01 Novembre 2020

5.1.7. LA LOTTA DI CLASSE MONDIALE TRA IL 1933 E IL 1945

La seconda guerra mondiale è stata senz'altro l'evento più drammatico del XX secolo. Per il gruppo dirigente bolscevico la percezione di una prossima guerra imperialista inizia a guidare gli orizzonti strategici già dal 1927 ma la certezza che si sarebbe arrivati ad una nuova guerra di carattere internazionale diventa una realtà evidente con l'avvento al potere di Hitler in Germania nel 1933. La Germania non costituiva d'altronde l'unica dittatura di destra presente sul continente europeo: sono pochissimi gli Stati che rimangono “democrazie liberali”, mantenendo in ogni caso un atteggiamento anticomunista e antisovietico. La tattica di Stalin diventa a questo punto rompere l'isolamento internazionale e lavorare per difendere l'URSS dagli aggressori internazionali. In tal senso si decide di abbandonare la tattica del “socialfascismo” per passare a quella dei “fronti popolari”, così come previsto dal VII Congresso del Comintern nel 1935. L'obiettivo è isolare e sconfiggere il fascismo in ogni sua forma, evitando al contempo l'alleanza tra i paesi imperialisti (siano essi “fascisti” o “liberali”). Nascono quindi alleanze di sinistra alle quali i comunisti partecipano, accettando programmi riformisti e mettendo momentaneamente in un angolo la rivoluzione. Tali coalizioni vincono in Francia e Spagna nelle elezioni del 1936. La stagione dei fronti popolari si può intendere già come l'inizio della seconda guerra mondiale, che di fatto deflagra in Europa con la guerra civile di Spagna, la quale non fa altro che confermare il carattere illusorio della possibilità di riformare il sistema dall'interno della democrazia liberale. La guerra contro il nazismo è fin da subito prevista come inevitabile dal gruppo dirigente bolscevico.