27 Settembre 2022

14.1 GUINEA, TOGO, MALI

«In sostanza, solo la via rivoluzionaria può condurre ad una trasformazione profonda delle dure condizioni di vita ereditate dal periodo di dominio capitalistico, in un più alto livello di vita. Grazie alla rivoluzione i nostri popoli, che hanno sopportato indicibili umiliazioni, conquisteranno tutte le loro possibilità e i loro diritti umani». (Ahmed Sékou Touré, presidente del Ghana dal 1958 al 1984)87
Per far luce sul ruolo dell'imperialismo francese nel continente diamo spazio ad un’analisi molto ben articolata di Mawuna Remarque Koutonin88:
«Quando Sékou Touré della Guinea decise nel 1958 di uscire dall’impero coloniale francese, e optò per l’indipendenza del paese, l’élite coloniale francese a Parigi andò su tutte le furie e, con uno storico gesto, l’amministrazione francese della Guinea distrusse qualsiasi cosa che nel paese rappresentasse quelli che definivano i vantaggi della colonizzazione francese. Tremila francesi lasciarono il paese, prendendo tutte le proprietà e distruggendo qualsiasi cosa che non si muovesse: scuole, ambulatori, immobili dell’amministrazione pubblica furono distrutti; macchine, libri, strumenti degli istituti di ricerca, trattori furono sabotati; i cavalli e le mucche nelle fattorie furono uccisi, e le derrate alimentari nei magazzini furono bruciate o avvelenate. L’obiettivo di questo gesto indegno era quello di mandare un messaggio chiaro a tutte le altre colonie che il costo di rigettare la Francia sarebbe stato molto alto. Lentamente la paura serpeggiò tra le élite africane e nessuno dopo gli eventi della Guinea trovò mai il coraggio di seguire l’esempio di Sékou Touré, il cui slogan fu “Preferiamo la libertà in povertà all’opulenza nella schiavitù”.89
Sylvanus Olympio, il primo presidente della Repubblica del Togo, un piccolo paese in Africa occidentale, trovò una soluzione a metà strada con i francesi. Non voleva che il suo paese continuasse ad essere un dominio francese, perciò rifiutò di siglare il patto di continuazione della colonizzazione proposto da De Gaule; tuttavia si accordò per pagare un debito annuale alla Francia per i cosiddetti benefici ottenuti dal Togo grazie alla colonizzazione francese. Era l’unica condizione affinché i francesi non distruggessero prima di lasciare. Tuttavia, l’ammontare chiesto dalla Francia era talmente elevato che il rimborso del cosiddetto “debito coloniale” si aggirava al 40% del debito del paese nel 1963. La situazione finanziaria del neo indipendente Togo era veramente instabile, così per risolvere la situazione, Olympio decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA (il franco delle colonie africane francesi), e coniò la moneta del suo paese. Il 13 gennaio 1963, tre giorni dopo aver iniziato a stampare la moneta, uno squadrone di soldati analfabeti appoggiati dalla Francia uccise il primo presidente eletto della neo indipendente Africa. A togliere la vita ad Olympio fu un ex sergente della Legione Straniera di nome Etienne Gnassingbe che si suppone ricevette un compenso di $612 dalla locale ambasciata francese per il lavoro di assassino. Il sogno di Olympio era quello di costruire un paese indipendente e autosufficiente. Tuttavia ai francesi non piaceva l’idea.
Il 30 giugno 1962, Modiba Keita, il primo presidente della Repubblica del Mali, decise di uscire dalla moneta coloniale francese FCFA imposta a 12 neo-indipendenti paesi africani. Per il presidente maliano, era più incline ad un’economia socialista, era chiaro che il patto di continuazione della colonizzazione con la Francia fosse una trappola, un fardello per lo sviluppo del paese. Il 19 novembre 1968, proprio come Olympio, Keita fu vittima di un colpo di stato guidato da un altro ex soldato della Legione Straniera francese, il luogotenente Moussa Traoré».
87. A. Chiaia (a cura di), La rivoluzione d’Ottobre. Memorie e testimonianze dei protagonisti, cit.
88. M. Remarque Koutonin, 14 paesi africani costretti a pagare tassa coloniale francese, Africanews.it, 8 febbraio 2014.
89. Vale la pena segnalare anche la versione data da Hobsbawm, che ricorda come il paese si rivolse all'URSS: «Nell'Africa francese la Guinea fu costretta nel 1958 ad accettare l'indipendenza precocemente e in condizioni di impoverimento, allorché il suo leader, Sekou Touré, rifiutò l'offerta di De Gaulle di aderire a una “Comunità Francese”, nella quale la concessione dell'autonomia si combinava con una rigida dipendenza economica. Sekou Touré fu perciò il primo leader nero africano costretto a rivolgersi a Mosca per ottenere aiuto». Da E. Hobsbawm, Il secolo breve, cit., p. 264.

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