26 Settembre 2020

3.2. IL DIFFICILE RECLUTAMENTO E IL RUOLO DELLE POTENZE INTERNAZIONALI

«Tuttavia, inaspettatamente, Feliks s'imbatté in difficoltà […].

-Capisci? - confidava Dzeržinskij a Sverdlov – Propongo a un compagno di lavorare nella VCK [CEKA è un'abbreviazione di Veceka (ВЧК – VCK), ndr]. Vecchio rivoluzionario, siamo stati insieme in carcere. E improvvisamente mi dice: “Lei sa che io sono disposto a morire per la rivoluzione, ma non mi presto a servire da sbirro o a fare il sorvegliante”. Allora, io mi presto. Gli operai Peters, Ksenofontov ed Evseev, combattenti della clandestinità, si prestano, e questo intellettuale, veda lei, “non si presta”. E non è l'unico che si esprime così.

-Gli operai, con il loro istinto di classe, capiscono che difendere la rivoluzione è un compito pericoloso e onorevole. Disgraziatamente, ciò non è chiaro a molti intellettuali del partito – ragionava Sverdlov – ma non generalizziamo. […]

Con l'aiuto del Comitato Centrale, la commissione fu completata. Il suo nucleo era formato da bolscevichi, attivi partecipanti alla rivoluzione d'Ottobre, ex membri del Comitato Militar-Rivoluzionario di Pietrogrado. […] La VCK incominciò la sua attività con un organico molto ridotto, non più di venti persone. Il presidente della VCK e i membri del consiglio di direzione erano costretti a partecipare personalmente a perquisizioni e arresti e a interrogare i detenuti. […] La resistenza della borghesia, schiacciata nelle battaglie di ottobre, cresceva di giorno in giorno. Dzeržinskij lavorava intere giornate. A qualsiasi ora del giorno lo venivano a trovare i cekisti che ritornavano dalle operazioni. […]
La VCK catturava quotidianamente nei sobborghi di Pietrogrado ufficiali che fuggivano con l'obiettivo di unirsi ai generali ribelli Kaledin e Kornilov, all'ataman Dutov e ad altri. Nel giornale Izvestija CIK (Notizie dal CEC) del 9 dicembre 1919, furono pubblicati diversi documenti sequestrati in una perquisizione al colonnello Kalpasnikov. I documenti implicavano l'ambasciatore americano, Francis, in un tentativo di spedire a Rostov, da Pietrogrado, ottanta automobili per il generale Kaledin. Feliks Edmundovič lesse attentamente la nota informativa della redazione che accompagnava i documenti.
Alcuni ufficiali, membri delle missioni militari e delle ambasciate alleate, si permettono di intervenire molto attivamente nella vita interna della Russia, naturalmente non dalla parte del popolo ma dalla parte delle forza controrivoluzionarie imperialiste di Kaledin e dei cadetti. Abbiamo avvertito questi signori in varie occasioni. Ma, a quanto pare, è giunta l'ora di un ultimo avvertimento”.

Dzeržinskij capiva che la VCK avrebbe incontrato spesso sul suo cammino diplomatici stranieri e che, se possibile, la situazione e le ragioni della lotta avrebbero costretto ad adottare misure più severe per bloccare la loro attività cospirativa».42
42. Ibidem.