03 Agosto 2020

3.1. LA NECESSITÀ DI COMBATTERE I SABOTAGGI DELLA BORGHESIA

«Dzeržinskij lesse attentamente la nota di Lenin: “Al compagno Dzeržinskij. In relazione al suo rapporto di oggi sulle misure per la lotta contro i sabotatori e i controrivoluzionari. Forse si potrebbe proporre un decreto di questo tipo: 'Sulla lotta contro i controrivoluzionari e i sabotatori. La borghesia, i latifondisti e tutte le classi ricche fanno sforzi disperati per annientare una rivoluzione che deve garantire gli interessi degli operai, dei contadini e delle masse sfruttate. La borghesia commette i più feroci crimini, corrompendo le scorie della società e gli elementi degradati e li ubriaca per farne degli esecutori di pogrom. I sostenitori della borghesia, specialmente tra gli alti funzionari di banca, ecc., sabotano il lavoro, organizzano scioperi per vanificare le misure del governo finalizzate a conseguire le trasformazioni socialiste. La questione arriva sino al sabotaggio delle attività produttive di alimenti, per cui la fame minaccia milioni di persone. Sono necessarie misure eccezionali di lotta ai controrivoluzionari...”.
[…] non si trattava soltanto di lottare contro lo sciopero in atto dei funzionari, ma anche di organizzare una lotta pianificata contro la controrivoluzione e il sabotaggio in generale in tutto il paese. Infine Dzeržinskij intervenne alla riunione del Consiglio:
-La nostra rivoluzione si trova evidentemente in pericolo! Le forze del nemico si stanno organizzando. I controrivoluzionari non agiscono solo a Pietrogrado, nel nostro stesso cuore, ma in tutto il paese.
Nei suoi occhi erano impresse immagini allarmanti: il magazzino di vini distrutto, con i cadaveri dei soldati ubriachi che galleggiavano nel vino, nelle tasche delle loro divise erano stati trovati volantini con indirizzi di magazzini e appelli al saccheggio e ai pogrom; gruppi di banditi che di notte terrorizzavano la città; i volti cinici di funzionari, che ricevevano dai loro padroni lo stipendio anticipato di sei mesi purché non lavorassero per il potere sovietico; e un fiume di telegrammi dal Don, dal Caucaso, dall'Ural, dalla Bielorussia... tutti sullo stesso argomento: il nemico creava gruppi militari, preparava rivolte armate contro i soviet. Per questo motivo il suo intervento risuonò con tanta ira, con tanta passione:

-Ora bisogna lottare petto contro petto, una lotta a morte! La nostra commissione è nata a causa di una situazione eccezionale e ciò si deve riflettere nella sua denominazione. Dobbiamo inviare a questo fronte, il più pericoloso e il più crudele, compagni saldi, duri, pronti a qualsiasi cosa per difendere le conquiste della rivoluzione, compagni. Il rapporto si concluse. Dzeržinskij lesse il progetto di risoluzione. Non ci furono discussioni. Il progetto fu approvato. Nel verbale della riunione del Consiglio dei Commissari del Popolo del 7 dicembre 1917, la stanca mano del segretario scrisse frettolosamente:
Si è deliberato di […] chiamare la commissione 'Commissione Straordinaria di tutta la Russia aggiunta al Consiglio dei Commissari del Popolo per la lotta alla controrivoluzione e al sabotaggio', e ratificarla... Compiti della commissione: 1) intercettare e liquidare tutti i tentativi controrivoluzionari, i sabotaggi e le azioni similari in tutta la Russia, da chiunque provengano; 2) consegnare tutti i sabotatori e controrivoluzionari ad un tribunale rivoluzionario perché vengano giudicati ed approntare misure per la lotta contro di essi; 3) la commissione effettua soltanto l'istruttoria preliminare dato che ciò che è necessario per la prevenzione; 4) la commissione si divide in dipartimenti: 1. di informazione – 2. di organizzazione (per organizzare la lotta alla controrivoluzione in tutta la Russia e dipartimenti dipendenti) – 3. di lotta.” […]

-Ora resta solo da designare il presidente della Commissione Straordinaria di tutta la Russia da noi creata. Sarebbe opportuno trovare per questo posto un buon giacobino proletario! - dicendo queste parole Lenin guardò Dzeržinskij. E tutte le teste si girarono verso di lui. La frase di Lenin era stata mirabile: era necessario un giacobino. Come ai tempi della Grande Rivoluzione Francese. Un rivoluzionario appassionato, saldo e implacabile contro i nemici del popolo. Soltanto, proletario. E all'istante fu fatto il nome di Feliks Edmundovič Dzeržinskij».