24 Gennaio 2021

4.8. L'ACCUSA DI REVISIONISMO FATTA DAI CINESI

«Nikita Chruščev: La differenza tra Unione Sovietica e Cina è che io sono salito al potere provenendo dalla classe dei lavoratori, mentre tu dalla privilegiata classe mandarina.
Zhuo Enlai: Vero. Ma c'è una somiglianza. Ognuno di noi è un traditore della sua classe».
(aneddoto raccontato negli anni '60)
Uno degli elementi di rottura tra URSS e Repubblica Popolare Cinese è l’evento scatenante della morte di Stalin, il 5 marzo del 1953. Mao aveva sempre accettato il ruolo di Stalin quale “leader de facto” del movimento comunista internazionale, anche se spesso si trovava poi ad agire in disaccordo con questi, sfruttando la propria autonomia nazionale. È il processo di “destalinizzazione” iniziato al 20° Congresso del Partito Comunista Sovietico a far infuriare Mao, convinto che i sovietici stiano non solo rinnegando gli storici legami di amicizia con la Cina comunista, ma anche abbandonando l’idea centrale delle teorie marxiste-leniniste, ovvero l’inevitabile conflitto armato che, prima o poi, avrebbe dovuto aver luogo tra il mondo capitalista e quello socialista. La situazione esplode nel 1959. In un meeting con il presidente statunitense Eisenhower, Chruščev esprime le sue preoccupazioni riguardanti il progetto cinese del “Grande balzo in avanti”, il quale è a suo dire la dimostrazione che Mao non fosse un vero marxista. Rientrato a Mosca, Chruščev revoca l’aiuto promesso alla Cina per lo sviluppo dell’arma atomica e rifiuta di fornire aiuto alla Repubblica Popolare per la risoluzione di alcune questioni militari sul confine con l’India, paese moderatamente vicino all’Unione Sovietica. Se dal punto di vista sovietico queste misure sono state prese con l’unico intento di non indispettire eccessivamente l’amico/nemico americano (lo spettro di una guerra atomica tra le due superpotenze aleggiava più che mai nell’aria), Mao non digerisce ed accusa la leadership sovietica di essere eccessivamente conciliante nei confronti dell’Occidente.
Le polemiche tra i due paesi, seppur veementi, si mantengono per un certo periodo di tempo su una dimensione di non-scontro diretto. La Cina critica il riappacificamento sovietico con la Jugoslavia di Tito, mentre altrettanto fanno i sovietici chiamando in causa la vicinanza della Repubblica Popolare Cinese con l'Albania di Enver Hoxha. La rottura diventa pubblica nel giugno 1960, durante un congresso del Partito Comunista Rumeno. Chruščev definisce Mao «un nazionalista, un avventuriero ed un deviazionista». Il rappresentante cinese Peng Zhen ribatte prontamente, definendo Chruščev «un revisionista» e criticando il suo «patriarcale, arbitrario e tirannico» comportamento. La crisi si acuisce durante un meeting degli 81 più importanti partiti comunisti del mondo, tenutosi a Mosca nel novembre 1960, che riesce tuttavia a concludersi con una risoluzione elaborata di comune accordo tra tutti i membri, prevenendo così quella che sarebbe stata una rottura “formale” tra URSS e Cina. Tensioni vi sono anche durante il 22° congresso del Partito Comunista Sovietico, nell’ottobre del 1961, e poi un mese più tardi, quando l’Unione Sovietica rompe le relazioni diplomatiche con l’Albania, trasformando in una disputa tra Stati quella che era stata fino ad allora una controversia tra partiti politici. Anche in queste due occasioni, ad ogni modo, prevale il buon senso. Ciò non avviene nel 1962, quando gli eventi internazionali portano ad una brusca ed ufficiale rottura tra l’Unione Sovietica e la Cina. Mao spara a zero su Chruščev per essere tornato sui suoi passi durante la “Crisi dei missili” cubana: «Chruščev è passato dall'avventurismo alla capitolazione».
Il segretario sovietico replica per le rime, affermando che seguire la politica di Mao avrebbe portato ad una guerra atomica. La rottura si consuma a questo punto sotto una prospettiva formale. In risposta allo scontro dialettico avvenuto, nel giugno 1963 i comunisti cinesi elaborano un breve scritto, denominato A Proposal Concerning the General Line of the International Communist Movement.
Questo costituisce, a tutti gli effetti, un vero e proprio documento programmatico, nel quale viene esposto il “pensiero cinese” riguardo al “deviazionismo” Chruščeviano. Il piccato scambio di battute tra i “teorici” dei partiti comunisti cinese e sovietico si protrae per lungo tempo, contribuendo a creare una frattura sempre più insanabile tra i due paesi. Una frattura che sfocia, nel 1964, in una rottura “de facto” delle relazioni diplomatiche tra i due giganti asiatici, con Mao che arriva provocatoriamente a sostenere che in Unione Sovietica abbia avuto luogo una contro-rivoluzione, il cui risultato era stato il riaffermarsi del capitalismo. In un articolo (probabilmente scritto da Mao) intitolato La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Chruščev, pubblicato il 14 luglio 1963 come editoriale delle redazioni del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa si può leggere:
«Il presente articolo discuterà la nota questione della “transizione pacifica”. Essa è diventata familiare e ha attratto l’attenzione di tutti, perché Chruščev l’ha sollevata al ventesimo Congresso del PCUS e l’ha sistematizzata in un programma al ventiduesimo Congresso dove contrappose le sue posizioni revisioniste alle posizioni marxiste-leniniste. La lettera aperta del Comitato centrale del PCUS del 14 luglio 1963 ha intonato ancora una volta questa vecchia musica. Nella storia del movimento comunista internazionale il tradimento del marxismo e del proletariato da parte dei revisionisti si è sempre manifestato più acutamente nella loro opposizione alla rivoluzione violenta e alla dittatura del proletariato e nella loro difesa della transizione pacifica dal capitalismo al socialismo. Questo è anche il caso del revisionismo di Chruščev. In questo Chruščev è un discepolo di Browder e di Tito oltre che di Bernstein e di Kautsky. Dal tempo della seconda guerra mondiale abbiamo assistito all’apparizione del revisionismo browderiano, del revisionismo di Tito e della teoria delle riforme di struttura. Queste varietà di revisionismo sono fenomeni locali del movimento comunista internazionale. Invece il revisionismo di Chruščev, che è apparso e ha guadagnato influenza nella direzione del PCUS, costituisce un problema importante di significato universale per il movimento comunista internazionale, che ha un peso vitale sul successo o fallimento dell’intera causa rivoluzionaria del proletariato internazionale».80
80. Il resto dell'articolo-saggio si trova qui: Mao Tse-tung (attribuito), La rivoluzione proletaria e il revisionismo di Kruscev, Bibliotecamarxista.org, 31 marzo 1964; riguardo al resto del paragrafo si è usato F. Ruini, La riapertura del dialogo con il blocco sino-sovietico. Distensione e stop della guerra del Vietnam, Fabioruini.eu, 25 agosto 2006.