02 Agosto 2021

2.02. IL RUOLO DELL'IMPERIALISMO STATUNITENSE NEL DOPOGUERRA

«Abbiamo letto Stato e rivoluzione, né abbiamo dimenticato la sostanza di quell’insegnamento, per fortuna nostra! Non è la critica degli errori di Stalin che ce la farà dimenticare. Nella realtà delle cosiddette civiltà occidentali la fonte della legittimità del potere non è affatto la volontà popolare. La volontà popolare è, nel migliore dei casi, uno dei fattori che contribuiscono, esprimendosi periodicamente con le elezioni, a determinare una parte degli indirizzi governativi. Nelle elezioni, però (e valga pure l’esempio dell’Italia, tipico, per alcuni aspetti), entra in azione un molteplice sistema di pressioni, intimidazioni, esortazioni, falsificazioni, artifici legali e illegali, per cui l’espressione della volontà popolare viene ad essere assai gravemente limitata e falsificata. E il sistema opera nelle mani e a favore non solo di chi sta in quel momento al governo, quanto di chi detiene nella società il potere reale, che è dato dalla ricchezza, dalla proprietà dei mezzi di produzione e di scambio, e da ciò che ne deriva, incominciando dall’effettiva direzione della vita politica, sino alla immancabile protezione delle autorità religiose e di tutti gli altri gangli di potere che esistono in una società capitalistica. Noi sosteniamo che oggi, dati gli sviluppi e la forza attuale del movimento democratico e socialista, si possono operare strappi assai larghi in questo sistema che impedisce la libera espressione della volontà popolare, e si può quindi aprire un varco sempre più ampio alla manifestazione di questa volontà. Per questo ci muoviamo sul terreno democratico e senza uscire da questo terreno riteniamo possibili sempre nuovi sviluppi. Ciò non vuol dire, però, che non vediamo le cose come sono e che del modo come si svolge la vita democratica del mondo occidentale […] noi continuiamo a pensare che la democrazia di tipo occidentale è una democrazia limitata, imperfetta, per molte cose falsa, che richiede di essere sviluppata e perfezionata attraverso una serie di riforme economiche e politiche». (Palmiro Togliatti, da Intervista a Nuovi argomenti, 1956)
Una premessa è fondamentale per capire gli eventi precedenti e quelli successivi: dal termine della seconda guerra mondiale alla fine della guerra fredda (forse anche oltre), l'Italia è di fatto una semi-colonia statunitense a sovranità limitata. Ecco quanto riporta nel 2004 lo storico Nicola Tranfaglia34, presentando una raccolta di inediti documenti desecretati della CIA e dell'OSS (Office of Strategic Services, il predecessore della CIA):
«I documenti qui raccolti dimostrano come il gioco politico delle grandi potenze, e in particolare degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica, ma anche, in misura minore e potremmo dire decrescente, della Gran Bretagna, domini nettamente lo scenario generale entro cui si svolge, in Italia, il passaggio dalla dittatura alla democrazia e come questo condizioni in maniera assai forte le scelte che le forze politiche […] sono indotte a compiere […]. Un altro elemento che appare con chiarezza è […]: il processo di passaggio dal vecchio Stato fascista a quello repubblicano è caratterizzato da una forte continuità dello Stato stesso, e oggi si può affermare, con larga cognizione di causa, che le strutture amministrative e di potere cambiano assai poco nell'Italia degli anni Quaranta, e sono anzi destinate a rimanere in massima parte immobili anche nei due decenni successivi. […]
In particolar modo, in Sicilia ma non soltanto in Sicilia, l'associazione mafiosa indicata più tardi come Cosa nostra, che gli occupanti americani, per così dire, rivitalizzano a favore dei propri obiettivi e che svolge un ruolo centrale nell'occupazione angloamericana: gli Alleati se ne servono infatti, nell'immediato dopo-sbarco, utilizzando mafiosi e uomini vicini a essa, come i notabili locali, di cui hanno bisogno per mantenere l'ordine e per controllare adeguatamente la situazione di vuoto e confusione lasciata dal dissolto regime. Un'altra istituzione importante a cui gli occupanti fanno riferimento è la Chiesa cattolica di Pio XII, che in qualche modo svolge, attraverso il sostituto della segreteria vaticana Giovanni Battista Montini, a ciò presumibilmente delegato dal pontefice, una importante funzione di tramite tra le istituzioni locali e le potenze alleate, oltre a fornire agli angloamericani indicazioni preziose e una costante collaborazione, di cui essi non possono fare a meno. […] In special modo, tali ricostruzioni non avevano adeguatamente messo in luce in quale momento era avvenuto, nell'ottica delle potenze coalizzate contro l'Italia e la Germania, il passaggio dalla lotta contro il fascismo a quella contro il nuovo nemico, il Partito comunista italiano; ciò sia perché le indagini citate avevano puntato troppo sulla descrizione dello scontro ideologico e politico che divideva in quel momento gli italiani, sia perché esse avevano forse ritenuto (commettendo un grave errore sul piano interpretativo) che le istituzioni tradizionali della società italiana avessero già perduto il proprio primato rispetto ai partiti antifascisti sorti poco prima della caduta della dittatura. […] Nel 1944-45 l'Italia diventa, prima ancora dei discorsi di Churchill e di Truman che, nel 1946 e nel 1947, proclamano ai quattro venti il sollevarsi di una “cortina di ferro” e l'aprirsi della guerra fredda, il paese sorvegliato speciale dell'alleanza occidentale, sia per la posizione strategica di vicinanza al confine tra Est e Ovest, sia per la presenza in Italia di un partito comunista uscito dalla lotta di liberazione come il partito meglio organizzato, e che dispone, alla fine del 1945, di un milione e ottocentomila iscritti, suddivisi e inquadrati in migliaia di sezioni e di cellule lungo tutta la penisola».
Tranfaglia concorda con l'americanista Federico Romero, il quale ha scritto chiaramente che l'influenza degli USA sull'Italia «si estese ben oltre la sfera delle relazioni internazionali tradizionalmente intese». Inoltre, batte l'accento sull'azione «dei servizi segreti americani nel primo cinquantennio della repubblica, dei loro rapporti con la destra, e dei progetti volti a combattere i comunisti e la sinistra». Tra gli atti intrapresi c'è la decisione del giovane funzionario James Angleton (destinato a scalare i vertici della CIA) di
«salvare il comandante della Decima Mas Borghese prima dai partigiani e poi dalla giustizia italiana, in modo da consentirgli di essere arruolato nei servizi americani, con molti altri uomini che a lui facevano riferimento e che provenivano dal suo esercito, nell'ambito di operazioni coperte contro i comunisti. […] Potremmo dire, con una frase a effetto, che la guerra fredda nel nostro paese non comincia nel 1947 ma due anni prima, all'indomani della Liberazione, quando gli americani, o meglio l'OSS e i suoi emissari, scelgono di impiegare ufficiali e uomini scelti della Decima Mas in azioni coperte contro i partiti di sinistra (in particolare i comunisti, ma non soltanto loro) e il movimento sindacale italiano».
I documenti dell'OSS
«confermano da una parte la forte connessione tra mafia e politica nei quattro anni seguiti allo sbarco alleato e, dall'altra, l'attenzione particolare che l'onorata società porta verso i partiti in grado di garantire l'ordine costituito, vale a dire prima i separatisti, poi il partito cattolico. […] Viene insomma confermata quell'ipotesi generale sulla storia dell'Italia repubblicana che vede nascere, proprio durante la seconda guerra mondiale e nell'immediato dopoguerra, una sorta di coabitazione tra i partiti di governo, e in particolare quello cattolico, e l'associazione mafiosa siciliana in funzione anticomunista. Questo atteggiamento, per quanto finora ci è dato accertare, resterà in qualche modo costante durante il primo cinquantennio repubblicano e almeno fino al crollo del comunismo sovietico e alla fine del vecchio sistema politico italiano».
Leggiamo ora quanto riporta Tim Weiner35 nel 2008 sul ruolo della CIA nel paese:
«La Central Intelligence Agency condiziona la vita politica in Italia da più di sessant'anni. All'inizio della Guerra fredda, ricorrendo al denaro e alla propaganda, la CIA forgiò la moderna politica elettorale dell'Italia. E per l'intera durata di quella guerra interferì nella politica italiana più di ogni altra potenza straniera, più del Cremlino e del Vaticano. […] Gli Stati Uniti e la CIA esercitarono la loro influenza ricorrendo a “risorse finanziarie e politiche, ad amici e alla capacità di ricattare; a tutto ciò che una grande potenza all'apice del suo potere fa tradizionalmente nei suoi rapporti con amici e nemici”, come disse Thomas W. Fina, console generale americano a Milano negli anni Settanta. La CIA “assegnava appalti per l'esercito, negava appalti per l'esercito, finanziava alcuni partiti politici, prelevava denaro da altri, dava soldi a uomini politici, non lo dava ad altri, finanziava la pubblicazione di libri i contenuti di programmi radiofonici, quotidiani, giornalisti, concedeva e negava visti”. […] L'Italia fu il laboratorio della CIA per la Guerra fredda in Europa, il luogo in cui imparò come condurre azioni politiche segrete. Le operazioni italiane dell'agenzia iniziarono con un impeto di energia ed entusiasmo tre mesi dopo la sua nascita, nel 1947. […] il primo incarico della CIA fu di combattere il Partito comunista italiano nelle elezioni che si sarebbero tenute nell'aprile del 1948. La CIA temeva che i comunisti avrebbero vinto, che avrebbero preso il potere con i voti, non con le pallottole. […] Il segretario alla Difesa e il segretario di Stato sollecitarono la neonata CIA a pianificare operazioni clandestine […]: in primo luogo denaro, propaganda e organizzazioni di copertura. […] I soldi erano la migliore arma disponibile per combattere i comunisti italiani e i loro alleati di sinistra. La CIA stimò che per manovrare le elezioni ci sarebbero voluti almeno 10 milioni di dollari (una somma che equivarrebbe a 100 milioni di dollari odierni). […] il governo degli Stati Uniti architettò una complessa frode fiscale degna della mafia. Il Tesoro depositò milioni di dollari sui conti bancari di ricchi cittadini italoamericani che li girarono ai fronti politici creati con la collaborazione della CIA in Italia. […] Furono create storie di copertura per tenere segreta la fonte di quel denaro; nell'operazione vennero coinvolti i più potenti dirigenti delle aziende italiane. Attraverso i servizi segreti italiani, i milioni appena recuperati dalla CIA furono consegnati nelle mani di uomini politici, preti dell'Azione cattolica, dirigenti sindacali, associazioni di veterani, gruppi studenteschi, organizzazioni femminili, direttori di giornali e informatori politici indipendenti. I manifesti e le vignette ideati dalla CIA invasero ogni angolo d'Italia. […] I contatti della CIA con i leader italiani erano diretti. “Ci muovemmo molto in fretta per dare sostegno ai democristiani e il nostro contatto, ovviamente, era Alcide De Gasperi, quel gigante del partito della Democrazia Cristiana” ricorda Wyatt. […] I democristiani vinsero le elezioni con un margine rassicurante e formarono un governo da cui furono esclusi i comunisti. Tra il loro partito e la CIA ebbe inizio una lunga storia d'amore, fondata sulle instabili basi di una politica di coalizione che veniva cementata e rinforzata con il denaro. La pratica dell'agenzia di comprare elezioni e uomini politici con borse piene di soldi fu replicata di anno in anno in Italia […]. Col tempo le operazioni politiche della CIA in Italia si fecero più sofisticate, ma il Partito comunista italiano non s'indebolì e continuò a raccogliere circa un terzo dei voti popolari. Allen Dulles, che guidò la CIA negli anni Cinquanta, si rese conto che il sostegno di cui godevano i comunisti in Italia e in Francia derivava dal ruolo preminente che essi avevano avuto nei movimenti di resistenza durante la guerra, e che la loro forza stava in sindacati e giornali che avevano radici solide nella vita quotidiana. Dulles chiese alla CIA di “assumere un ruolo più aggressivo”. Per “indebolire questi partiti comunisti” e “scardinare la forza dei comunisti” scrisse, la CIA doveva collaborare direttamente con “cittadini patriottici, la stampa, la radio, il cinema e mezzi di comunicazione simili”. Doveva convincere la classe dirigente italiana a espellere i comunisti dai ministeri e dagli enti sociali, a buttarli fuori dalle scuole e dalle università e a stroncare il loro controllo sugli scali marittimi e i cantieri navali. A questo scopo, negli anni Cinquanta l'agenzia non si limitò più a fornire sostegno finanziario ai leader politici italiani. Contribuì alla costruzione dei moderni servizi segreti italiani. Creò e finanziò giornali e riviste. E lavorò giorno e notte per distruggere la CGIL […]. Concentrò i propri sforzi su Napoli, cercando di garantire che a scaricare il materiale militare americano dalle navi fossero portuali compiacenti. “C'erano scioperi politici indetti da forze sindacali comuniste” ricordava Victor Reuther, dirigente americano del movimento sindacale internazionale. “Se vuoi porre fine a uno sciopero, ti rivolgi a gente che sa menare le mani e i manganelli. E così ci si rivolse alla mafia corsa”. I soldi della CIA finirono nelle mani ben oliate di delinquenti per garantire che gli aiuti militari ed economici americani raggiungessero l'Italia senza impedimenti. […] Migliaia di agenti italiani vennero reclutati direttamente o indirettamente in una delle reti stay-behind della CIA, che prese il nome di Gladio. Organizzazioni clandestine di questo tipo furono create in base a un accordo formale del 1956 tra la CIA e i servizi segreti italiani […]. Almeno 132 depositi d'armi furono nascosti su tutto il territorio italiano, alcuni in grotte, altri nei seminterrati di caserme dei carabinieri. Gladio era un'iniziativa ufficiale nata sotto l'egida della NATO. Durò quanto la Guerra fredda. Consisteva in “strutture clandestine di materiale e di uomini di comando addestrati e pronti ad entrare in azione come forze di sabotaggio e di spionaggio quando fosse arrivato il momento”, stando a quanto ha dichiarato William Colby, che negli anni Cinquanta aveva operato presso la stazione romana della CIA e in seguito sarebbe diventato direttore della Central Intelligence».
Questa la situazione a metà degli anni '60:
«i capi dell'intelligence statunitense deploravano la cronica incapacità dei partiti democratici italiani di creare una vera democrazia. […] I finanziamenti segreti proseguirono per molti anni. Quest'epoca tradicomica nelle relazioni tra Stati Uniti e Italia si concluse negli anni Settanta, con un episodio che entrò a far parte di due epici scandali: il Watergate e il caso P2. Il presidente Richard M. Nixon e il suo ambasciatore in Italia, Graham Martin, si convinsero che in Italia il comunismo stesse di nuovo acquistando forza. Martin riuscì a persuadere Nixon che avrebbe potuto spostare a destra l'asse della politica italiana. A partire dal 1970, l'ambasciatore sovrintese alla distribuzione di 25 milioni di dollari ai democristiani e ai neofascisti italiani. Wells Stabler, vicecapo della missione diplomatica dell'ambasciatore Martin, ne fu testimone. […]
Il denaro contribuì a spezzare il vecchio ordine in Italia, creando uno slittamento globale a destra. Non è esagerato dire che i soldi della CIA contribuirono a far salire Giulio Andreotti al vertice del potere in Italia. […] Il finanziamento occulto all'estrema destra servì a promuovere un colpo di Stato neofascista. Portò alla condanna del generale Vito Miceli, capo del servizio segreto militare italiano, che aveva ricevuto almeno 800 mila dollari in contanti dalla CIA. […] Ciò che la CIA cercava di creare in nome della stabilità era, in realtà, instabilità. In Italia produsse una crisi. […] Il modello italiano elaborato per la prima volta alla fine degli anni Quaranta iniziò a dissolversi alla fine degli anni Settanta e all'inizio degli anni Ottanta. La forza politica dell'eurocomunismo e dello stesso comunismo sovietico cominciava a indebolirsi. Qualche anno dopo, di fronte al movimento di Solidarnosc in Polonia e alla perestrojka a Mosca, il Partito comunista italiano non era in grado di prendere una posizione».
Cosa aggiunge William Blum36? Oltre ai soldi versati ai partiti anticomunisti, la CIA
«spese anche un ammontare non rivelato a sostegno di riviste ed editori di libri e in altri mezzi per la manipolazione di informazioni e opinioni, come seminare nei media non americani di tutto il mondo notizie che mettessero il comunismo in cattiva luce e poi fare in modo che questi pezzi fossero ristampati da periodici italiani amici. […] negli anni Ottanta, il direttore della CIA William Casey fece in modo che l'Arabia Saudita sborsasse 2 milioni di dollari per impedire ai comunisti di conseguire conquiste elettorali in Italia. Inoltre, la più grande compagnia petrolifera degli Stati Uniti, la Exxon, ammise di avere dato fra il 1963 e il 1972 contributi ai democristiani e a diversi altri partiti politici italiani per un totale stabilito fra 46 e 49 milioni di dollari. Anche la Mobil Oil, fra il 1970 e il 1973, contribuì al processo elettorale italiano a suon di una media di 500 mila dollari all'anno. Non c'è riscontro che stabilisca che questi pagamenti corporativi fossero dovuti ai persuasori della CIA o del dipartimento di Stato, ma è quanto meno improbabile che le aziende si impegnassero così prodigalmente in quest'insolita attività collaterale in modo del tutto spontaneo. […] La lotta implacabile contro il Partito Comunista Italiano attraversò qualche svolta inedita. Una, nel 1950, si deve all'ingegno dell'ambasciatrice americana Clare Booth Luce. L'illustre Ms Luce […] decise di rendere noto che dal dipartimento della Difesa statunitense non sarebbero stati conferiti appalti di fornitura alle aziende italiane i cui addetti avevano scelto la rappresentanza del sindacato controllato dal Partito Comunista. Nel caso della FIAT, ciò ebbe risultati drammatici: la quota percentuale di voto per i comunisti precipitò immediatamente dal 60 al 38%. Poi ci fu il caso del cardinale Giovanni Battista Montini, un altro beneficiario della minuficenza della CIA. […] Il cardinale, da monsignore, era stato coinvolto nell'operazione vaticana per contrabbandare i nazisti verso la libertà dopo la seconda guerra mondiale. Aveva una lunga storia di legami con i governi occidentali e i loro servizi segreti. Nel 1963, divenne papa Paolo VI. In un'intervista del 1974, Marchetti [Victor Marchetti è stato assistente esecutivo del vicedirettore della CIA, ndr] parlò anche dell'addestramento fornito dall'Agenzia ai servizi di sicurezza italiani: “Vengono addestrati, ad esempio, ad affrontare disordini e cortei studenteschi, a preparare dossier, a fare il miglior uso di dati bancari e dichiarazioni dei redditi di singoli cittadini, ecc. In altre parole, a sorvegliare la popolazione del loro paese con i mezzi offerti dalla tecnologia. È ciò che chiamo tecno-fascismo”».
Di seguito un commento di Luciano Canfora37:
«La storia repubblicana dell'Italia è […] la storia di un paese sotto tutela e sotto osservazione costante: un paese per il quale la potenza egemone aveva, costantemente, pronta la soluzione “alternativa” per il caso che l'elettorato desse risposte “inaccettabili”. La grande prova fu il 18 aprile 1948. In epoca senza “sondaggi” le previsioni sul voto erano assai ardue. Gli USA si attrezzarono anche per l'eventualità che il “Fronte democratico-popolare” vincesse. Il documento reso noto nel novembre 1994 (documenti CIA resi accessibili agli studiosi dalla prima amministrazione Clinton) datato 3 marzo 1948, intitolato Conseguenze dell'ingresso al potere dei comunisti in Italia con mezzi legali, prevede l'intervento immediato degli Stati Uniti, dapprima attraverso la secessione della Sardegna e della Sicilia, quindi con la guerriglia, sostenuta dagli Americani che non dovrebbero però apparire in prima persona. L'altra alternativa presa in considerazione, dopo la premessa “gli USA non possono permettere ai comunisti di andare al potere in Italia con mezzi legali” perché “le ripercussioni psicologiche sarebbero tremende”, è quella di “falsificare il risultato del voto”. […] Nel 1990 è stato pubblicato il carteggio fra l'ambasciatrice degli Stati Uniti a Roma, Clare Boothe Luce, e il Dipartimento di Stato. Nel novembre 1953, dopo lo scacco elettorale del giugno 1953 (tentativo di introdurre una legge elettorale che “correggesse” il sistema proporzionale attraverso un “premio di maggioranza”: il premio non “scattò” per pochi voti), l'ambasciatrice scrive nel suo rapporto: “Il signor Scelba mi ha detto che i comunisti possono sempre essere messi dentro nel caso lo si ritenga necessario, ma non è ancora giunto il momento”. Questo atteggiamento, dalla signora giudicato morbido, induce la scrivente a questa irritata valutazione di Scelba, noto storicamente per la sua durezza nella contrapposizione al PCI: “Il signor Scelba non ha vere emozioni o convinzioni in materia di comunismo”. Infiltrarono uomini ai vertici del PCI, tentarono ogni altro genere di pressioni, cui non fu estraneo il Vaticano che lanciò per fini intimidatori la scomunica vitanda per coloro che votavano comunista, ma la Democrazia cristiana non si fece mai sospingere verso la decisione irreparabile. De Gasperi cominciò a non essere più benvisto in Vaticano; eppure dalla generazione successiva emersero leader come Fanfani e Moro la cui strategia prevalente era il “centro-sinistra” col recupero del PSI a responsabilità dirette di governo. Tutto questo, non va mai dimenticato, ha portato in un tempo successivo a tentativi di trattare l'Italia non “addomesticata” come la Grecia del 1967 o il Cile del 1973».
Altri documenti declassificati attestano come ancora nell'agosto del 1960, pochi mesi prima dell'elezione alla Casa Bianca di John Kennedy, il Consiglio di Sicurezza Nazionale proponga di usare la forza militare, se necessario anche unilateralmente, in caso di salita al potere dei comunisti in Italia, indifferentemente dalla legalità o meno della loro scalata.38
34. N. Tranfaglia, Come nasce la Repubblica. La mafia, il Vaticano e il neofascismo nei documenti americani e italiani 1943-1947, Bompiani, Bergamo 2008, pp. VII-XXX.
35. T. Weiner, CIA, cit., pp. I-VI (dalla Prefazione all'edizione italiana).
36. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 180-183.
37. L. Canfora, Democrazia, cit., pp. 280-282.
38. M. Peck, Declassified: How America Planned to Invade Italy (To Save It from Russia), The National Interest, 12 febbraio 2017.