26 Settembre 2020

8.1. LA RESISTENZA CALCISTICA DEI RAGAZZI DELLO START

La squadra più titolata dell'URSS non è moscovita, bensì ucraina: la Dinamo Kiev. Fondata nel 1927 come branca sportiva della polizia e del Ministero degli Interni sulla scia di quanto accade in Russia con la Dinamo Mosca (legata però anche alla Čeka). Come nel caso degli omonimi moscoviti (ma anche georgiani e bielorussi), i giocatori sono dipendenti del ministero, cui il club è subordinato. Durante la seconda guerra mondiale molti giocatori della Dinamo non riescono a mettersi in salvo dagli occupanti tedeschi e vengono impiegati come prigionieri di guerra; è il settembre del 1941 e per le strade di Kiev passeggia pasciuto Iosif Kordik, mezzo ucraino, mezzo tedesco, di professione panettiere. Personaggio di dubbia moralità, incline al compromesso e con uno spiccato senso degli affari. Buon commerciante, lo chiamano gli ufficiali delle SS che stanno occupando la capitale ucraina; viscido collaborazionista, lo definisce la maggior parte dei suoi concittadini nel vederlo arricchirsi in una città dove la quasi totalità della popolazione è ridotta alla fame e provata dagli stenti dei campi di lavoro. Non fanno eccezione i calciatori della Dinamo e della Lokomotiv Kiev. Quando il nostro Iosif incontra per strada Nikolaj Trusevič, portiere della Dinamo, un monumento vivente, coperto di stracci, divorato dalla fame, il suo cuore di tifoso cede a quello del mercante: lo ripulisce, lo sfama, gli dà un lavoro clandestino nella sua panetteria. Gli balza in testa un'idea: mettere insieme una squadra di calcio per strappare alla miseria più nera le glorie del calcio nazionale. Ne scova undici, li assume tutti nella sua panetteria e mette in piedi la Start. Dato che è inutile avere una squadra così e non farla giocare, l'improvvisato impresario calcistico va dai suoi amici nazisti e li convince a metter su un mini campionato. Nella Kiev del 1942 organizzare squadre di calcio non è semplicissimo, ma alle divise grigie pare una buona idea: la gente, distrutta dalla fame e dagli stenti con un montante odio antitedesco, avrà qualcosa con cui distrarsi. Al campionato ucraino si iscrivono sei squadre: tre messe insieme alla meglio fra tedeschi e alleati, prigionieri rumeni e soldataglie ungheresi, una fra i collaborazionisti ucraini, la mitica Start, e la fortissima Flakelf, la squadra della Luftwaffe, ovvero l'aviazione tedesca. Il campionato comincia. I giocatori della Start, pur debilitati ed emaciati, sono pur sempre dei campioni ed asfaltano senza problemi tutte le avversarie. La gente comincia ad appassionarsi ed a vedere in questa squadra in maglia rossa un sogno di libertà. Il 6 agosto 1942 arriva la partita con la Flakelf. I gerarchi nazisti sono sicuri che i ragazzoni dell'aviazione non possano perdere contro i malnutriti ribelli ucraini, ma si sbagliano di grosso: 5-1 e a casa. La forza d'occupazione, i dominatori dell'Ucraina, a perdere non ci stanno. Di lì a tre giorni, domenica 9 agosto 1942, fissano la gara di ritorno, cambiando in corsa regole ed etichetta. La Start (a cui oggi è intitolato quello stadio), prima della partita riceve la visita di un ufficiale delle SS che intima loro di comportarsi da buoni sparring partner e lasciar vincere i calciatori in divisa. Quando Klimenko e compagni si ritrovano quello stesso ufficiale ad arbitrare la partita in uno stadio quasi tutto occupato dai tedeschi capiscono che c'è qualcosa di pericoloso nell'aria. Avrebbero potuto perdere con onore e portarsi a casa la pelle. Ma erano tutti troppo ucraini, troppo comunisti e troppo innamorati del pallone per permettere a quella squadra senza immaginazione e senza talento di battere la leggendaria Start. Vanno in vantaggio con tre gol uno dietro l'altro, ma tale è la pressione che, con l'aiuto dell'arbitro, i nazi riescono a pareggiare. Nella ripresa la Start segna altre due volte. Poco importa se nell'intervallo un altro ufficiale tedesco, ancora meno accomodante, lascia intendere le conseguenze terribili in caso di sconfitta della Luftwaffe... Quando mancano dieci minuti alla fine Aleksej Klimenko, formidabile stella della Dinamo Kiev, ci mette la sua firma. Quel giocatore tracagnotto e un po' sgraziato balla con il pallone, salta come birilli tre difensori grandi, grossi e biondi, prende in giro il portiere, arriva sulla linea di porta, si ferma e si volta. Guarda il pubblico assiepato nello stadio Zenit di Kiev e anziché appoggiare il più semplice dei gol rispedisce il pallone con un calcione verso la metà campo. La partita finisce lì, con il più bruciante sfottò possibile fatto ai nazisti. L'arbitro capisce che è meglio chiudere lì la partita. La Start, nonostante le sofferenze e la malnutrizione della guerra, su quel campo non avrebbe perso mai. Qualche giorno dopo agenti della Gestapo li arrestano, li portano al famigerato campo di Sirec e li sottopongono ad indicibili torture. Nel gennaio 1943, dopo un'azione dei partigiani, decidono di fucilarne un po' per rappresaglia. Muoiono così la talentuosa ala Kuzmenko, il portierone Trusevič e il grande Aleksej Klimenko. Solo molti anni dopo i pochi sopravvissuti troveranno il coraggio di raccontare quella storia, temendo di essere accusati di collaborazionismo solo per aver giocato quella partita di calcio contro la morte per amore della libertà. La partita in questione venne chiamata “La partita della morte” ed è diventata uno spunto per il noto film hollywoodiano Fuga per la vittoria, oltre che per altri due film (uno ungherese e uno russo) e diversi libri.51
51. Fonti usate: L. Nesti, Aleksej Klimenko, che vinse la partita con la morte, Ilparadigmadellescalemobili.blogspot.it, 21 novembre 2013; T. Sommartino, Back in the Ussr: storia e squadre del calcio sovietico, Senzasoste.it, 2 gennaio 2012.