23 Ottobre 2020

3.3. I NEMICI INTERNI DELLA RIVOLUZIONE

«Tutte le forze controrivoluzionarie aspiravano a unificarsi sotto la parola d'ordine della convocazione dell'Assemblea costituente. Il ruolo di organizzatore principale del complotto sembrava appartenere al Partito Democratico Costituzionalista (cadetti). Insieme ai menscevichi e ai socialisti-rivoluzionari di destra, i cadetti crearono l'Unione per la Difesa dell'Assemblea costituente. Nel giorno d'inaugurazione dell'Assemblea, i congiurati si proponevano di dare inizio ad una rivolta armata, di arrestare il Consiglio dei Commissari del Popolo e di consegnare tutto il potere all'Assemblea costituente, la cui maggioranza era formata da deputati dei partiti borghesi e conciliatori, eletti in diverse parti del paese prima della rivoluzione d'Ottobre. Al fine di liquidare i piani dei cospiratori, il Consiglio dei Commissari del Popolo, nella sua riunione del 18 dicembre 1917, incaricò la VCK di arrestare tutti i membri dell'Unione per la Difesa dell'Assemblea costituente. La missione fu eseguita immediatamente. Tuttavia, il Commissario del Popolo alla Giustizia, il socialista-rivoluzionario di sinistra Steinberg, approfittando del fatto che le carceri erano di sua pertinenza, liberò gli arrestati quella notte stessa. Dzeržinskij ricorse contro la decisione di Steinberg presso il Consiglio dei Commissari del Popolo”, che gli diede ragione. Per riequilibrare i rapporti “il socialista-rivoluzionario di sinistra Aleksandrovič fu designato vicepresidente della VCK. Sette socialisti-rivoluzionari di sinistra entrarono nel consiglio di direzione della VCK. Dopo quella “vittoria”, la gioia s'impadronì della direzione centrale dei socialisti-rivoluzionari di sinistra [guidati dalla Spiridonova, ndr]».
Abbiamo già parlato del decreto La patria socialista in pericolo! del 21 febbraio 1918. Vediamone le conseguenze operative per la Ceka:
«Dzeržinskij lesse il decreto ai membri del consiglio di direzione.
-Compagni! Si tratta di un cambiamento radicale nelle competenze e nei compiti della VCK. Finora ci occupavamo soltanto delle indagini e delle identificazioni. La punizione dei criminali si effettuava nei tribunali popolari e rivoluzionari ai quali consegnavamo i nostri materiali. Ora, tenendo conto che è proprio la VCK che lotta contro i reati menzionati nel decreto, le si assegna la funzione di comminare le pene previste nel decreto stesso. Bisogna eliminare implacabilmente i nemici della rivoluzione. E questo dobbiamo farlo noi. […]
Dzeržinskij non aveva alcun dubbio che tutti i comunisti-cekisti avrebbero messo in pratica la volontà del partito e del governo sovietico. […]
-Sarebbe bene rivolgersi alla popolazione e informarla sui nuovi diritti della VCK – propose Ksenofontov»,

che in breve lesse ai compagni il progetto di informazione:
«“La Commissione Straordinaria di tutta la Russia per la lotta alla Controrivoluzione, al Sabotaggio e alla Speculazione, aggiunta al Consiglio dei Commissari del Popolo, rende noto a tutti i cittadini che fino a questo momento la commissione è stata condiscendente con i nemici del popolo, ma ora, quando l'idra della controrivoluzione diventa ogni giorno più spudorata, incoraggiata dall'offensiva a tradimento dei controrivoluzionari tedeschi, quando la borghesia mondiale cerca di strangolare l'avanguardia dell'internazionale rivoluzionaria, il proletariato russo, la Commissione Straordinaria di tutta la Russia non ritiene che esista altra via d'uscita per lottare contro le spie, i controrivoluzionari, gli speculatori, i malviventi, i delinquenti, i sabotatori e gli altri parassiti, se non l'eliminazione implacabile sul luogo del delitto...”.
-Un momento – lo interruppe Peters – va tutto bene ma a me pare che tu abbia esagerato troppo: “l'idra”, “i parassiti”. Non si scrivono così i documenti ufficiali.
-Non importa, che resti così. Ivan Ksenofontov ha scritto a suo modo, nello stile degli operai. E noi, Jakov Christoforovič, noi ci rivolgiamo fondamentalmente agli operai – disse Dzeržinskij – ma è indispensabile aggiungere che non agiamo di nostra iniziativa ma “basandoci su una risoluzione del Consiglio dei Commissari del Popolo”.
...e per questo annuncia – Ksenofontov proseguì la sua lettura – che tutti gli agenti nemici e le spie, gli agitatori controrivoluzionari, gli speculatori, gli organizzatori di rivolte e i partecipanti all'organizzazione di disordini per il rovesciamento del potere sovietico, tutti quelli che fuggono verso il Don per entrare nelle bande controrivoluzionarie di Kaledin e Kornilov, quelli che comprano e vendono armi per spedirle alla guardia bianca finlandese, agli eserciti controrivoluzionari di Kaledin e Kornilov, per armare la borghesia controrivoluzionaria di Pietrogrado, saranno implacabilmente fucilati dai distaccamenti della commissione sul luogo del delitto”.
-È tutto?
-Per ora è tutto, Feliks Edmundovič.
-Dove lei parla dell'entrata nelle bande controrivoluzionarie di Kornilov e di Kaledin, aggiunga: “e nelle legioni controrivoluzionarie polacche”. In corrispondenza si deve aggiungere: “e alle truppe di Dowbor-Musnicki” dove si parla di quelli che comprano e vendono armi – propose Dzeržinskij.
-Vale la pena? Ci sono molte canaglie, non possono essere citate tutte – obiettò Peters.
-No, no. Bisogna aggiungerlo senza dubbio! In primo luogo, la controrivoluzione polacca non è meno pericolosa di quella russa e, secondariamente, tutti sanno che il presidente della VCK è un polacco e se non menzioniamo le legioni del generale Dowbor-Musnicki, ciò getterà delle ombre sulla mia persona – insistette Dzeržinskij. Con le suddette modifiche, l'avviso della VCK apparve il 23 febbraio su Izvestija CIK».

Un altro episodio, avvenuto pochi giorni dopo:
«Feliks Edmundovič! Abbiamo appena catturato questo bandito che a nome della VCK rubava ai borghesi nei ristoranti. Facendo una perquisizione nel suo appartamento, abbiamo trovato questo – comunicava Ksenofontov, tirando fuori dalla sua valigetta e mettendo sul tavolo gioielli, valori e documenti in bianco della VCK, del CEC Panrusso, del Commissariato del Popolo agli Affari Esteri e di altre istituzioni sovietiche.
-Chi è questa canaglia?
-Il principe Eboli. Ma agiva usando i cognomi Dolmatov, Najdi, Makovskij...
Il consiglio di direzione della Commissione Straordinaria decise con votazione unanime di fucilare il principe Eboli per furto e per opera di discredito del potere sovietico. Dzeržinskij fu il primo a firmare quella sentenza della VCK.
-Ricordate, compagni, come sognavamo che la rivoluzione proletaria potesse abolire la pena di morte? - diceva Dzeržinskij. - Ma la vita stessa, l'implacabile lotta di classe dice: no, non si può fare! Utilizzeremo la pena di morte per tutelare la serenità di milioni di operai e contadini».43