26 Novembre 2020

4.7. IL 1956 È L'ANNO DELL'ABBANDONO DEL MARXISMO-LENINISMO?

Si confronti il seguente passaggio di Lenin, tratto peraltro da una delle sue opere più “realiste” e “moderate”, ossia L'estremismo malattia infantile del comunismo (1920). Vi si dice espressamente che
«non il Parlamento, ma soltanto i Soviet operai possono essere lo strumento atto a raggiungere gli scopi del proletariato, e chi non ha ancora capito questo sono -certo- i peggiori reazionari, anche se è la persona più dotta, il politico più esperto, il socialista più sincero, il marxista più erudito, il cittadino e il padre di famiglia più onesto».
Sul tema Lenin aveva peraltro dedicato (nel 1917) l'intera opera Stato e Rivoluzione, tesa a ridicolizzare Kautsky ed in generale tutta quella corrente revisionista che predicava la possibilità di giungere al socialismo attraverso la pacifica presa del potere ottenuta con la conquista della maggioranza delle elezioni dei parlamenti borghesi.
Oggi questo insegnamento primordiale sembra completamente dimenticato. Per capire le degenerazioni odierne delle organizzazioni comuniste italiane (e non solo) verso il parlamentarismo, l'opportunismo, e l'accettazione integrale della democrazia borghese quale orizzonte di riferimento all'interno del quale costruire il socialismo (operazione che, Lenin insiste, non si può fare all'interno dello Stato borghese e delle sue istituzioni, ma soltanto fuori di esse, spezzando la macchina statale borghese e costruendo nuove istituzioni proletarie fondate sui soviet), occorre tenere in considerazione l'esito della cosiddetta “via italiana al socialismo” intrapresa da Togliatti (su cui rimane problema aperto capire se tale scelta fosse tattica o strategica? Autonoma o stabilita con il consenso sovietico?), che sfocia nell'eurocomunismo berlingueriano e nel successivo definitivo abbandono del marxismo-leninismo quale ideologia di riferimento. Occorre anche ricordare che il “tradimento” politico e teorico dell'insegnamento leniniano inizia nello stesso movimento comunista internazionale, intrapreso e legittimato in primo luogo dal PCUS di Chruščev.
Sulla sua spinta viene approvata questa risoluzione (in cui si parla della possibilità di attuare una «realizzazione pacifica della rivoluzione socialista» attraverso la conquista di una «maggioranza stabile in parlamento») dalla Conferenza dei rappresentanti dei partiti comunisti e operai di Mosca del 1960, cui prendono parte le delegazioni di 81 partiti comunisti e operai di tutto il mondo. Si legge infatti:
«I partiti comunisti ribadiscono le tesi della Dichiarazione del 1957 sulla questione delle forme di passaggio dei vari paesi dal capitalismo al socialismo. La classe operaia e la sua avanguardia, il partito marxista-leninista, - è detto nella Dichiarazione - aspirano ad attuare la rivoluzione socialista in modo pacifico. Il realizzarsi di questa possibilità sarebbe conforme agli interessi della classe operaia e di tutto il popolo all'interesse nazionale di ogni paese. Nelle condizioni attuali, in una serie di paesi capitalistici la classe operaia, con alla testa il suo reparto di avanguardia, ha la possibilità di unire la maggioranza del popolo sulla base di un fronte operaio e popolare e di altre possibili forme di intesa e di collaborazione politica tra vari partiti ed organizzazioni sociali di conquistare il potere senza guerra civile e di assicurare il passaggio dei mezzi fondamentali di produzione nelle mani del popolo. Con l'appoggio della maggioranza del popolo e con una risoluta opposizione agli elementi opportunisti, incapaci di rinunciare alla politica di conciliazione con i capitalisti e i grandi proprietari terrieri, la classe operaia ha la possibilità di sconfiggere le forze reazionarie ed antipopolari, di conquistare una salda maggioranza in parlamento, di trasformare il parlamento da strumento al servizio della borghesia in strumento al servizio del popolo lavoratore, di sviluppare una larga lotta di massa extraparlamentare, di spezzare la resistenza delle forze reazionarie e di creare le condizioni necessarie per l'attuazione pacifica della rivoluzione socialista».79
È indubbio insomma il ruolo nefasto avuto dal revisionismo prodotto in primo luogo dall'opera di Chruščev, che ha avuto influenze nefaste sul movimento comunista internazionale. A dimostrazione dell'erroneità di tali tesi revisioniste si possono citare gli esempi del Cile di Allende, o lo stesso caso italiano, in cui alla minaccia della vittoria comunista negli anni '70 la borghesia risponde con le bombe nella nota “strategia della tensione”, oltre che con progetti di golpe militari già pronti e definiti da Gladio per ogni evenienza. Perfino le repubbliche bolivariane del Sudamerica (il cosiddetto socialismo del XXI secolo) non potranno avere successo se non decideranno di rompere con gli indugi e abbandonare ogni velleità di costruire il socialismo all'interno di concezioni democratiche borghesi. La reazione dispone di mezzi troppo potenti e versatili per non riuscire a distruggere, un giorno o l'altro le importanti ma fragili e contraddittorie conquiste sociali finora ottenute in quei paesi. È insomma evidente e necessario ristabilire la verità che mai un partito comunista possa andare al potere (né mantenerlo) senza prima aver distrutto la macchina statale borghese e instaurato uno stato nuovo, fondato sulla dittatura del proletariato. Il che è pressoché impossibile che avvenga in maniera pacifica e riformistica. La possibilità di abbattere il sistema capitalistico e ridare al popolo una speranza per l'avvenire attraverso la propria riorganizzazione politica passa unicamente dalla necessaria riscoperta del marxismo-leninismo quale orizzonte ideologico di riferimento per la “sinistra”.
79. Conferenza degli 81 partiti comunisti e operai, Risoluzione della Conferenza dei rappresentanti dei Partiti comunisti e operai, Mosca, novembre 1960; testo italiano della risoluzione pubblicato a cura della Commissione di propaganda del PCI, Roma, dicembre 1960, disponibile su Associazionestalin.it.