30 Ottobre 2020

2.9. L’INSTAURAZIONE DEL POTERE SOVIETICO NELLE DIVERSE LOCALITÀ

«La Russia intera con i suoi centri industriali, politici e culturali fu la base della rivoluzione socialista. Durante i primi giorni della rivoluzione, dal 25 al 31 ottobre (7-13 novembre), il potere dei soviet fu instaurato in 16 centri provinciali e alla fine di novembre già in tutti i più importanti centri industriali e sui principali fronti di guerra. Gli operai di Pietrogrado, di Mosca e degli altri centri proletari ebbero una grande funzione nella instaurazione del potere sovietico nella periferia. Il Comitato militare rivoluzionario di Pietrogrado inviò nelle diverse province più di 600 agitatori, 106 commissari e 61 istruttori; il governo sovietico inviò nelle campagne circa 10 mila operai per la organizzazione del lavoro rivoluzionario. L’instaurazione del potere sovietico nelle diverse regioni del paese avvenne in tempi e condizioni diversi: in alcuni grossi centri industriali e politici del paese, dove i soviet erano in mano ai bolscevichi già dal periodo di preparazione della rivoluzione socialista e che di fatto erano padroni della situazione, il potere sovietico fu instaurato rapidamente e, in gran parte, per via pacifica. Così avvenne a Lugansk, Ivanovo-Voznesensk e in tutta la regione industriale di Ivanovo-Kinesma, a Ekaterinburg, Ufa, nella maggior parte delle altre città degli Urali, nelle città del Volga, a Nižnij Novgorod, Samara e Carizyn. Ma in alcune città la controrivoluzione costrinse operai e contadini a passare alla lotta armata. Molto più complessa fu l’instaurazione del potere sovietico negli immensi territori della Siberia e dell’Estremo Oriente, dove l’assenza della grande proprietà fondiaria e di una industria sviluppata non aveva consentito uno sviluppo radicale della lotta di classe. Nelle campagne dominava un forte strato di kulaki (contadini ricchi); i pochi operai erano dispersi in isolati centri industriali, principalmente lungo la ferrovia transiberiana. Poche erano le organizzazioni bolsceviche; fra gli operai, ma soprattutto fra i contadini, erano i socialrivoluzionari e i menscevichi ad avere ancora l’influenza predominante. A Omsk, Irkutsk, Cita e in altre località erano esistite sino all’autunno 1917 organizzazioni socialdemocratiche unitarie di bolscevichi e menscevichi e questo fatto aveva frenato la lotta per il potere sovietico. Sotto la direzione del Comitato Centrale del partito i bolscevichi della Siberia e dell’Estremo Oriente crearono in breve tempo organizzazioni combattive e svilupparono un’efficace lotta per la vittoria della rivoluzione socialista. Il 29 ottobre (11 novembre) il potere sovietico venne instaurato a Krasnojarsk e il 29 novembre (12 dicembre) a Vladivostok. Il 30 novembre (13 dicembre), dopo avere sconfitto con una lotta armata le forze della controrivoluzione, prese il potere anche il soviet di Omsk. Il 10 (23) dicembre il III congresso regionale dei soviet della Siberia occidentale, riunito a Omsk, proclamò l’instaurazione del potere sovietico in tutta la Siberia occidentale. Con l’aiuto dei reparti delle Guardie Rosse di Krasnojarsk e di altre città, i lavoratori di Irkutsk, alla fine del dicembre 1917, sconfissero le Guardie Bianche che avevano promosso una rivolta contro il potere sovietico. Il 6 (19) dicembre il potere passò, al soviet a Chabarovsk.
Il 14 (27) dicembre il III congresso circondariale dei soviet dell’Estremo Oriente, riunito a Chabarovsk, adottò una dichiarazione sul passaggio di tutto il potere ai soviet nelle regioni dell’Amur e del Territorio Marittimo (Primorskij Kraj). Alla fine del gennaio 1918 fu liquidata e cacciata da Tomsk la cosiddetta Duma regionale siberiana, che pretendeva di rappresentare il potere in Siberia. Il II congresso dei soviet di tutta la Siberia, che si tenne nel febbraio 1918 a Irkutsk, consolidò la vittoria del potere sovietico in Siberia e nell’Estremo Oriente. Molti sforzi da parte del potere sovietico richiese la repressione della controrivoluzione cosacca nel Don, diretta dall’atamano Kaledin, che aveva affermato che le truppe del Don non si sarebbero sottomesse al governo sovietico e si era messo sulla via della guerra aperta al potere sovietico. Nella zona del Don si erano intanto precipitati tutti i capi della controrivoluzione russa: Miljukov, Denikin, Kornilov e i loro complici. Kaledin si collegò con i cosacchi controrivoluzionari del Kuban, del Terek, di Astrakan, con l’atamano cosacco Dutov a Orenburg e con altre forze controrivoluzionarie. Gli Stati imperialisti inviarono a Kaledin armi e denaro, sperando di rovesciare col suo aiuto il potere sovietico. Il segretario di stato americano Lansing scriveva in un rapporto al presidente Wilson: “La forza meglio organizzata e capace di farla finita col bolscevismo e di soffocare il governo è rappresentata dal gruppo del generale Kaledin... La sua disfatta significherebbe mettere tutto il paese nelle mani dei bolscevichi... Occorre rafforzare negli alleati di Kaledin la convinzione che essi riceveranno aiuti morali e materiali dal nostro governo se il loro movimento diventerà sufficientemente forte...”. I finanzieri americani, i governi francese e inglese diedero a Kaledin ingenti somme di denaro per organizzare la rivolta antisovietica. La missione americana della Croce Rossa cercò di far giungere nel Don automezzi blindati e macchine. Con i soldi degli imperialisti stranieri anche i generali zaristi Alekseev e Kornilov cominciarono a formare l’esercito, cosiddetto “volontario”, delle Guardie Bianche. In novembre Kaledin riuscì a conquistare Rostov sul Don e poi Taganrog. Dopo aver instaurato in queste città un regime di sanguinoso terrore, egli manifestò l’intenzione di marciare su Mosca. Per sconfiggerlo, il governo sovietico gli mandò incontro unità di Guardie Rosse e reparti rivoluzionari da Mosca, Pietrogrado e dal Donbass.
Nel frattempo il partito bolscevico conduceva un lavoro di chiarificazione fra i cosacchi. In gennaio, nel villaggio cosacco di Kamensk si tenne il congresso dei cosacchi che combattevano al fronte. Erano presenti rappresentanti del Comitato Centrale e del comitato clandestino di Rostov del partito bolscevico. Il congresso riconobbe il potere sovietico, formò un comitato rivoluzionario del Don con a capo il cosacco Podtelkov, elesse la delegazione da inviare all’imminente III congresso panrusso dei soviet e dichiarò guerra a Kaledin, che si trovò cosi attaccato frontalmente e alle spalle. Convintosi che la sua situazione era senza via di scampo, Kaledin preferì suicidarsi. All’inizio di febbraio insorsero gli operai di Taganrog, instaurando in città il potere sovietico. Reparti della Guardia Rossa arrivarono alla periferia di Rostov, che occuparono il 24 febbraio; il giorno seguente cadeva anche Novočerkassk. In tutta la zona del Don si affermò così il potere sovietico. Per l’instaurazione del potere sovietico, assieme al popolo russo lottarono coraggiosamente i popoli delle altre nazionalità della Russia. La politica nazionale leninista assicurò l’unità delle forze rivoluzionarie dei diversi popoli e comunità della Russia. I principi fondamentali di questa politica nazionale erano stati trasformati in legge nella dichiarazione sui diritti dei popoli della Russia, approvata dal Consiglio dei Commissari del Popolo il 2 (15) novembre 1917. La dichiarazione proclamava l’uguaglianza e la sovranità dei popoli della Russia, il loro diritto alla libera autodeterminazione, sino alla separazione e alla formazione di uno Stato autonomo; proclamava l’abolizione di tutti i privilegi e le limitazioni nazionali e religiose, il libero sviluppo delle minoranze nazionali e dei gruppi etnici che popolavano il territorio della Russia. Nell’appello A tutti i lavoratori musulmani della Russia e dell’Oriente, nel manifesto al popolo ucraino e in altri suoi atti, il governo sovietico dimostrò chiaramente la profonda, fondamentale differenza della sua politica nazionale liberatrice da quella praticata dal governo provvisorio. La politica dell’internazionalismo proletario raccolse attorno al potere sovietico i lavoratori di tutte le nazioni. Tuttavia, le peculiarità delle sviluppo politico ed economico-sociale delle nazionalità periferiche ebbero il loro peso nel corso della lotta per l’instaurazione del potere sovietico. La rivoluzione socialista incontrò in alcune zone l’accanita resistenza delle organizzazioni nazionalistico-borghesi, sorte ancor prima della Rivoluzione d’Ottobre (la Rada ucraina e bielorussa, il Kurultai in Crimea, l’Orda di Alas nel Kazachstan eccetera).
Queste organizzazioni crearono “governi” nazionalistici controrivoluzionari e, coprendosi con la bandiera della lotta per l’indipendenza nazionale, dichiararono guerra al potere sovietico. Fecero blocco con i nazionalisti attivi elementi controrivoluzionari che avevano trovato riparo in quelle zone dopo la Rivoluzione d’Ottobre e che cercavano ora di trasformare quei centri nazionalisti in focolai della controrivoluzione.
Le forze rivoluzionarie dovettero lottare nelle regioni periferiche, assai più che non nelle regioni centrali, contro la pressione degli imperialisti stranieri. Le difficoltà della lotta per il potere dei soviet erano legate anche all’assenza o alla scarsissima presenza del proletariato, alla debolezza delle organizzazioni bolsceviche e alla maggiore influenza dei partiti opportunistici e nazionalistici sulle masse lavoratrici. Il potere sovietico trionfo rapidamente nelle zone della Bielorussia e del Prebaltico non occupate dai tedeschi. A Mogilev si trovavano il Quartier generale del comando supremo, la Rada nazionalistico-borghese della Bielorussia, e numerose formazioni controrivoluzionarie: il corpo d’armata del generale Dowbór-Muśnicki, formato da polacchi che prestavano servizio militare nel vecchio esercito; battaglioni d’assalto eccetera. Queste forze controrivoluzionarie rappresentavano una seria minaccia per il potere sovietico, poiché potevano in qualsiasi momento essere utilizzate contro Pietrogrado e Mosca. Esse però non trovavano alcun appoggio tra le masse popolari. Le organizzazioni bolsceviche della Bielorussia e del fronte occidentale, fin dalla vigilia della Rivoluzione d’Ottobre, disponevano della maggioranza nei soviet e nei comitati dei soldati, ciò che permise al soviet di Minsk, il 25 ottobre (7 novembre), di prendere il potere nella città. lo seguirono ben presto i soviet di Gomel, di Mogilev, di Vitebsk e di altri centri. Come indicava in un suo rapporto al governo sovietico il Comitato esecutivo dei soviet della regione occidentale, il passaggio del potere ai soviet in tutti i centri più o menu importanti era avvenuto in un paio di settimane. Nella seconda metà di novembre si tenne a Minsk il congresso dei soviet dei deputati operai e soldati, il congresso del fronte e il congresso dei soviet contadini. Ai lavori di questi congressi parteciparono con pieni potere, da parte del Comitato Centrale del partito bolscevico e del Consiglio dei Commissari del Popolo e del Comitato Esecutivo Centrale, Ordzonikidže e Volodarskij. In Bielorussia si formò il Consiglio dei Commissari del Popolo della regione occidentale con a capo il noto dirigente bolscevico Mjasnikov. La lotta per instaurare il potere sovietico si concluse con successo anche nelle zone non occupate del Baltico. Il 24 ottobre (6 novembre) ebbe inizio l’insurrezione a Reval (Tallinn) e il 26 ottobre (8 novembre) il Comitato militare rivoluzionario pubblicava il proclama della vittoria della rivoluzione e dell’instaurazione del potere sovietico in Estonia. In Lettonia, nella città di Valka, il 16-17 (29-30) di cembre, sotto la direzione dei bolscevichi, ebbe luogo il congresso dei soviet dei deputati operai, soldati e contadini, che elesse il primo governo sovietico della Lettonia.
I lavoratori dell’Ucraina sostennero decisamente l’iniziativa del proletariato russo. Gli operai rivoluzionari e i soldati di Kiev si erano mossi il 25 ottobre (7 novembre) con la richiesta dell’immediato passaggio del potere nelle mani dei soviet. Come risposta, i rappresentanti controrivoluzionari del governo provvisorio pubblicarono un proclama che invitava a lottare contro il potere sovietico. La classe operaia ucraina, sotto la direzione dei bolscevichi, insorse in difesa dei soviet. Gli operai della fabbrica “Arsenal”, del 3° aerocentro e di altre fabbriche di Kiev pretesero l’adozione di provvedimenti decisi nei riguardi della controrivoluzione. Il 27 ottobre (9 novembre) nella seduta congiunta del soviet dei deputati operai e del soviet dei deputati dei soldati fu creato il Comitato militare rivoluzionario. Il giorno dopo i suoi membri vennero arrestati, ma le masse non smobilitarono. Fu formato un nuovo Comitato militare rivoluzionario, che diresse l’insurrezione armata iniziata il 29 ottobre (11 novembre). Nel corso di combattimenti durati tre giorni venne infranta la resistenza della controrivoluzione. Tuttavia la Rada centrale chiamò dal fronte i reggimenti influenzati dai nazionalisti borghesi ucraini e, mutando a proprio favore il rapporto di forze, riconquistò il potere a Kiev. La Rada riuscì con azione demagogica ad attirare dalla sua parte una considerevole parte di contadini, soprattutto quelli ricchi, e proclamò il suo potere in tutta l’Ucraina. Il 7 (20) novembre essa pubblicò la cosiddetta Terza Universale, in cui dichiarava di non volersi sottomettere al governo sovietico della Russia; essa inoltre sottoscrisse un accordo con il comandante del fronte romeno, generale Ščerbačev, per unire i fronti romeno e sudoccidentale in un unico fronte ucraino, sotto il comando dello stesso Ščerbačev, e si alleò con l’atamano Kaledin. Le attività ostili della Rada centrale costrinsero il Consiglio dei Commissari del Popolo a presentare il 4 (17) dicembre 1917 un ultimatum, che imponeva la cessazione di ogni attività disgregatrice al fronte; di proibire l’afflusso di forze controrivoluzionarie verso il Don; di abbandonare l’alleanza con Kaledin e di restituire in Ucraina le armi ai reggimenti rivoluzionari e ai reparti della Guardia Rossa. Il governo sovietico avvertiva la Rada che, in caso di mancata esecuzione dei suoi ordini, doveva considerarsi in stato di guerra con il potere sovietico. Contemporaneamente il Consiglio dei Commissari del Popolo in un manifesto al popolo ucraino riconosceva l’indipendenza dell’Ucraina e smascherava il carattere controrivoluzionario della Rada e la sua politica antinazionale e antisovietica.
La Rada si oppose all’ultimatum del governo sovietico e si rivolse, per ottenere sostegno, ai governi dell’Intesa, che si erano affrettati a riconoscerla e a muoversi in suo aiuto. Le masse popolari ucraine si convinsero, sulla base dell’esperienza, che la Rada era l’organo della dittatura della borghesia nazionalistica ucraina, asservita al capitale straniero, e scesero in armi contro di essa e i suoi protettori imperialisti. Il Donbass rivoluzionario non riconobbe il potere della Rada. I bolscevichi di Charkov, sotto la guida del membro del Comitato Centrale del partito bolscevico Artem (F. A. Sergeev), dopo aver represso la controrivoluzione locale e instaurato il potere sovietico nella città, agirono di comune accordo con i soviet del Donbass nella lotta per la conquista del potere in tutta l’Ucraina. A Charkov, l’11 (24) dicembre 1917, si aprì il I congresso dei soviet dell’Ucraina. Il giorno successivo il congresso proclamo il potere sovietico in Ucraina, elesse il Comitato Esecutivo Centrale e formò il governo sovietico di Ucraina, che ebbe nel suo Consiglio Artem (Sergeev), Bos, Kočjubinskij e altri. Il congresso informò il popolo ucraino della stretta alleanza stabilitasi fra l’Ucraina sovietica e la Russia sovietica. Il Consiglio dei Commissari del Popolo della repubblica russa mandò il proprio saluto al governo sovietico dell’Ucraina e promise il suo completo appoggio nella lotta contro la controrivoluzione. In pochi giorni il potere sovietico vinse a Ekaterinoslav, Odessa, Cernigov e in varie altre città dell’Ucraina. Il 16 (29) gennaio 1918 scoppiò a Kiev una nuova insurrezione armata, che facilitò il compito alle unità rivoluzionarie che stavano entrando in città. Il 26 gennaio (8 febbraio) Kiev era conquistata dal potere sovietico. La Rada fuggi in Volinia. Il potere sovietico fu instaurato in quasi tutto il territorio dell’Ucraina, in Crimea e in Moldavia. All’inizio del 1918, dopo aspra lotta, il potere dei soviet fu instaurato anche in molti grossi centri del Kuban, delle zone rivierasche del Mar Nero, e in marzo in tutto il Caucaso settentrionale. Buacidže, Buinakskij, Kirov e Ordžonikidze furono i principali organizzatori di questa lotta. Nella zona transcaucasica la lotta per il potere sovietico ebbe un carattere particolarmente complesso e durò a lungo. Le cause sono da ricercarsi nell’assenza di grossi centri industriali, a esclusione di Baku, per cui il proletariato era debolissimo; nell’ostilità fra le diverse nazionalità fomentata da lungo tempo dalle classi sfruttatrici; nella debolezza delle organizzazioni bolsceviche locali e nella maggiore attività dei partiti nazionalistico-borghesi, che si erano formati già da tempo e con una demagogica politica nazionalistica avevano conquistato una notevole influenza tra le masse; nella diretta ingerenza degli imperialisti stranieri. A Baku, centro proletario della Transcaucasia, dove la lotta dei lavoratori era diretta da una forte organizzazione bolscevica guidata da Saumjan, Džaparidže, Azizbekov e altri, il potere sovietico venne instaurato il 31 ottobre (13 novembre). Ben presto i soviet trionfarono in quasi tutto l’Azerbaigian. Ma il 15 (28) novembre i partiti nazionalistici controrivoluzionari (i menscevichi georgiani, dasnaki armeni e mussavatisti azerbaigiani), con l’aiuto diretto degli imperialisti stranieri, crearono a Tiflis (Tbilisi) un proprio organo di potere borghese, il cosiddetto “Commissariato della Transcaucasia”. Questi partiti condussero un’accanita propaganda antisovietica, organizzarono bande armate con l’aiuto dei generali delle Guardie Bianche e degli agenti stranieri, e nel gennaio 1918 massacrarono a tradimento i soldati rivoluzionari, che ritornavano dal fronte turco.
La lotta per il potere sovietico nella Transcaucasia si protrasse per lungo tempo. I lavoratori della Transcaucasia la portarono a termine soltanto negli anni 1920-1921. Negli Urali l’atamano cosacco Dutov, nel dicembre 1917, sollevò una rivolta antisovietica nella zona di Orenburg, con l’aiuto dei menscevichi e dei socialrivoluzionari, della borghesia e dei proprietari fondiari, dei nazionalisti cosacchi e baskiri e degli imperialisti stranieri. Occupando Orenburg, Dutov tagliava la Russia sovietica dall’Asia centrale e minacciava l’esistenza del potere sovietico nei centri industriali degli Urali e delle zone del Volga. Egli cercava inoltre di stabilire un contatto diretto con Kaledin. Il governo sovietico mandò contro Dutov reparti di Guardie Rosse, di marinai rivoluzionari e di soldati da Pietrogrado e da Mosca. Alla disfatta di Dutov parteciparono i lavoratori degli Urali, delle zone del Volga, dell’Asia centrale e del Kazachstan. Commissario straordinario nella lotta contro Dutov fu Kobozev, noto esponente bolscevico degli Urali. Il 18 (31) gennaio 1918 le truppe rivoluzionarie, con l’aiuto dei lavoratori insorti, occuparono Orenburg e schiacciarono la controrivoluzione cosacca. Dutov, con un pugno di suoi fidi, si rifugiò nelle steppe di Turgaj.
A Orenburg il potere passò nelle mani del soviet dei deputati operai, soldati, contadini e cosacchi. La disfatta delle truppe di Dutov ebbe grande importanza, perché affermò il potere sovietico su] territorio del Kazachstan e dell’Asia centrale. Nell’Asia centrale il Centro della rivoluzione socialista fu Taskent. Il 28 ottobre (10 novembre) 1917 gli operai della ferrovia e i soldati rivoluzionari iniziarono la lotta armata. Per quattro giorni la città fu teatro di scontri accaniti. In aiuto agli operai di Taskent insorti sopraggiunsero squadre di combattenti da varie città dell’Asia centrale e del Kazachstan. Il 31 ottobre (13 novembre) l’insurrezione armata si concluse vittoriosamente e soppresse il potere del comitato turkestano del governo provvisorio. Alla metà di novembre, al III congresso circondariale dei soviet che si tenne a Taskent, si formò il governo sovietico e il Consiglio dei Commissari. del Popolo del Turkestan. Il diverso rapporto delle forze di classe in alcune zone dell’Asia centrale e del Kazachstan protrasse la lotta per il potere sovietico per alcuni mesi, fino al marzo del 1918, quando furono sconfitti il forze e i centri principali della controrivoluzione nazionalistico-borghese dell’Asia centrale (il Kokand autonomo) e del Kazachstan (l’Orda di Alas) e i cosacchi “bianchi” degli Urali, di Orenburg e della regione dei Sette Fiumi. In definitiva, il potere sovietico si affermò in quasi tutto il territorio russo nel periodo dall’ottobre 1917 al marzo 1918. Caratterizzando questa marcia trionfale Lenin scrisse: “Per tutta la Russia dilagava l’ondata della guerra civile e dappertutto noi vincevamo con una rapidità incredibile, proprio perché il frutto era maturo, perché le masse avevano ormai superato l’esperienza della politica di conciliazione con la borghesia. La nostra parola d’ordine ‘Tutto il potere ai soviet!’, verificata in pratica dalle masse in una lunga esperienza storica, divenne sangue del loro sangue e carne della loro carne”. (V. I. Lenin: VII congresso del Partito Comunista (Bolscevico) della Russia. Rapporto sulla guerra e la pace […])»24
24. Ibidem.