04 Agosto 2020

2.2. LA PREPARAZIONE ORGANIZZATIVA DELLA RIVOLUZIONE

«In concordanza con la decisione del Comitato Centrale del partito bolscevico, fu creato presso il soviet di Pietrogrado il Comitato militare rivoluzionario, organismo di lotta e centro legale di preparazione e direzione dell’insurrezione. Come aveva indicato Lenin in una lettera a N. I. Podvojskij, V. A. Antonov-Ovseenko, V. I. Nevskij, il Comitato militare rivoluzionario doveva diventare l’organismo, al di fuori del partito e con pieni poteri, dell’insurrezione, “legato con gli strati più larghi degli operai e dei soldati... Il punto essenziale era la vittoria della insurrezione e questo era l’unico obiettivo del Comitato militare rivoluzionario”. (Pubblicata in Kommunist, gennaio 1957, n. 1, pagina 37.). Esso fu composto da rappresentanti del Comitato Centrale e del comitato di Pietrogrado del partito bolscevico, della organizzazione militare presso il Comitato Centrale del partito, del presidium del Comitato Esecutivo e della sezione soldati del soviet di Pietrogrado, del comitato regionale finlandese dei soviet, dei sindacati, dei comitati di fabbrica, delle unioni sindacali dei ferrovieri e dei postelegrafonici e di altre organizzazioni. Tutta l’attività del Comitato militare rivoluzionario era diretta dal Comitato Centrale, con alla testa Lenin. Tra i suoi membri vi erano, fra altri. A. S. Bubnov, F. E. Dzeržinskij, J. M. Sverdlov, J. V. Stalin, M. S. Urickij del Comitato Centrale del partito bolscevico; G. I. Bokij e M. J. Lacis del comitato di Pietrogrado; V. A. Antonov-Ovseenko, K. S. Eremeev, N. V. Krylenko, K. A. Mechonosin, V. I. Nevskij, N. I. Podvojskij, A. D. Sadovskij, G. I. Čudnovskij della organizzazione militare; P. E. Dybenko del centro del Baltico; I. P. Flerovskij del soviet di Kronstadt; P. E. Lazimir per i social-rivoluzionari di sinistra. Sull’esempio del Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado altri ne sorsero in diversi centri. Essi si appoggiavano sui soviet nelle retrovie e sui comitati dei soldati al fronte, sulle guarnigioni rivoluzionarie e sulla Guardia Rossa. Gli operai di Pietrogrado e di altre città si dedicavano con entusiasmo all’istruzione militare nelle file della Guardia Rossa. Al momento dell’insurrezione la Guardia Rossa aveva preparato più di 20 mila operai armati a Pietrogrado, 12 mila a Mosca, 5 mila a Kiev, 3.500 a Charkov, 2.600 a Saratov, più di mille a Nižnij Novgorod; complessivamente in 62 città dell’intero paese (sulla base di dati incompleti) si contavano all’incirca 200 mila membri della Guardia Rossa. Questo esercito armato della classe operaia aveva alla base la volontà e l’appoggio di tutto il popolo lavoratore, che dava ai rivoluzionari una forza insuperabile.
Proseguiamo con la Storia Universale dell'Accademia delle Scienze dell'URSS16 che ragguaglia con precisione puntigliosa le modalità con cui venne preparata dal punto di vista organizzativo la Rivoluzione:
La linea del Comitato Centrale di portare avanti l’insurrezione armata, riscosse il consenso di tutto il partito: l’11 (24) ottobre la III conferenza cittadina dei bolscevichi di Pietrogrado, che rappresentava 50 mila membri del partito, approvò la risoluzione leninista sull’insurrezione. Negli stessi giorni una identica decisione venne presa dalla conferenza di partito di Mosca e dal comitato regionale bolscevico moscovita che dirigeva il partito in 13 province della Russia centrale. Tutte le conferenze di partito che si svolsero nel mese di ottobre posero all’ordine del giorno la preparazione e la mobilitazione di tutte le forze e di tutti i mezzi nella lotta per la rivoluzione socialista. Oltre alla piena approvazione della decisione del Comitato Centrale sulla insurrezione armata, tutte le risoluzioni parlavano della decisa volontà di tutti i comunisti di giungere alla vittoria della rivoluzione socialista. Così, per esempio, nella risoluzione della conferenza straordinaria di partito della Lettonia si diceva: “La conferenza ritiene che è giunto il momento dell’ultima, decisiva battaglia, il momento in cui si decide il destino non solo della rivoluzione russa, ma della rivoluzione mondiale... Preparandosi alle imminenti battaglie, il proletariato della Lettonia si pone il compito di mantenere una stretta unità con gli operai rivoluzionari di Pietrogrado e di Mosca e di sostenere con ogni forza e con ogni mezzo la lotta del proletariato russo nella conquista del potere statale”. I bolscevichi lettoni assicurarono il Comitato Centrale che i reggimenti lettoni erano pronti a intervenire assieme al proletariato e alla guarnigione di Pietrogrado nella lotta per il potere dei soviet. In tutto il paese, contemporaneamente alle conferenze di partito, ebbero luogo i congressi dei soviet locali, nei quali vennero eletti i delegati al II congresso panrusso dei soviet dei deputati degli operai e dei soldati. I congressi dimostrarono che i bolscevichi avevano ottenuto successi decisivi nella lotta per la conquista delle masse. Nella maggioranza dei casi ai delegati al congresso panrusso veniva affidato il mandato di esigere il passaggio di tutto il potere ai soviet. In un clima di crescente ardore rivoluzionario, il 16 (29) ottobre si tenne una seduta allargata del Comitato Centrale del partite bolscevico. A questa riunione, oltre ai membri del Comitato Centrale, parteciparono i rappresentanti del comitato di Pietrogrado, della organizzazione militare, del soviet di Pietrogrado, dei sindacati e dei comitati di fabbrica. Lenin presentò un rapporto sulla situazione politica del paese. Rendendo pubblica la risoluzione del Comitato Centrale del 10 (23) ottobre, egli dichiarò: “La situazione è chiara: o la dittatura kornilovista o la dittatura del proletariato con gli strati poveri dei contadini... Dall’analisi politica della lotta di classe in Russia e in Europa deriva la necessità di una politica estremamente decisa e attiva, che può essere soltanto l’insurrezione armata”. (V. I. Lenin: Seduta del Comitato Centrale del POSDR del 16 (29) ottobre 1917 […])
J. M. Sverdlov informò sulla preparazione della insurrezione nei vari centri. Egli rilevò il notevole aumento numerico del partito, che contava in quel periodo non meno di 400 mila iscritti, la sue vasta influenza nelle città, nelle campagne, nell’esercito e nella flotta. I rappresentanti del comitato di Pietrogrado, dell’organizzazione militare e delle organizzazioni operaie dichiararono che gli operai e i soldati della guarnigione appoggiavano i bolscevichi. Il membro del Comitato militare rivoluzionario e della organizzazione militare N. V. Krylenko comunicò, nel suo intervento, che i “reggimenti sono tutti con noi, senza eccezioni”. Tutto ciò veniva a confermare pienamente la conclusione di Lenin che le condizioni per una insurrezione vittoriosa erano mature. Kamenev e Zinov’ev intervennero mantenendosi sulle loro posizioni opportunistiche, ma ricevettero una decisa risposta. Stalin, Sverdlov, Kalinin, Dzeržinskij e altri sostennero che si doveva passare all’insurrezione. La seduta allargata del Comitato Centrale approvò la risoluzione di Lenin che diceva: “L’assemblea approva pienamente e sostiene completamente la risoluzione del Comitato Centrale, invita tutte le organizzazioni, tutti gli operai e i soldati a preparare in tutti gli aspetti e con tutte le forze l’insurrezione armata, ad appoggiare il centro creato a questo fine dal Comitato Centrale, ed esprime la piena fiducia che il Comitato Centrale e il soviet indicheranno tempestivamente il momento favorevole e i metodi più opportuni per l’offensiva”. (V. I. Lenin: Seduta del Comitato Centrale del POSDR del 16 (29) ottobre 1917 […])
Il Comitato Centrale organizzò un centro militare rivoluzionario così composto: Bubnov, Dzeržinskij, Sverdlov, Stalin e Urickij. Questo centro di partito fu incorporato nel Comitato militare rivoluzionario del soviet di Pietrogrado e ne divenne il nucleo dirigente. Sconfitti nel Comitato Centrale, Kamenev e Zinov’ev compirono un inaudito tradimento. Il 18 (31) ottobre il giornale menscevico Novaja Žizn pubblicò un’intervista a Kamenev nella quale egli, a nome suo e di Zinov’ev, dichiarava di non concordare con la risoluzione del Comitato Centrale sulla insurrezione armata, svelando in tal modo ai nemici della rivoluzione la decisione segreta di preparare la insurrezione nei giorni seguenti. Lenin, profondamente indignato, definì il gesto di Kamenev e Zinov’ev “scandaloso crumiraggio”. Il Comitato Centrale, nella seduta del 20 ottobre (2 novembre), dopo aver preso in esame una lettera di Lenin su questa questione, condannò il tradimento di Kamenev e Zinov’ev e pretese che i due cessassero la loro attività disorganizzatrice, imponendo loro di non fare dichiarazioni contro le decisioni del Comitato Centrale e la linea di lavoro da esso stabilita.17
Lenin diresse personalmente tutta la preparazione della rivoluzione proletaria. “Interamente, senza risparmio - ricorderà in seguito la Krupskaja - Lenin visse questo ultimo mese con il pensiero all’insurrezione, pensava solo a questo trasmettendo ai compagni questo suo spirito, questa sua ferma fiducia”. Egli dava le direttive ai membri del Comitato militare rivoluzionario, precisandone il piano di azione; controllava se tutto era stato fatto per garantire il successo dell’insurrezione. Come racconta nelle sue memorie il presidente del Comitato militare rivoluzionario N. I. Podvojskij, Lenin sottolineava che “...l’insurrezione è la forma di lotta più acuta; è una grande arte... I dirigenti che non conoscono la tattica della battaglia di strada perderanno l’insurrezione!”. In una lettera a Sverdlov, egli scriveva: “Attaccate con tutte le forze e vinceremo in pochi giorni”. Il Comitato Centrale del partito bolscevico inviava propri rappresentanti in tutto il paese, aiutava con consigli e indicazioni i sindacati, i comitati di fabbrica e le organizzazioni militari rivoluzionarie. Sottovalutandone la forza, la controrivoluzione borghese-latifondista guidata da Kerenskij e da altri esponenti del governo provvisorio sperava di potere ancora prevenire l’insurrezione e di distruggere il Comitato Centrale, centro dirigente della rivoluzione. Quando uno dei dirigenti del partito dei cadetti, V. D. Nabokov, espresse a Kerenskij il dubbio che il governo non potesse aver ragione dei bolscevichi, questi replicò: “Ho più forze di quel che non mi occorra; i bolscevichi saranno schiacciati definitivamente”. Tuttavia, alcuni ministri avevano già incominciato a capire che la situazione era disperata. Il 17 (30) ottobre, in una riunione segreta del governo provvisorio, vennero discusse le misure di lotta contro i bolscevichi. La maggioranza dei membri del governo chiedeva azioni decise, ma il ministro della difesa, generale Verchovskij, disse: “Intervenire decisamente non è possibile. Il piano c’è, ma occorre aspettare che sia l’altra parte ad attaccare. I bolscevichi sono nel soviet dei deputati operai e le forze per sciogliere il soviet non ci sono. Io non posso offrire al governo provvisorio una forza effettiva e perciò rassegno le mie dimissioni”. L’intervento del ministro della difesa era una nuova testimonianza della crisi che travagliava i “vertici”. Il governo provvisorio, allo scopo di sconfiggere la rivoluzione, ammassò nella capitale truppe controrivoluzionarie. Al Quartier generale, che si trovava a Mogilev, fu inviato l’ordine di accelerare l’invio di unità dal fronte. I reggimenti cosacchi, che erano di stanza a Pietrogrado, furono messi in stato d’allarme. Per la difesa del palazzo d’Inverno, sede del governo, vennero fatti affluire gli junkers con cinque autoblinde; nella piazza antistante il palazzo furono installati cannoni e mitragliatrici; venne pure rafforzata la difesa degli altri edifici governativi. Il comando del distretto militare di Pietrogrado ordinò di rafforzare il servizio di pattuglia in città e di arrestare coloro che si fossero presentati nelle caserme con l’appello all’insurrezione.
Informato dei preparativi del governo, il giornale Den scriveva il 17 (30) ottobre: “I preparativi del governo provvisorio contro una possibile azione dei bolscevichi procedono assai energicamente. Il vice-presidente A. I. Konovalov è in continuo contatto telefonico con il comandante del distretto e con le altre persone incaricate della lotta contro un’azione bolscevica... Konovalov ha dichiarato che il governo dispone di un numero sufficiente di forze organizzate per schiacciare un’eventuale azione...”. Il giornale, che presentava queste notizie con ingiustificato ottimismo, concludeva però riconoscendo che l’imminente azione dei bolscevichi era attesa dal governo con grande preoccupazione. I rappresentanti americani, inglesi e francesi sollecitavano il governo provvisorio a rafforzare la repressione contro i rivoluzionari. In una speciale riunione dei rappresentanti delle missioni militari dei paesi dell’Intesa, che ebbe luogo il 20 ottobre (2 novembre) presso la sede della Croce Rossa americana, il generale inglese Knox invitò il governo provvisorio a “sparare sui bolscevichi”. Essi rimpiangevano il fallimento del putsch di Kornilov e suggerivano di tentarne uno simile. Ma nessuna misura del governo provvisorio poteva ormai salvare il potere borghese. Il rapporto delle forze di classe nel paese, nell’ottobre 1917, era definitivamente a favore della rivoluzione socialista. Il 21 ottobre (3 novembre) la riunione generale dei comitati di reggimento della guarnigione di Pietrogrado, a nome di tutti i soldati, riconobbe che il Comitato militare rivoluzionario rappresentava lo Stato Maggiore della rivoluzione, permettendogli così di nominare propri commissari in tutti reparti della guarnigione e, successivamente, in alcune altre organizzazioni. Il Comitato militare rivoluzionario rese noto che, nell’ambito della guarnigione, nessun ordine e nessuna disposizione potevano essere esecutivi senza la firma del commissario, in qualità di rappresentante del soviet. Questo atto condizionò tutta l’attività delle unità militari. Crebbe e si rafforzò la Guardia Rossa operaia. Il 22 ottobre (4 novembre) la conferenza cittadina della Guardia Rossa di Pietrogrado adottò uno statuto, il cui primo punto diceva: “La Guardia Rossa operaia è l’organizzazione delle forze armate del proletariato nella lotta contro la controrivoluzione e per la difesa delle conquiste della rivoluzione”.
L’incorporamento nel Comitato militare rivoluzionario della direzione dei reparti della Guardia Rossa e della guarnigione rivoluzionaria diede la possibilità di una completa utilizzazione di tutte le forze combattenti della rivoluzione. Da Kronstadt e da Helsingfors furono chiamati a Pietrogrado i marinai della flotta del Baltico. All’incrociatore “Aurora” e ad altre navi furono assegnati compiti di combattimento. La flotta del Baltico contava allora oltre 100 mila uomini di equipaggio e 690 navi da combattimento e ausiliarie. La maggioranza dei marinai era pronta a sostenere decisamente gli operai della capitale. Il 22 ottobre (4 novembre) si celebrò la giornata del soviet di Pietrogrado, che rappresentò una specie di rassegna dei preparativi insurrezionali delle masse popolari rivoluzionarie. Un testimone degli avvenimenti storici dell’ottobre 1917 in Russia, lo scrittore americano John Reed, nel suo libro Dieci giorni che sconvolsero il mondo scrisse: “Pietrogrado presentava allora uno spettacolo curioso. Nelle officine le sale dei consigli erano piene di fucili; la Guardia Rossa si addestrava... In tutte le caserme si svolgevano ogni notte comizi, e le giornate trascorrevano in discussioni interminabili e appassionate. Verso sera la folla si addensava nelle strade; si spandeva in lente ondate, su e giù per la Prospettiva Nevskij...”. Tutta questa gigantesca massa andava verso lo Smolnyj, il Quartier generate della rivoluzione. Il partito bolscevico, con alla testa Lenin, preparava al combattimento il potente esercito della rivoluzione socialista, pronto ad attaccare, nella battaglia decisiva contro il vecchio mondo dello sfruttamento che aveva ormai fatto il suo tempo».
16. Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia Universale, vol. VIII, Cap. I, cit.
17. Lenin chiese in effetti l’espulsione dei due: «Kamenev giocò d’anticipo rassegnando le proprie dimissioni. Stalin pur appoggiando le posizioni sostenute da Lenin, espresse la propria contrarietà verso tale provvedimento ritenendolo così deleterio per il partito in quel determinato periodo, dato che questi aveva bisogno di unità e non di frazionamento». Da F. Trotterro, Stalin e la Rivoluzione d'Ottobre, cit.