01 Dicembre 2020

2.2. L'INTERPRETAZIONE MARXISTA (E DEL COMINTERN) DEL NAZISMO

Gli storici marxisti interpretano il nazismo come lo strumento usato dal grande capitale, dalla borghesia reazionaria per distruggere il movimento proletario-socialista. Questa tesi è stata negata da autori come Fest e Hildebrand (Il Terzo Reich, 1979), che sottolineano l’autonomia politica del nazismo dal grande capitale e le intenzioni anticapitaliste del nazismo. I nazisti avrebbero voluto, dopo la vittoria nella guerra, sbarazzarsi dell’industrialismo capitalista. Avrebbero protetto la grande industria solo perché ne avevano bisogno per vincere il conflitto. Secondo George Mosse (Le origini culturali del Terzo Reich, 1968) il successo di Hitler sarebbe dovuto alla capacità di dare uno sbocco concreto alla fumosa e indefinita volontà rivoluzionaria dei ceti medi. La «rivoluzione germanica», la ricerca di una terza via alternativa a capitalismo e comunismo, diventa rivoluzione antiebraica. Hitler distingue tra capitalismo ebraico (responsabile dei mali dei ceti medi) e capitalismo tedesco (ariano e «buono»). Il nemico non è più il capitalismo in quanto tale, bensì il capitale ebraico (oltretutto, secondo Hitler, gli ebrei sono anche i capi del movimento bolscevico internazionale). Deviando la rabbia dei ceti medi in crisi contro i capitalisti ebrei e la «cospirazione giudaico-marxista», Hitler salva il capitalismo tedesco dalla rovina, schiacciando i movimenti di sinistra. «Capitalismo», per i nazisti, è sinonimo di «industrialismo ebraico». Quello di Krupp e della Farben non è, per i nazisti, capitalismo in senso proprio ma piuttosto, industrialismo ariano, al servizio del Volk.12 Vediamo adesso il punto di vista del Comintern, incarnato da Dimitrov. Ci aiutiamo con Aldo Calcidese13:
«Il 2 agosto 1935, a Mosca, Giorgio Dimitrov presenta il Rapporto di apertura al VII Congresso dell’Internazionale Comunista, quello in cui si esamina la nuova situazione creata dalla vittoria del fascismo in diversi paesi europei. In questo Congresso viene elaborata la tattica dei Fronti Popolari, come strumenti per unire le più vaste masse popolari nella lotta contro il nemico principale del momento: il fascismo. Perché la vittoria del fascismo e che cos’è il fascismo: sono due domande alle quali bisogna rispondere. Le sfere imperialistiche tentano di scaricare tutto il peso della crisi sulle spalle dei lavoratori – afferma Dimitrov – e per questo hanno bisogno del fascismo. C’erano diverse idee riguardo alla natura del fascismo. Secondo il socialdemocratico Otto Bauer, il fascismo sarebbe una forma di potere statale “al di sopra di tutte e due le classi, il proletariato e la borghesia”. Per il socialista inglese Brailsford il fascismo era “la piccola borghesia insorta che si è impadronita della macchina statale”.
No – risponde Dimitrov – “il fascismo non è né un potere al di sopra delle classi, né il potere della piccola borghesia o del sottoproletariato sul capitale finanziario. Il fascismo è il potere dello stesso capitale finanziario. Il fascismo al potere, come lo ha definito la XIII Sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista, è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario”. (Giorgio Dimitrov, Questioni del fronte unico e del fronte popolare, […]) È inevitabile la vittoria del fascismo? – si chiede Dimitrov – e risponde che non è inevitabile, ma che il fascismo è giunto al potere perché la classe operaia e le masse popolari si trovarono divise a causa della politica di collaborazione di classe della socialdemocrazia con la borghesia monopolistica. Esemplare era la situazione dell’Austria, dove la socialdemocrazia aveva salde posizioni nell’esercito e nell’apparato statale e avrebbe potuto soffocare sul nascere il fascismo nascente. Ma i socialdemocratici cedettero le posizioni conquistate, permisero alle forze reazionarie di rafforzarsi, di abrogare la Costituzione, di epurare l’esercito e la polizia dai militanti socialdemocratici. Ma se i capi della socialdemocrazia portavano le più grosse responsabilità per la vittoria del fascismo, non c’è dubbio che in diversi paesi i partiti comunisti avevano commesso degli errori, anche gravi, soprattutto di settarismo. Il VII Congresso dell’ Internazionale Comunista fu anche il Congresso in cui si misero in evidenza spietatamente questi errori e si procedette ad un aggiustamento della tattica dei partiti comunisti. “Noi non temiamo – affermò Dimitrov – di mettere apertamente in rilievo gli errori, le debolezze e i difetti che si manifestano nelle nostre file, perché siamo un partito rivoluzionario, che sa di poter svilupparsi, crescere e adempiere ai suoi compiti soltanto a condizione di sbarazzarsi di tutto ciò che impedisce il suo sviluppo”. […]
Gruppetti ultrasinistri e anarco-trockijsti attaccavano la politica dell’Internazionale, affermando che aveva compiuto una “svolta a destra”. Dimitrov risponde in questo modo: “Vi sono dei sapientoni ai quali sembra che tutto questo sia una ritirata dalle nostre posizioni di principio, una specie di svolta a destra rispetto alla politica del bolscevismo. Questo ci interessa poco… Non saremmo dei marxisti rivoluzionari, dei leninisti, dei degni allievi di Marx, di Engels, di Lenin e di Stalin, se non sapessimo rimaneggiare tutta la nostra politica e la nostra tattica in conformità delle modificazioni avvenute nella situazione e degli spostamenti prodottisi nel movimento operaio mondiale”.
[…] Dimitrov punta il dito sul settarismo come uno dei peggiori limiti nell’azione dei partiti comunisti. “Il settarismo pieno di boria non vuole e non può comprendere che la direzione della classe operaia da parte del partito comunista non si ottiene automaticamente…per conquistarla bisogna non già declamare sulla funzione dirigente dei comunisti, ma con il proprio lavoro quotidiano di massa e con una giusta politica meritarsi, conquistarsi la fiducia delle masse operaie”.
[…] Nella nuova situazione determinata dall’offensiva del fascismo, i comunisti devono realizzare una politica capace di unire tutti gli strati sociali che possono essere mobilitati contro il fascismo, per creare in tutti i paesi dei vasti Fronti Popolari. A questo scopo, non bisogna avere paura di scendere sul terreno della difesa delle stesse libertà democratiche borghesi perché le masse lavoratrici, in molti paesi capitalisti, devono scegliere in concreto, per il momento presente, “non già tra la dittatura proletaria e la democrazia borghese, ma tra la democrazia borghese e il fascismo”. Pur essendo dei partigiani della democrazia sovietica – afferma Dimitrov – noi difenderemo “palmo a palmo le conquiste che la classe operaia ha strappato in anni di lotta accanita, e lotteremo decisamente perché siano estese”.
Gli insegnamenti di Dimitrov e dell’Internazionale Comunista sono oggi di grande attualità, nel momento in cui la borghesia monopolista ricorre al fascismo e alla fascistizzazione per stroncare la resistenza delle masse popolari, per cancellare gli stessi diritti e libertà democratiche conquistati con decenni di lotte. L’Europa è piena di regimi reazionari e antipopolari, che fanno dell’attacco alle condizioni di vita dei proletari l’elemento qualificante della loro azione politica. Come negli anni ’30, si è scatenata una campagna di attacco ai comunisti e alle forze democratiche, in alcuni paesi i comunisti operano in condizioni di illegalità o di semi-illegalità. […] Dimitrov ci insegna che i comunisti, in determinate circostanze, devono difendere strenuamente le stesse libertà democratiche borghesi, che non ci sono state regalate dai padroni, ma sono state conquistate a prezzo di decenni di lotte e di sangue. Unire la difesa dei principi alla capacità di elaborare una tattica duttile che consenta di applicare i principi universali alla situazione concreta di ogni paese. Allo stesso tempo, bisogna ripetere instancabilmente in ogni assemblea operaia, in ogni riunione di massa, che solo l’abbattimento del sistema capitalistico di oppressione e di sfruttamento darà la vera libertà alle masse lavoratrici e popolari. Il marxismo-leninismo rappresenta la bussola fondamentale per orientarsi nelle più difficili situazioni. Nella scienza marxista-leninista è possibile trovare le risposte a tutti i grandi problemi dell’umanità. Ma i comunisti non possono limitarsi a predicare dei principi generali, devono imparare a “navigare nelle acque tempestose della lotta di classe e non rimanere sulla riva come osservatori a registrare l’approssimarsi delle onde, in attesa del bel tempo”.
(Dimitrov – Rapporto al VII Congresso dell’ I.C.
12. Vd nota paragrafo 2. Interpretazioni Storiografiche Borghesi e “Idealiste” del Nazismo.
13. A. Calcidese, Gli insegnamenti di Giorgio Dimitrov e dell’Internazionale Comunista nella lotta contro il fascismo, CCDP, 14 ottobre 2010.