22 Settembre 2020

2.5. IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA REALISMO POLITICO E PROGETTO UTOPISTA

«La XVII Conferenza del nostro partito ha affermato che uno dei compiti fondamentali per l'attuazione del secondo piano quinquennale consiste nel distruggere le sopravvivenze del capitalismo nell'economia e nella coscienza degli uomini. È un concetto assolutamente giusto. Ma possiamo dire di aver già superato tutte le sopravvivenze del capitalismo nell'economia? No, non possiamo dirlo. E tanto meno […] nella coscienza degli uomini. Non possiamo dirlo […] anche perché esiste ancora un accerchiamento capitalistico, che si sforza di ravvivare e di stimolare le sopravvivenze del capitalismo nell'economia e nella coscienza degli uomini nell'URSS, e contro il quale noi bolscevichi dobbiamo tener sempre le polveri asciutte. È chiaro che queste sopravvivenze non possono non costituire un terreno favorevole per rianimare, nella testa di singoli iscritti al partito, l'ideologia dei gruppi antileninisti battuti».
(Stalin, Problemi della direzione politica e ideologica; 26 gennaio 1934)58
Un'adeguata modalità di lettura dell'epoca staliniana dovrebbe tener conto sia dei compromessi ideologici (portati avanti per questioni contingenti e strutturali) nella costruzione dell'URSS, sia della volontà da parte del PCUS dapprima, del solo Stalin poi, di mantenere in vita un'alterità radicale rispetto ai sistemi capitalistici borghesi. Nel ventennio '20-30s si è quindi cercato di pervenire ad un difficile equilibrio tra le necessità imposte dal realismo politico (comprendente lo stato d'eccezione permanente) e la volontà di costruire effettivamente una forma di socialismo capace di restare agganciata all'ideologia del marxismo-leninismo. In questo capitolo ci concentreremo sulla politica interna portata avanti dal regime, sviluppando le problematiche della politica estera nel prossimo capitolo. Senza poter analizzare nella totalità i provvedimenti presi dalla dirigenza si è scelto di privilegiare quattro aspetti di analisi: una fenomenologia dei “Filosofi-Re” e dell'etica razionale che li contraddistingue; il nesso tra industrializzazione pianificata, collettivizzazione delle campagne e uso del terrore nella pacificazione della questione contadina; il progetto operaista e anti-intellettuale portato avanti da Stalin; il consenso popolare come conseguenza della ristrutturazione dei rapporti di produzione, del miglioramento materiale e culturale delle condizioni di vita e dell'eliminazione di ogni ideologia razzista.
58. J. Stalin, Opere Scelte, cit. pp. 860-861.