01 Ottobre 2020

2.11. LA GRANDE CONGIURA MONDIALE CONTRO I BOLSCEVICHI

Per fare ciò ci affidiamo alla riscoperta di un testo dimenticato dai più: The great conspiracy against Russia (La grande cospirazione contro la Russia) dei giornalisti statunitensi Michael Sayers e Albert E. Kahn. Questo testo è stato pubblicato per la prima volta nel 1946 ed è stato tradotto e pubblicato in Italia in un'unica edizione, uscita nel 1949 (con diversi tagli peraltro). Da allora non sono seguite ripubblicazioni da noi, e il testo è pressoché introvabile sul mercato editoriale (perfino quello dell'usato). Grazie allo sforzo di alcuni compagni, che hanno trascritto il testo mettendolo a disposizione online, si è garantita la sopravvivenza di questo testo in italiano, sapendo che è possibile trovare anche la versione pdf integrale in inglese.26
Riguardo a questo testo il senatore statunitense per la Florida Claude Pepper scrisse:
«Non mi è noto che sia stato recato un maggior contributo alla causa della pace mondiale, per mezzo di una migliore comprensione internazionale della Russia e del suo presente in quanto sviluppo del suo passato, di quello dato da Alberi E. Kahn e da Michael Sayers col loro ottimo libro La grande cospirazione contro la Russia. Se la Russia da una parte e la Gran Bretagna e gli Stati Uniti dall'altra riusciranno a comprendersi, allora vi sarà una pace veramente duratura. Noi, del mondo occidentale, conosciamo il nostro passato e lo giudichiamo naturalmente alla luce della nostra esperienza. Ma pochi fra noi conoscono veramente qual è stata l'esperienza del popolo russo; quindi per lo più non ci rendiamo conto perché esso debba avere le opinioni che ha. Ciò che gli autori di questo libro hanno fatto è di richiamarsi al periodo che ha inizio con la rivoluzione russa e di farci un po' vedere il mondo attraverso l'esperienza russa. In breve, essi sono dotati di quel raro dono ambito dal poeta Burns, di farci vedere noi stessi come i russi ci vedono alla luce della loro esperienza. Una continuazione di quella politica disastrosa di intrigo antisovietico descritta con tanta vivezza in questo libro condurrebbe inevitabilmente a una terza guerra mondiale. Ecco perché questo libro dovrebbe essere letto e studiato da tutti coloro cui sta a cuore di vedere la pace consolidarsi durevolmente nel mondo. È un'opera che dovrebbe essere letta da ogni uomo politico americano ed inglese, e, per questa stessa ragione, da ogni cittadino di entrambi i paesi. Senza dubbio se i popoli e le nazioni più influenti della Terra guarderanno l'uno all'altro con simpatia e sforzo sincero di comprensione, noi possiamo avere per una pace durevole una speranza più viva di quella che mai l'umanità abbia nutrito nel suo cuore. Tutti noi siamo debitori al signor Kahn e al signor Sayers per averci narrato una storia cosi emozionante e drammatica».
Questa invece la recensione di Frederick Lewis Schuman, storico accademico presso l'Università di Chicago, specializzato in storia contemporanea e autore di svariati trattati tra cui Soviet Politics at Home and Abroad (1946):
«The authors have brilliantly told a story which is more fascinating than any fiction and yet is sober fact, documented and indisputable even in its most startling and incredible episodes. Here is the fantastic tale of the long and devious series of plots against the Soviet Union from the White emigrés, anti-Bolsheviks and interventionists of 1918 to the Trotskyites and Rightists of the 1920's and 1930's, the America Firsters, anti-Semites and native Nazis of yesterday, and the contemporary preachers of World War III»27.
Ci siamo soffermati sulla necessità di conferire attendibilità storica al testo, peraltro fondato su una ricchissima bibliografia (fatto constatabile guardando all'edizione integrale in inglese) perché è forse il testo più adatto per raccontare ai profani la storia “segreta” della diplomazia occidentale e delle congiure subite dalla Russia bolscevica prima e dall'URSS poi. Al lettore è caldamente consigliata pertanto la lettura integrale di questo testo, da confrontare poi criticamente con quanto riportato in questa opera, nella quale si riportano altre fonti storiografiche, anche di parte borghese, che confermano nella sostanza tutto quanto riportato da Sayers e Kahn, i quali, pur essendo autori di grande successo commerciale negli anni '30 e '40, non a caso sono stati completamente cancellati dal circuito commerciale, finendo anche sotto inchieste giudiziarie ai tempi del maccartismo per questo testo. Riportiamone alcuni estratti significativi.
A inizio dicembre 1917:

«Il Segretario di Stato [USA, ndr] Lansing consigliava, in un telegramma all'ambasciata statunitense di Londra, di stanziare un fondo segreto per finanziare la causa di Kaledin. Questo fondo, specificò il Segretario, doveva essere fornito tramite il governo britannico o quello francese. “Non ho bisogno di insistere,” aggiungeva Lansing, “sulla necessità di agire rapidamente e di far capire a quelli con cui parlate l'importanza di non palesare che gli Stati Uniti simpatizzano per il movimento di Kaledin, e tanto meno che lo aiutano finanziariamente”. A Francis si consigliava di far uso della più grande discrezione nel trattare con gli agenti di Kaledin a Pietrogrado in modo da non insospettire i bolscevichi. Nonostante queste accurate precauzioni, la trama fu scoperta dal governo sovietico, il quale stava in guardia contro ogni possibilità di intervento alleato in Russia. Verso la metà di dicembre la stampa sovietica accusò l'ambasciatore americano di congiurare segretamente con Kaledin. Francis negò blandamente di conoscere l'esistenza del capo cosacco».28
A fine dicembre 1917:

«Il 23 dicembre 1917, il giorno dopo la prima seduta della conferenza preliminare per la pace di Brest-Litovsk, i rappresentanti della Gran Bretagna e della Francia si incontrarono a Parigi e concludevano un accordo segreto per smembrare la Russia sovietica. In base a quest'accordo, chiamato L'Accord français-anglais du 23 décembre 1917, définissant les zones d'action françaises et anglaises, la Gran Bretagna avrebbe ottenuto in Russia una “zona d'influenza” che le avrebbe dato il petrolio del Caucaso e il controllo delle province baltiche; dalla “zona” attribuitale la Francia avrebbe avuto il ferro e il carbone del bacino del Donec e il controllo della Crimea. Questo trattato segreto anglo-francese non era che il punto di partenza della politica che le due nazioni avrebbero seguito nei riguardi della Russia per molti anni a venire».29
All'inizio della primavera 1918:

«La situazione a cui il governo sovietico si trovava di fronte all'inizio della primavera del 1918 era questa: la Germania era pronta a rovesciare il governo sovietico con la forza se i russi si fossero rifiutati di ratificare la pace di Brest-Litovsk; Gran Bretagna e Francia appoggiavano segretamente le forze controrivoluzionarie che si ammassavano ad Archangel'sk, a Murmansk e sul Don; i giapponesi, con l'approvazione degli Alleati, si preparavano a impadronirsi di Vladivostok e a invadere la Siberia».30
Nell'estate del 1918:

«Nell'estate del 1918, benché gli Stati Uniti fossero in guerra con la Germania e non con la Russia, il New York Times descriveva già i bolscevichi come “i nostri più accaniti nemici” e come “animali da preda”. I dirigenti bolscevichi erano universalmente denunciati dalla stampa statunitense come agenti prezzolati dei tedeschi. “Squartatori”, “assassini e pazzi”, “criminali assetati di sangue” e “feccia umana” erano i termini tipici con cui i giornali indicavano Lenin e i suoi seguaci. Al Congresso erano chiamati “quelle bestie dannate”. L'ambasciatore Francis restò in Russia fino al luglio del 1918. Sistematicamente diramava proclami e dichiarazioni in cui sollecitava il popolo russo ad abbattere il governo sovietico. Poco prima di imbarcarsi per gli Stati Uniti, Francis ricevette da Cicerin, il nuovo Commissario per gli Esteri, un telegramma di saluto al popolo degli Stati Uniti. In seguito Francis raccontò cosa ne aveva fatto. “Quel telegramma era evidentemente a uso dei pacifisti americani,” scrisse nella sua autobiografia Russia from the American Embassy, “e temendo che fosse diffuso dal Dipartimento di Stato, non lo trasmisi”».31
Nell'autunno 1918:

«Nell'autunno 1918 c'erano già più di settemila soldati britannici nella Siberia settentrionale. Altri settemila tecnici, ufficiali e soldati collaboravano con l'ammiraglio Kolčak ad addestrare ed equipaggiare il suo esercito antisovietico di russi bianchi. Millecinquecento italiani aiutavano i britannici e i francesi. C'erano circa ottomila soldati statunitensi al comando del generale Graves. La forza di gran lunga più numerosa in Siberia era quella dei giapponesi (più di settantamila uomini), che avevano l'ambizione di prendersi la Siberia. In novembre l'ammiraglio Kolčak, aiutato dai britannici e dai francesi, si proclamò dittatore della Siberia. L'ammiraglio, un ometto eccitabile descritto da uno dei suoi colleghi come “un bambino ammalato […] indubbiamente nevrastenico […] sempre sotto l'influenza altrui”, stabilì il suo quartier generale a Omsk e si conferì il titolo di “comandante supremo della Russia”.
Salutando Kolčak come il “Washington russo”, l'ex ministro zarista Sazonov si affrettò ad autonominarsi suo rappresentante ufficiale a Parigi. Londra e Parigi risonavano di inni elogiativi a Kolčak. Sir Samuel Hoare ripeteva che Kolčak era “un gentleman”. Winston Churchill lo descriveva come “onesto”, “incorruttibile”, “intelligente” e “patriota”. Il New York Times vedeva in lui “un uomo forte e onesto” con “un governo stabile e pressoché rappresentativo”. Il regime di Kolčak era generosamente rifornito dagli Alleati, in particolare dai britannici, di munizioni, armi e denari. “Abbiamo inviato in Siberia,” annunciava con orgoglio Knox, “centinaia di migliaia di fucili, centinaia di milioni di cartucce, centinaia di migliaia di uniformi e di giberne, ecc. Ogni pallottola sparata contro i bolscevichi dai soldati russi nel corso di quell'anno è stata fabbricata in Inghilterra da operai britannici con materiale britannico e spedito a Vladivostok in stive britanniche”. Un'aria popolare russa dell'epoca diceva:
Uniformi inglesi, spalline francesi, tabacco giapponese, Kolčak guida le danze!
[…] Uno degli aiutanti di Kolčak, l'ex ufficiale zarista Rozanov, diede queste istruzioni alle sue truppe:
1. Quando occupate villaggi precedentemente occupati dai banditi [i partigiani sovietici], insistete per farvi consegnare i comandanti del movimento; se non riuscite a farveli consegnare ma avete prove sufficienti della loro presenza, fucilate una persona su dieci.
2. Se, quando le truppe attraversano una città e la popolazione non le informa, avendo la possibilità di farlo, della presenza del nemico, un contributo monetario deve essere richiesto a tutti, senza eccezioni.
3. I villaggi in cui la popolazione ha accolto le truppe ad armi in pugno devono essere bruciati e tutta la popolazione maschile adulta deve essere fucilata; proprietà, case, carri, ecc., devono essere requisiti a uso dell'esercito. […]
Insieme alle truppe di Kolčak, bande di terroristi finanziate dai giapponesi saccheggiavano le campagne. I loro principali capi erano gli atamany Gregorij Semenov e Kalmykov. Il colonnello Morrow, comandante delle truppe statunitensi nel settore transbaicalico, riferì che in un villaggio occupato dalle truppe di Semenov, erano stati assassinati tutti gli abitanti: uomini, donne, bambini. La maggioranza degli abitanti, riferiva il colonnello, erano stati uccisi “come conigli” mentre fuggivano dalle loro case. Gli uomini erano stati bruciati vivi. “I soldati di Semenov e di Kalmykov,” riferiva il generale Graves, “sotto la protezione delle truppe giapponesi, vagavano per la campagna come bestie da preda, uccidendo e derubando la gente. […] Se si chiedeva loro ragione di questi brutali assassini, rispondevano che gli uccisi erano bolscevichi e questa spiegazione, a quanto pareva, era sufficiente a soddisfare tutti”. Il generale Graves espresse esplicitamente il suo orrore per le atrocità compiute ,dalle forze antisovietiche in Siberia. Il suo atteggiamento gli attirò l'ostilità dei dirigenti russi-bianchi, britannici, francesi e giapponesi. L'ambasciatore statunitense in Giappone, Morris, nel corso di un viaggio in Siberia, riferì al generale Graves di aver ricevuto dal Dipartimento di Stato un telegramma che diceva che la politica degli Stati Uniti in Siberia esigeva l'appoggio di Kolčak. “Ora, generale,” concluse Morris, “deve appoggiare Kolčak”. Graves rispose di non aver ricevuto nessun ordine in proposito dal Ministero della Guerra. “È il Dipartimento di Stato, non quello della Guerra, che dirige questa faccenda,” replicò Morris».32
Intanto:

«Il 22 novembre 1918, esattamente undici giorni dopo la firma dell'armistizio che pose fine alla prima guerra mondiale, un radiogramma portò al quartier generale meridionale di Denikin il messaggio che una flotta alleata era diretta a Novorossisk. Il giorno seguente navi alleate attraccarono nel porto del Mar Nero ed emissari inglesi e francesi sbarcarono per informare Denikin che abbondanti aiuti da Francia e Gran Bretagna sarebbero stati messi a sua disposizione nell'immediato futuro. Nelle ultime settimane del 1918 le truppe francesi occuparono Odessa e Sebastopoli. Una flottiglia inglese attraversò il Mar Nero e stabilì dei distaccamenti a Batum. Un comandante britannico fu nominato governatore generale della regione. Sotto la supervisione dello Stato Maggiore francese e abbondantemente rifornito di equipaggiamenti militari dai britannici, Denikin lanciò un'imponente offensiva contro Mosca».33
26. M. Sayers & A. E. Kahn, The Great Conspiracy Against Russia, Boni & Gaer, New York 1946; l'edizione italiana: è titolata La grande congiura, edita da Einaudi nel 1949. L'edizione originale è disponibile in pdf al seguente link: https://mltheory.files.wordpress.com/2017/06/great-conspiracy-against-russia.pdf. Quella italiana invece è stata diffusa dai compagni del Forum Scintilla Rossa al seguente link: http://scintillarossa.forumcommunity.net/?t=55008204; e si può trovare in formato pdf qui: https://drive.google.com/file/d/0B7uTI8VUdnjLRnVZTzAzMEhfZnc/view.
27. Traduzione: «Gli autori hanno brillantemente raccontato una storia che è più affascinante di qualsiasi finzione, eppure è un fatto sobrio, documentato e indiscutibile anche nei suoi episodi più sorprendenti e incredibili. Ecco la favola fantastica della lunga e subdola serie di complotti contro l'Unione Sovietica dagli emigrati bianchi, anti-bolscevichi e interventisti del 1918 ai trotskisti e alle “destre” degli anni '20 e '30, quelli di “prima l'America”, antisemiti e ferventi nazisti di ieri, e i contemporanei predicatori della Terza Guerra Mondiale».
28. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 1, paragrafo 5 - La diplomazia segreta.
29. Ibidem.
30. Ivi, cap. 2, paragrafo 2 – Ora zero.
31. Ivi, cap. 2, paragrafo 3 – Fine della missione.
32. Ivi, cap. 4, paragrafo 3 – Terrore in Oriente.
33. Ivi, cap. 6, paragrafo 4 – La campagna nel sud.