23 Ottobre 2020

6. L'OPERAZIONE BARBAROSSA E LA GRANDE GUERRA PATRIOTTICA

«Fu una guerra subito diversa perché di sterminio. Obiettivo dell'Operazione Barbarossa non era solo la distruzione dello stato bolscevico, ma anche del “giudeo-bolscevismo” che secondo il nazismo lo ispirava e quindi la preventiva liquidazione fisica di comunisti, commissari ed ebrei, bersagli di un ordine di liquidazione preventiva. […] E fu proclamato che gli slavi erano una razza inferiore, che come tale andava trattata. I sovietici reagirono. […] Stalin annunciò che se i tedeschi volevano “una guerra di sterminio, l'avrebbero avuta”.» (Andrea Graziosi)35
«Alle quattro del mattino del 22 giugno 1941, senza dichiarazione di guerra, i carri armati di Hitler, le forze aeree, l'artiglieria da campagna, le unità motorizzate e le fanterie venivano scagliati oltre i confini dell'Unione Sovietica, su un fronte estendentesi dal Baltico al Mar Nero. Quella stessa mattina Goebbels trasmise la dichiarazione di guerra di Hitler, che diceva: “Popolo tedesco! In questo momento è in corso una marcia paragonabile per estensione alle più grandi viste finora dal mondo. Insieme ai nostri compagni finlandesi, i combattenti della vittoria di Narvik sono pronti nell'Artico. Le divisioni tedesche comandante dal conquistatore di Norvegia, in cooperazione con i combattenti della libertà finlandesi, sotto la guida del loro maresciallo, proteggono il suolo della Finlandia. Formazioni del fronte orientale tedesco dalla Prussia dell'est ai Carpazi. Soldati tedeschi e romeni sono uniti sotto la guida del capo di stato Antonescu dalle rive del Prut alle sponde inferiori del Danubio fino alle spiagge del Mar Nero. L'obiettivo di questo fronte non è più la protezione dei singoli paesi, ma la salvaguardia dell'Europa e quindi la salvaguardia di tutti”.
L'Italia, la Romania, l'Ungheria e la Finlandia si unirono alla guerra contro l'Unione Sovietica. Speciali contingenti fascisti vennero raccolti in Francia e in Spagna e gli eserciti uniti dell'Europa controrivoluzionaria furono lanciati in una guerra santa contro i Soviet. Il piano del generale Max Hoffmann stava per esser messo alla prova». (M. Sayers & A. E. Kahn)36
Dopo aver subito l'invasione, l'URSS sembra in pochi mesi sul punto di crollare. Riesce però a resistere e a tal riguardo il 7 novembre 1941, 24° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, è uno dei momenti di svolta della seconda guerra mondiale, e quindi della storia umana nel suo complesso. Ha scritto sul tema delle righe molto belle Sergio Ricaldone37:
«Tutto sembrava perduto in quei giorni. Le “democrazie” europee stavano crollando come cartapesta schiacciate dalle divisioni corazzate del Terzo Reich e le croci uncinate dilagavano ovunque, il fascismo e il terrore non conoscevano ostacoli, i regimi di Hitler e Mussolini sembravano destinati a durare mille anni. Le speranze che i grandi ideali della Rivoluzione d’Ottobre avevano sollevato sembravano svanire di fronte al dramma che in quelle ore si stava consumando a pochi chilometri da Mosca. La macchina bellica tedesca sembrava invincibile. In pochi mesi le armate hitleriane avevano compiuto un’avanzata travolgente in territorio sovietico e nell’ottobre 1941 le truppe corazzate di Von Guderian si trovavano a 20 km dal centro di Mosca. La campagna di Russia sembrava dovesse concludersi come le altre guerre lampo condotte in tutta Europa da un esercito in apparenza invincibile. La stampa e la radio di Berlino – e quella di Roma – annunciavano come imminente la conquista della capitale sovietica, la sfilata dei panzer sulla Piazza Rossa e la capitolazione dell’URSS. […] Poi, improvvisamente, quando tutto sembrava perduto, il 7 novembre 1941, il popolo sovietico e la generazione di “come fu temprato l’acciaio”, trascinati dal loro leader, celebrano a loro modo l’anniversario della Rivoluzione: si alzano in piedi come un gigante che spezza ogni catena e trasmettono a tutti i popoli d’Europa oppressi dal nazifascismo un grande messaggio di speranza. La sera di quel giorno ascoltammo da Radio Mosca per la prima volta la voce di Stalin tradotta in simultanea per l’Europa intera occupata dai nazisti. Traduttore un certo Ercoli, alias Palmiro Togliatti».
Il simbolo della calma e della fiducia ritrovate è la sfilata per celebrare la Rivoluzione d'Ottobre che Stalin ordina sia tenuta come ogni anno il 7 novembre sulla Piazza Rossa. Il giovane Sacharov, pur capendo che si tratti di un evento preparato a questo fine, è grandemente impressionato dalle truppe e dai carri che sfilano per recarsi direttamente a combattere contro i tedeschi, ormai a pochi chilometri dalla capitale. L'evento si incide nella memoria del figlio di Berjia e sulla gente comune: l'idea che Stalin passasse in rassegna le sue truppe mentre tutto il mondo pensava che Mosca fosse già caduta ha avuto un impatto colossale. Anche gli operai rimangono grandemente impressionati dalla parata e dai discorsi di Stalin. Ancora Ricaldone:
«L’immagine di Stalin solo dentro al Cremlino, con i tedeschi a 20 km lungo la strada di Šeremetevo, resta nella storia del 20° secolo (qualunque sia il giudizio su Stalin) come il migliore esempio di come un leader sappia guidare il suo popolo nei momenti più difficili. Persino Churchill lo ricorda nelle sue memorie. Per ben due volte quel giorno, mentre Mosca era sotto il fuoco dei bombardieri tedeschi, Stalin fece sentire la sua voce. Al mattino, in una stazione della metropolitana di Mosca, davanti ai quadri del Partito e del Komsomol. Poi, più tardi, dall’alto del mausoleo di Lenin davanti alle truppe di riserva dell’Armata Rossa e ai reparti di operai delle officine di Mosca che si apprestavano a raggiungere il fronte, distante pochi chilometri, pronunciò uno dei discorsi più celebri, mescolando in una stupefacente simbiosi i passaggi gloriosi della storia russa con quelli della Rivoluzione d’Ottobre. “Compagni soldati e marinai rossi, comandanti e lavoratori politici, partigiani e partigiane! Il mondo intero vede in voi una forza capace di annientare le orde dei banditi tedeschi. I popoli asserviti d’Europa, caduti sotto il giogo degli invasori tedeschi guardano a voi come dei liberatori. Una grande missione liberatrice vi attende. Siatene degni. Quella che state conducendo è una guerra di liberazione, una guerra giusta. Possa ispirarvi in questa guerra il glorioso esempio dei nostri antenati, da Alexander Nevskij che sconfisse gli invasori svedesi, a Michail Kutuzov che sconfisse sulla nostra terra l’armata di Napoleone”.
Dopo quel discorso, ai suoi collaboratori che lo scongiuravano di abbandonare Mosca e di partire per Kuibyščev, Stalin rispose tranquillo: “Nessuna evacuazione. Resteremo qui fino alla vittoria e voi tutti resterete con me”. Fu così che la battaglia di Mosca diventò per i nazisti l’inizio della fine».38
Il miracolo è confermato dal comportamento delle truppe al fronte, che in quei momenti cruciali, combattendo per la prima e unica volta in condizioni di inferiorità numerica, impegnano i tedeschi in scontri terribili, costringendoli per le perdite subite a sciogliere e ricostituire interi reggimenti. La battaglia di Mosca diventa per i nazisti l’inizio della fine.
35. A. Graziosi, L'URSS di Lenin e Stalin, cit., 471.
36. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 22, paragrafo 2 – La seconda guerra mondiale.
37. S. Ricaldone, 7 novembre 1917, 7 novembre 1941, due giorni che hanno cambiato il corso della storia, Marx21 (web), 6 novembre 2011; Per un profilo generale del conflitto bellico in questa fase si è fatto riferimento a A. Graziosi, L'URSS di Lenin e Stalin, cit., pp. 471-497.
38. S. Ricaldone, 7 novembre 1917, cit.