05 Dicembre 2020

3.8. LE CONFERME DELLA STORIOGRAFIA BORGHESE

Finora il lettore avrà potuto storcere il naso, non risultando convinto da una serie di fonti forse giudicate faziose o di parte. Proviamo ad accontentarlo quindi fornendo il punto di vista offerto dallo storico britannico Christopher Andrew, che nel 1990 fece uscire in Inghilterra una Storia segreta del KGB sfruttando la testimonianza della spia sovietica Oleg Gordievskij, importante membro dell'intelligence che a metà degli anni '80 decise di tradire il proprio Paese per passare al fronte imperialista. Il testo è di parte: scritto in un momento in cui l'URSS è ancora esistente, propone una serie di luoghi comuni, di ipotesi probabilistiche, di supposizioni infondate, di riferimenti a testimoni e discorsi non provabili, ecc. L'obiettivo è screditare il più possibile i servizi segreti e polizieschi interni, l'URSS e la sua dirigenza, da Lenin in poi. Il libro divenne in poco tempo un best-seller che convinse molti, incapaci di riconoscere e distinguere l'azione dello storico esperto, capace di manipolare i fatti e le opinioni a proprio piacimento, del fatto che avesse probabilmente ragione Reagan nel definire l'URSS «l'impero del Male». Eppure, nonostante tutto, attraverso una lettura critica, da farsi tenendo conto di tutte le questioni fin qui emerse, è possibile confermare alcuni dati importanti che andiamo a riportare letteralmente, aggiungendo così una preziosa fonte ulteriore a disposizione del lettore che vedrà confermato quanto detto finora. Su Dzeržinskij48:
«Il compromesso di qualsiasi tipo era estraneo alla personalità di Dzeržinskij. Nel 1901 scrisse: “non sono capace di odiare o di amare a metà, non riesco a dare metà della mia anima. Posso solo darmi per intero: o tutto o niente”. Nella sua carriera di rivoluzionario nella Russia zarista e in Polonia, Dzeržinskij non fu mai fuori dal carcere per più di tre anni. Fu arrestato la prima volta nel 1897, in seguito alla denuncia di un giovane operaio “sedotto da dieci rubli offerti dai gendarmi”. Quando, vent'anni più tardi, uscì definitivamente dalla Prigione Centrale di Mosca dopo la Rivoluzione di febbraio, aveva trascorso complessivamente undici anni in carcere, in esilio o ai lavori forzati, ed era evaso tre volte. […] Nel suo primo anno come capo della CEKA, Dzeržinskij lavorò, mangiò e dormì nel proprio ufficio alla Lubjanka. La sua capacità di sopportazione e lo stile di vita spartano gli valsero il soprannome di “Feliks uomo di ferro”. Il “vecchio cekista” Fedor Timofeevic Fomin così illustrò più tardi, la determinazione con cui Dzeržinskij rifiutava qualsiasi privilegio che non fosse concesso anche agli altri cekisti: “Un vecchio inserviente gli portava la cena dalla mensa comune usata da tutti i dipendenti della CEKA. A volte cercava di servire a Feliks Edmundovič qualche piatto un po' migliore o più gustoso. Feliks Edmundovič lo guardava di traverso con occhi inquisitori e chiedeva: 'Vuoi dirmi che tutti hanno avuto questo per cena, stasera?'. Il vecchio, nascondendo il proprio imbarazzo, si affrettava a rispondere: 'Tutti, tutti quanti, compagno Dzeržinskij'.” Come Lenin, Dzeržinskij era un incredibile maniaco del lavoro, pronto a sacrificare se stesso e gli altri alla causa della Rivoluzione. “La mia forza” dichiarò nell'ultimo discorso che tenne prima di morire “deriva dal non essermi mai risparmiato”. […] Il culto di Dzeržinskij iniziò subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1926. Al circolo ufficiali del KGB, in una sala delle conferenze, l'effigie di Dzeržinskij in uniforme, con la maschera mortuaria e il calco delle mani, fu collocata in una bara di vetro come oggetto di venerazione così come lo erano le spoglie imbalsamate di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa. […] Nel dicembre del 1937, in occasione del ventesimo anniversario della CEKA, Dzeržinskij fu esaltato come “il bolscevico infaticabile, l'irriducibile cavaliere della rivoluzione... Sotto la sua guida la CEKA respinse più volte i pericoli mortali che minacciavano la giovane repubblica sovietica”. […] La citazione più frequente nei testi del KGB è il precetto di Dzeržinskij secondo cui i cekisti devono avere “cuore caldo, mente fredda e mani pulite”. Alla fine degli anni '50 fu inaugurata davanti al quartier generale del KGB, nella Piazza Dzeržinskij, un'enorme statua dell'illustre personaggio. Oggi il principale oggetto di devozione all'interno del Primo Direttorato Centrale (Servizio Segreto Estero) è un grande busto di Dzeržinskij su un piedistallo di marmo, costantemente circondato da fiori freschi. Tutti i giovani funzionari del Primo Direttorato Centrale (Servizio Segreto Estero del KGB) devono, all'inizio della carriera, deporre fiori o corone davanti al busto del Fondatore e osservare un minuto di silenzio a capo chino, come gli ex combattenti davanti alla tomba del soldato ignoto».
Sulle tecniche dei cekisti per stroncare i gruppi controrivoluzionari49:

«lo strumento principale usato dalla CEKA per combattere i movimenti controrivoluzionari fu l'infiltrazione di agenti. […] Secondo la storia ufficiale sovietica, all'inizio del 1918 i cekisti “adottavano regolarmente tali iniziative rischiose”. Lo storiografo annotava pure che “la situazione tesa della lotta di classe imponeva rapidità di azione per scoprire i covi dei controrivoluzionari. Un passo malaccorto poteva costare la vita di un cekista, ma ogni agente della CEKA si distingueva per valore e per senso del dovere”. La versione dei fatti data dal KGB afferma che la CEKA conseguì il primo grande successo contro il movimento denominato “Unione per la lotta dei bolscevichi e per l'invio di truppe al generale Kaledin”, a Pietrogrado. Un cekista che rispondeva al nome di Golubev, presentandosi come ex ufficiale zarista, “riuscì a introdursi nell'Unione e a denunciare numerosi membri del gruppo clandestino degli Ufficiali Bianchi”, scoprendo altresì i luoghi in cui tenevano le loro riunioni segrete. Pertanto nei primi mesi di gennaio e febbraio l'intera Unione, forte di circa 4000 elementi, “fu pubblicamente smascherata dalla CEKA con l'aiuto delle Guardie Rosse, e resa completamente innocua”».
Sul sostegno di Lenin alla CEKA50:

«Secondo Lenin, la maggiore insurrezione del XIX secolo, la Comune di Parigi del 1871, era stata sconfitta perché aveva riposto troppa fede nella conciliazione e troppo poca nella forza. La Comune era caduta perché non aveva saputo sopprimere la borghesia con l'uso della forza. Lenin parlò in termini aspri dei “pregiudizi dell'intellighenzia nei confronti della pena di morte”. Secondo lui, le masse avevano istinti più sani. Nel dicembre del 1917 incoraggiò la gente a praticare il linciaggio (“giustizia di strada”) contro gli “speculatori” e, in generale, per terrorizzare i “nemici di classe”. […] Nel 1921 Lenin rese onore alla CEKA definendola “la nostra arma micidiale contro le innumerevoli congiure e le continue aggressioni al potere sovietico da parte di popoli infinitamente più forti di noi”: “Signori capitalisti russi e stranieri! Sappiamo che per voi è impossibile amare il nostro regime. Certo che lo è! Esso è riuscito come nessun altro a controbattere i vostri intrighi e le vostre macchinazioni quando ci avete soffocati, circondati d'invasori, organizzando complotti all'interno del paese senza rifuggire dal crimine pur di distruggere la nostra opera di pace”».

E ancora:

«L'8 febbraio 1922 la CEKA fu sostituita dal Direttorato Politico dello Stato ([…] GPU) […]. Dzeržinskij […] restò al comando della GPU. I poteri della GPU erano, almeno sulla carta, ridotti in modo drastico a confronto di quelli della CEKA. Il suo campo d'azione era rigorosamente limitato alla sovversione politica; i crimini comuni ricadevano sotto la competenza dei tribunali. La GPU aveva solo il diritto di eseguire le indagini, ma era stata privata del potere di compiere giustizia sommaria e di condannare al campo di concentramento con un semplice ordine amministrativo. Poco per volta, però, la GPU ricuperò la maggior parte dei poteri della CEKA. Lo fece con l'imprimatur di Lenin, che nel 1922 scrisse: “la legge non deve abolire il terrore: promettere una cosa simile sarebbe un'illusione o una deliberata menzogna...” I decreti dell'agosto e dell'ottobre 1922 conferirono alla GPU il diritto di esiliare, imprigionare e, in alcuni casi, giustiziare i controrivoluzionari, i “banditi” e talune categorie di criminali».

Sul complotto dei socialisti-rivoluzionari di sinistra per prendere il potere51 (di cui abbiamo già parlato nel cap. 1):

«Nel 1921-22 la sezione controspionaggio fu potenziata e promossa al rango di Dipartimento, con il nome di KRO […]. Il suo primo capo, un ventenne rivoluzionario socialista di sinistra che si chiamava Jakov Bljumkin, fu forse il più giovane dirigente di sezione nella storia del KGB. Bljumkin riuscì a infiltrarsi nell'ambasciata germanica reclutando il conte Robert Mirbach, ex prigioniero di guerra dei russi, parente austriaco dell'ambasciatore. In giugno ottenne da Mirbach l'impegno scritto di fornire alla CEKA informazioni segrete sulla Germania e sull'ambasciata tedesca. […] i RSS [socialisti-rivoluzionari di sinistra, ndr] restavano ferocemente avversi alla pace di Brest-Litovsk. Il 4 luglio il Comitato Centrale dei RSS approvò un piano per assassinare l'ambasciatore Mirbach […]. Dell'assassinio furono incaricati Bljumkin e un fotografo membro dei RSS, Nikolaj Andreev, suo subalterno alla CEKA. […] Il delitto fu seguito da un'insurrezione dei rivoluzionari socialisti di sinistra che occuparono il comando della CEKA alla Lubjanka e presero prigioniero Dzeržinskij. Tuttavia i RSS non avevano un piano definito, e la loro rivolta fu schiacciata nel giro di ventiquattr'ore da truppe lettoni fedeli ai comunisti».

Sul complotto Lockhart52 dell'estate 1918, messo in atto da diplomatici e agenti britannici, francesi e americani:

«Robert Bruce Lockhart, già facente funzione di console generale britannico a Mosca nel periodo prerivoluzionario […] all'inizio del 1918 […] fu rimandato in Russia a prendere contatti ufficiosi con il regime bolscevico. […] Lo scopo originario della missione – convincere i bolscevichi a continuare la guerra contro la Germania in cambio di aiuti da parte degli alleati – fallì nel modo più completo. Tuttavia Lockhart non perse subito le speranze, dopo la pace di Brest-Litovsk. Comunicò a Londra che, nonostante il trattato di pace, “esistevano ancora delle buone possibilità di organizzare la resistenza contro la Germania”. Trockij, Commissario alla Guerra, e Georgij Cicerin, suo successore agli Affari Esteri, entrambi desiderosi di tenere aperte le comunicazioni con Londra, incoraggiarono Lockhart a credere che gli effetti di Brest-Litovsk non sarebbero durati a lungo. […] Quando perse la fiducia nella possibilità di dare nuovo impulso alla guerra sul fronte occidentale, Lockhart cambiò prontamente bandiera trasformandosi da diplomatico filobolscevico in cospiratore antibolscevico. A metà maggio era già in contatto con agenti del movimento clandestino antibolscevico guidato dall'ex membro del terrorismo socialista rivoluzionario, Boris Savinkov, organizzatore dell'assassinio, prima della guerra, di Plehve e del granduca Sergio. Nelle proprie memorie Lockhart nega di avere dato incoraggiamento a Savinkov, ma i suoi telegrammi a Londra presentano una storia del tutto diversa. Il 23 maggio 1918 inviò, senza commenti, un piano fornito da un agente di Savinkov per “uccidere tutti i capi bolscevichi durante la notte dello sbarco alleato, e costituire un Governo che in realtà sarebbe stato una dittatura militare”. A quel punto Lockhart era divenuto un ardente fautore dell'intervento armato degli alleati per abbattere il regime comunista».

Sempre sui complotti britannici e delle altre forze occidentali53:

«Lockhart rimase sbalordito dall'incredibile audacia di uno dei suoi agenti più estroversi, Sidney Reilly. […] Una delle più diffuse storie pubblicate dai servizi segreti britannici afferma che Reilly “ebbe più potere, autorità e influenza di qualunque altra spia”, e che era un killer esperto, abile “con le armi da fuoco ma anche capace di strangolare, pugnalare e avvelenare”. […] Le reali imprese di Reilly, anche depurate dell'elemento romanzesco, restano comunque notevoli. […] ritornò in Russia nella primavera del 1918 sotto il nome in codice ST1 […]. Reilly […] si mise a tramare seriamente la defenestrazione di Lenin. […] Il più famoso dei colleghi di Reilly nelle operazioni russe dell'MI1c fu il capitano (in seguito generale di brigata) G. A. Hill, nome in codice IK 8 che, nell'opinione di Lockhart, era “valoroso e audace come Reilly” e “parlava altrettanto bene il russo”. […] Le memorie di Hill […] descrivono con esuberanza del tutto incontaminata dalla modestia il modo in cui conquistò la fiducia di Trockij e collaborò ai primi sviluppi dello spionaggio militare sovietico e della CEKA [in funzione antitedesca, ndr] […]. Nell'estate del 1918 la prima breve esperienza di collaborazione tra Hill e i servizi segreti sovietici era giunta alla fine. Disperando, come Lockhart, di poter indurre il regime comunista a riprendere le ostilità contro la Germania, montò una propria rete di informatori per identificare i reparti tedeschi e austriaci sul fronte orientale e, con l'aiuto di “ufficiali russi dallo spirito altamente patriottico”, preparare l'attività di sabotaggio contro gli austro-tedeschi. Nel luglio del 1918 lo stesso Lockhart, malgrado le sue successive smentite, fu profondamente coinvolto in complotti per rovesciare il regime comunista. Insieme al console generale francese a Mosca, Fernand Grenard, consegnò più di dieci milioni di rubli al gruppo moscovita del Centro Nazionale Controrivoluzionario, che aveva qualche collegamento non meglio definito con Savinkov nel nord-est e con l'Armata Bianca del generale zarista Alekseev nel Kuban. Tuttavia né Lockhart né Grenard erano avversari all'altezza di Dzeržinskij. […] Reilly vide nei lettoni la chiave per abbattere il regime comunista. “I lettoni erano gli unici militari in servizio a Mosca. Chi controllava i lettoni aveva il controllo della capitale. I lettoni non erano bolscevichi […]. Erano mercenari stranieri che servivano per denaro, pertanto a disposizione del miglior offerente. Se avessi potuto comperarli, il mio compito sarebbe stato facile.” […] I preparativi per un colpo di Stato antibolscevico a Mosca coincisero con l'inizio dell'intervento militare britannico contro i bolscevichi nella Russia settentrionale. Una compagnia di fanti di marina al comando del generale di divisione Frederick Poole era sbarcato nel porto artico di Murmansk il 6 marzo, appena tre giorni dopo il trattato di Brest-Litovsk. […] il 2 agosto, Poole fece un secondo sbarco ad Arcangelo con un altro contingente di Royal Marines, un battaglione francese e cinquanta marinai americani […]. un colpo di Stato ci fu, eseguito la notte del 1° agosto dal capitano russo Georgij Caplin, ufficiale di Marina già addetto al collegamento con la Royal Navy, che agì quasi sicuramente di concerto con il capo del servizio informazioni di Poole, il colonnello C. J. M. Thornhill (già dell'MC1c). Quando le truppe di Poole sbarcarono, il giorno successivo, lo fecero su invito di un autonominato Governo antibolscevico, la “Suprema Amministrazione della Regione Settentrionale”. […] Poco tempo dopo […] su proposta di Lockhart, fu convenuto che Reilly si sarebbe occupato di tutte le trattative con i lettoni, da condurre a partire dal 20 agosto in una casa sicura messa a disposizione dalla CEKA. Per finanziare il colpo di Stato, Reilly fornì la somma di 1.200.000 rubli, che Berzin consegnò alla CEKA. [Berzin era infatti un agente infiltrato della CEKA, ndr] Come i colleghi dell'MI1c, anche parecchi agenti americani e francesi erano impegnati a dare assistenza a gruppi antibolscevichi. Il 25 agosto si tenne una riunione di agenti alleati a Mosca nell'ufficio del console generale degli Stati Uniti, de Witt Poole, cui partecipò anche il generale Lavergne, addetto militare francese. […] Fu stabilito che, dopo l'imminente partenza degli ultimi diplomatici alleati dalla Russia, sarebbero rimasti in loco alcuni agenti a condurre operazioni di spionaggio e di sabotaggio: Reilly per la Gran Bretagna, il colonnello Henri de Vertement per la Francia, e Xenophon de Blumental Kalamatiano (americano di origine greca) per gli Stati Uniti. Però assisteva alla conferenza anche un agente della CEKA: René Marchand, un giornalista associato alla missione francese, che era diventato un sostenitore segreto del bolscevismo e in seguito sarebbe stato uno dei fondatori del partito comunista francese. […] Per il momento Dzeržinskij preferì prender tempo e dare ai cospiratori alleati di Mosca e Pietrogrado abbastanza corda per impiccarsi da soli. Quel divertente gioco del gatto con il topo fu interrotto il 30 agosto quando il capo della CEKA di Pietrogrado, M. Urickij, fu assassinato da un cadetto dell'accademia militare, e lo stesso Lenin fu ferito gravemente da un colpo d'arma da fuoco esploso da una certa Fanja (Dora) Kaplan, socialista rivoluzionaria […]. Secondo il resoconto sovietico degli eventi, nelle prime ore del 31 agosto “gli agenti della CEKA iniziarono la liquidazione del complotto Lockhart”».

48. C. Andrew & O. Gordievskij, La storia segreta del KGB, Rizzoli, Milano 1993 [1° ediz. C. Andrew & O. Gordievskij, KGB. The inside story of its foreign operations from Lenin to Gorbaciov, Hodder & Stoughton Ltd., Mill Road Dunton Green Sevenoaks Kent 1990], pp. 55-57.
49. Ivi, p. 59.
50. Ivi, pp. 57, 62-63, 79.
51. Ivi, pp. 63-64.
52. Ivi, pp. 65-66.
53. Ivi, pp. 67-72.