31 Luglio 2021

4.4. LA DIFESA DELLE CONQUISTE DEL SOCIALISMO REALE

«Non meno nocive, non corrispondenti agli interessi di tutto il movimento comunista e in generale di liberazione, risultano essere anche le posizioni formulate dai dirigenti del PCI relativamente al giudizio sul socialismo reale nel suo complesso, ivi compresa l'Unione Sovietica. Il socialismo esiste nel mondo da sei decenni e mezzo. È un periodo storicamente non grande. Che cosa ha fatto il capitalismo nei primi sessantacinque anni della sua esistenza? Soltanto gli specialisti di storia sono in grado di raccogliere minuziosamente e di dimostrare la comparsa degli elementi della nuova società che stava nascendo in quegli anni. Invece il socialismo, davanti agli occhi delle generazioni che vivono oggi, ha trasformato radicalmente la vita di un terzo dell'umanità, risolvendo negli interessi delle masse lavoratrici molti di quei problemi alla soluzione dei quali nel corso di interi secoli l'umanità non era riuscita neppure ad avvicinarsi. Il potere nei paesi del socialismo appartiene al popolo. Tutte le forze produttive, le fabbriche, le miniere, le centrali elettriche, la terra appartengono allo Stato popolare, vengono sfruttate negli interessi del lavoro degli uomini e non per arricchire un pugno di sfruttatori.
Le conquiste del socialismo, contrariamente a quanto dicono adesso i dirigenti del PCI, hanno un valore di massima attualità per i lavoratori di tutti i paesi capitalistici, ivi compresa l'Italia. In realtà, è proprio il socialismo reale ad avere assicurato - per la prima volta nella storia - il diritto di ogni uomo al lavoro, ad aver liberato l'uomo dalla disoccupazione, dall'incertezza del domani. Forse che questo fatto non è importante per la classe operaia italiana, che soffre a causa della crisi e della disoccupazione? Il socialismo ha liberato il lavoro degli uomini, sia nelle città che nelle campagne, dalla miseria, dallo sfruttamento e dall'oppressione. Esso ha assicurato nei fatti, concretamente, l'uguaglianza di diritti di tutte le nazioni e gruppi etnici. Nei paesi della comunità socialista non vi è più periferia arretrata, non vi sono più regioni di miseria. Forse che queste realizzazioni non sono importanti per i contadini italiani, particolarmente per i lavoratori del Mezzogiorno? La stampa italiana riferisce continuamente di ragazzi minorenni costretti a lavorare e privati della possibilità di studiare. Essa parla della disuguaglianza delle donne, delle disgrazie degli anziani. Forse che per i cittadini italiani non presenta interesse la realtà dei paesi del socialismo reale che si sono liberati ormai da tempo da tutti questi mali? È trascorso ormai non poco tempo dal terremoto nel Mezzogiorno italiano, e la stampa italiana continua a riferire di gente senza casa, senza un tetto, di ladri e affaristi che si sono appropriati dei fondi stanziati per la ricostruzione. E dopo ciò qualcuno può ancora dire che per i lavoratori dell'Occidente avrebbero perduto di valore le conquiste del socialismo, dell'Unione Sovietica, dove il diritto di ciascun cittadino all'alloggio non soltanto è sancito, ma è realmente garantito, dove ogni sei o sette anni si costruisce una quantità di alloggi sufficiente per alloggiarvi l'intera popolazione italiana! Nei paesi del socialismo l'assistenza sanitaria a tutta la popolazione è gratuita. L'istruzione dei giovani è gratuita. Le pensioni vengono pagate a milioni di persone a spese dello Stato. Milioni di lavoratori ogni anno fruiscono di case di riposo, di vacanza. Sono questi i frutti del socialismo vittorioso. Questi sono fatti reali, e se i dirigenti del PCI preferiscono chiudere gli occhi, tanto peggio per questi dirigenti e per le loro concezioni».48
48. Ibidem.