18 Ottobre 2021

3. LA NASCITA DELLA CEKA DI DZERZINSKIJ E DEL “TERRORE ROSSO”

Fiumi e fiumi di pagine sono state scritte dalla borghesia per raccontare la barbarie dei bolscevichi. Una barbarie secondo loro incarnata più di qualsiasi altra cosa dalla repressione conseguente alla sospensione dei diritti civili messa in atto dalla polizia politica, nata subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre e guidata dal “famigerato” Feliks Dzeržinskij (Vilnius, 11 settembre 1877 – Mosca, 20 luglio 1926), etichettato come un boia sanguinario, un carnefice secondo solo a Stalin per le maledizioni e le accuse ricevute dai “liberali”. Dato che questo punto di vista è quello comunemente raccontato nelle scuole, dai media, dalle opere storiche borghesi, diamo qui spazio al punto di vista bolscevico, dando ampio spazio agli estratti dell'opera di A. V. Tiskov dedicata a Dzeržinskij, il quale, per gli incarichi che ha ricoperto (tra gli altri quello, conferito da Lenin, di ministro dell'Interno e delle Comunicazioni dal 1921 al 1924), potrebbe ben rappresentare l’immagine della Rivoluzione d’Ottobre. Per la Russia rivoluzionaria, per i comunisti di tutto il mondo, incarna la figura del militante impegnato con abnegazione nel partito per la diffusione del pensiero marxista, per l’attività di agitazione tra le masse, pagata con persecuzioni e reclusioni nelle prigioni zariste. Diventò protagonista nella direzione dell’Ottobre e assunse il compito di dirigere l’organo di sicurezza, la CEKA, per affrontare una controrivoluzione spietata negli atti di terrorismo, sabotaggio, diversione, per contrastare e debellare le macchinazioni degli imperialisti per soffocare nel sangue la Repubblica dei Soviet. Dzeržinskij assunse anche posizioni contrarie a quelle espresse da Lenin, ma fece sempre autocritica, con sincerità. Questo dimostra come la pratica della critica e dell’autocritica serva a sviluppare e cementare l’unità del partito. Per la propaganda borghese, per i nemici del proletariato e gli agenti della borghesia, Dzeržinskij raffigurava l’icona della repressione arbitraria, della crudeltà gratuita che avrebbe mosso i comunisti in ogni circostanza, era insomma il «boia rosso». Andiamo a smentire questa rappresentazione, iniziando il racconto dall'inizio di dicembre del 1917.41
41. A. V. Tiskov, Dzeržinskij, cit., cap. XI Il giacobino proletario, pp. 355-390, che copre tutti i capitoli successivi sull'argomento.

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