17 Aprile 2021

4.7. IL REVISIONISMO DEL PCI AIUTA INDIRETTAMENTE L'IMPERIALISMO

«I documenti del PCI, approvati alla fine del 1981 e all'inizio del 1982, significano che i dirigenti del PCI adesso ripudiano tutto ciò che li legava all'avanguardia che lotta per la pace e il socialismo in quasi novanta paesi del mondo, che essi prendono apertamente posizione contro il socialismo mondiale, quel socialismo mondiale che il pensiero sociale avanzato riconosce come la suprema realizzazione a tutt'oggi del progresso sociale mondiale del XX secolo. Ma che cosa significa tutto ciò? A quali interessi di classe serve? Nel mondo attuale ciò significa un aiuto diretto all'imperialismo che da decenni cerca di indebolire il socialismo, di scuoterlo e di minarlo ideologicamente, un aiuto all'anticomunismo e a tutte le forze ostili in generale alla causa del progresso sociale. Non si può non aggiungere che le posizioni assunte oggi dai dirigenti del PCI arrecano un colpo anche allo stesso PCI. Non è un segreto che i nemici del comunismo in Italia già da molti anni cercano di far deviare il PCI dalla via di classe, proletaria, di separarlo dal resto del movimento comunista. Naturalmente, costoro lo fanno non per poi dividere il potere con i comunisti italiani, ma per liquidare il partito, per sradicare il movimento comunista in terra italiana. Perciò non si può considerare un caso il fatto che la borghesia, nella stessa Italia, negli Stati Uniti e negli altri paesi della Nato, lodi così tanto adesso la posizione della direzione del PCI. Il segretario generale della Nato, Luns, ha definito questa posizione un modello per i governi borghesi. Non c'è male, è un bel complimento per dei comunisti. Il PCI ha una lunga e gloriosa storia. Esso ha combattuto con abnegazione contro il fascismo e contro la guerra. I comunisti italiani, come quelli degli altri paesi, si sono battuti per la libertà negli anni della seconda guerra mondiale. La svolta compiuta adesso dai dirigenti di questo partito non può naturalmente non allarmare ogni comunista, ogni combattente contro l'imperialismo, la reazione e la guerra. Quello attuale è un mondo di impetuosi cambiamenti rivoluzionari. Al tempo stesso è un mondo di accanite lotte contro la minaccia di una catastrofe nucleare. Dall'esito di questa lotta, il cui fattore principale sono i paesi del socialismo, dipendono anche le sorti del processo rivoluzionario e i destini di tutta l'umanità.
È comprensibile che ogni forza sociale e politica progressista, ogni partito politico d'avanguardia sia chiamato in queste condizioni a definire il proprio posto sul comune fronte della pace, della democrazia e del socialismo. E, al tempo stesso, a definire la misura della propria responsabilità per l'assolvimento dei compiti storici dell'epoca moderna. Tuttavia la posizione assunta dai dirigenti del PCI non contribuisce affatto a che i comunisti italiani, la classe operaia italiana, le masse di milioni di lavoratori italiani abbiano un degno posto in questo fronte mondiale della pace e del progresso. Infatti, queste posizioni contraddicono gli interessi della pace, gli interessi del socialismo. Davanti alla classe operaia e alle masse popolari italiane stanno enormi problemi: non permettere che il loro paese e il loro popolo vengano utilizzati per gli scopi aggressivi dell'imperialismo straniero, conseguire l'emancipazione dall'oppressione e dallo sfruttamento dei monopoli imperialistici. Nell'affrontare questi problemi, il loro sostegno più sicuro - la mano dell'amico - è l'Unione Sovietica, il PCUS, la comunità socialista, il movimento comunista mondiale».51
51. Ibidem.