12 Luglio 2020

2.8. LA LIQUIDAZIONE DEL QUARTIER GENERALE CONTRORIVOLUZIONARIO

«In quei giorni una seria minaccia per il potere sovietico era rappresentata dal Quartier generale del comando supremo, che si trovava a Mogilev e che si era trasformato in un centro di complotto controrivoluzionario. Dopo la fuga di Kerenskij, il comandante del Quartier generale, Duchonin, si proclamò comandante supremo. Al Quartier generale si erano precipitati gli ex-ministri del governo provvisorio, con l’intenzione di mettere in piedi un governo antisovietico con a capo il socialrivoluzionario Černov. Le missioni militari straniere presso il Quartier generate consigliavano Duchonin a non sottomettersi al governo sovietico. A nome del governo sovietico Lenin richiese categoricamente a Duchonin d’iniziare immediatamente, in conformità al decreto sulla pace, trattative con il comando tedesco. Duchonin rifiutò di eseguire questa disposizione e allora il governo sovietico lo destituì e nominò comandante supremo l’alfiere Krylenko. Duchonin non si sottomise neppure a questo nuovo ordine del governo e per organizzare le forze della controrivoluzione, liberò dagli arresti i generali Kornilov, Denikin, Lukomskij, Romanovskij e altri che avevano partecipato alla rivolta di Kornilov. Il 9 (22 novembre) Lenin si rivolse per radio a tutti i comitati di reggimento, di divisione, di corpo di armata, d’armata, a tutti i soldati e marinai invitandoli a prendere nelle loro mani la causa della pace. Ai reggimenti che si trovavano nelle prime linee del fronte si riconobbe il diritto d’intavolare trattative con il nemico e di raggiungere accordi di armistizio da inviare poi, per la definitiva ratifica, al Consiglio dei Commissari del Popolo. Per reprimere la ribellione, al Quartiere generale furono inviati, sotto il comando di Krylenko, reparti di soldati e marinai rivoluzionari da Pietrogrado, da Minsk e da altre località. Il 18 novembre (1° dicembre), ancor prima dell’arrivo del nuovo comandante supremo, il Comitato militare rivoluzionario di Mogilev si proclamò massimo potere nella città e, con l’aiuto di reparti rivoluzionari, prese nelle sue mani il controllo sul Quartier generale. Duchonin fu arrestato; i soldati indignati lo fucilarono. La rapida disfatta delle rivolte di Kerenskij, Krasnov e di Duchonin era frutto dell’aiuto attivo e completo che le masse dei soldati e dei marinai davano alla rivoluzione socialista. John Reed, che in quei giorni si trovava al fronte, scrisse che “le delegazioni delle forze di terra e di mare si succedevano a Pietrogrado, portando le loro felicitazioni entusiastiche al nuovo governo del popolo”. Nel corso del mese di novembre nella maggioranza delle formazioni militari il potere passò ai comitati militari rivoluzionari».23
23. Ibidem.

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