03 Dicembre 2020

4.6. LA FINE DEL COMINFORM

Come vedremo successivamente (nel secondo volume), nel 1948 il COMINFORM viene indebolito a causa della rottura con la Jugoslavia. Il consolidamento del blocco socialista intorno all'Unione Sovietica è esplicitato ancora di più nella terza riunione plenaria del COMINFORM, svoltasi nel 1949 a Matra, che getta le basi teoriche del movimento per la Pace, contro i “fautori della guerra”, i paesi del campo imperialista guidato dagli Stati Uniti, in cui viene inclusa anche la Jugoslavia. In questa fase di escalation della guerra fredda il COMINFORM si rivolge all'intero movimento operaio mondiale e inizia a porsi come una nuova Internazionale comunista. È però già dall'anno successivo, in particolare con la presa del potere del Partito Comunista Cinese, che si indebolisce il ruolo dell'Europa di baricentro della guerra fredda e del movimento comunista. La rilevanza del COMINFORM diminuisce drasticamente e non serve una riunione segreta tenuta a Bucarest per elaborare modalità di riorganizzazione dell'Ufficio. In seguito non si hanno ulteriori riunioni ufficiali del COMINFORM e il declino dell'organizzazione si accentuò in particolare dopo la morte di Stalin (marzo 1953). Lo scioglimento formale si ha il 17 aprile 1956, all'indomani del XX Congresso del PCUS, che sconfessa di fatto la linea che aveva caratterizzato il periodo precedente (cioè la politica estera dell'“ultimo Stalin”, 1948-53). Il Congresso oltre a denunciare il culto della personalità, rilancia la tattica del fronte popolare, accetta la forma democratico-parlamentare del passaggio al socialismo, apre all'era della coesistenza pacifica, autorizza la pluralità delle vie al socialismo e ratifica la riconciliazione con Tito, già avviata nel maggio 1955 con la visita di Nikita Chruščev a Belgrado.77
Scrive a riguardo di questi argomenti Vincenzo De Robertis78:
«Occorrerebbe, a mio avviso, indagare e discutere sulle ragioni di natura politica ed ideologica che spinsero Stalin e tutto il P.C.(b) dell'URSS a fare la scelta di intraprendere pubblicamente nel 1948 una lotta di principio con i dirigenti jugoslavi, con l'inevitabile conclusione della loro pubblica condanna ed esclusione dal consesso comunista, piuttosto che seguire la real politik di una strada di “basso profilo”, suggerita dagli stessi jugoslavi, che volevano far prevalere, anche con sfumature velatamente ricattatorie, le ragioni di “convenienza reciproca”. Chruščev e gli uomini del XX Congresso sceglieranno questa seconda strada: sconfesseranno la presa di posizione del COMINFORM, fatta rientrare fra gli “errori di Stalin”, di conseguenza sconfesseranno le questioni “di principio” che erano state poste alla base della condanna del COMINFORM e riabiliteranno la politica di Belgrado, così come riabiliteranno una serie di soggetti espulsi dai Partiti Comunisti dei paesi dell'Est Europa fra il '46 e gli inizi degli anni '50, anche per le loro simpatie filo-jugoslave. I fatti accaduti nel 1956, prima in Polonia e poi in Ungheria, testimoniano la tragedia provocata da queste scelte fallimentari, operate da Chruščev e dagli uomini del XX Congresso, i quali, invece di prevenire la contro-rivoluzione, come apprendisti stregoni la fomentarono con scelte conciliatorie, salvo, poi, a vedersi costretti ad intervenire militarmente, come avvenne in Ungheria (1956) o in Cecoslovacchia (1968), per evitare di perdere la propria influenza su quei paesi. […] Lo scioglimento del COMINFORM, avvenuto nel 1956 dopo il XX Congresso, invece del suo potenziamento con l'immissione di nuovi Partiti Comunisti, come quello cinese, giunti nel frattempo al potere (1949), non contribuì sicuramente al mantenimento di quell'unità fra Partiti Comunisti, che avrebbe potuto costituire un'arma in più nella lotta all'imperialismo mondiale. Le riunioni fra i Partiti Comunisti che si tennero a Mosca il 1957 ed il 1960 furono gli ultimi tentativi di attrezzare il Movimento Comunista Internazionale di una strategia comune, quando, però, le crepe cominciavano ormai a diventare evidenti».
77. Sulla storia del COMINFORM si è fatto riferimento a Wikipedia, Cominform, che nella parte in oggetto fa riferimento a L. Marcou, Il Kominform. Il comunismo della guerra fredda, Città nuova, Roma 1979 [1° edizione originale Le Kominform, Fondation Nationale de Sciences Politique, Parigi 1977], pp. 115-145.
78. V. De Robertis, 1948 - Il Cominform l'URSS e la Jugoslavia. I Partiti Comunisti nel secondo dopoguerra fra nazionalismo ed internazionalismo proletario, CCDP, 6 gennaio 2013 [1° edizione originale 2012], cap. V.