05 Dicembre 2020

3.3. CATALOGNA 1937: LO SCONTRO INTERNO AL FRONTE CON GLI ANARCO-TROCKISTI

Un grande regista, Ken Loach, nel 1994 ha girato un film tanto bello esteticamente quanto brutto politicamente: Terra e libertà. L'inizio struggente non lascia prevedere che il racconto si sarebbe poi dipanato in un insopportabile ricorso ai peggiori luoghi comuni in merito al ruolo dei comunisti durante la Guerra civile Spagnola: beceri stalinisti capaci solo di imporre le proprie direttive e quindi pronti a far fuori tutti coloro che non fossero d'accordo con loro. Anarchici e militanti del POUM (Partido Obrero de Unificación Marxista) in primo luogo. E infatti nel film questi sono rappresentati come i “veri” rivoluzionari, buoni, generosi, romanticamente straccioni in contrapposizione ai bolscevichi sempre ben pasciuti e trucidi, e in lucide uniformi. Del resto questa è ormai una delle interpretazioni più diffuse sulla Guerra Civile Spagnola: peccato che fra i repubblicani ci fossero quei feroci comunisti; ben diversa sarebbe stata la storia se nel fronte antifascista avessero prevalso gli anarchici, i trockijsti ed i comunisti non stalinisti... Una vulgata infantile, favorita anche da romanzi come Omaggio alla Catalogna di Orwell, che fa da macabro contrappunto a quella, cattolica, sul martirio di preti e suore barbaramente sterminati dai rossi. Longo, Vidali, Togliatti, i capofila italiani di questa banda di assassini... Certo, in Spagna durante la Guerra Civile vi sono scontri molto aspri fra i comunisti e gli anarchici (componente storica essenziale del repubblicanesimo iberico) e in numerose occasioni le armi della critica sono sostituite dalla critica delle armi: da ambo le parti, sia chiaro, anche se effettivamente i comunisti sono stati per certi versi assai più duri. Ma dipingere Berneri, Durruti, e tanti altri valorosi combattenti anarchici (oltre ai tanti militanti del POUM) come banali vittime della crudeltà stalinista è davvero un'operazione degna degli storici di regime.
Riportiamo però i fatti, traendo spunto da una pagina di Paolo Spriano:
«il mese di maggio 1937 è uno dei più difficili e delicati per le sorti della repubblica spagnola, sia politicamente che militarmente. Dopo settimane di tensione, quando le autorità militari prendono una misura giudicata ingiusta dagli estremisti (il controllo della centrale telefonica, gelosamente tenuta dagli anarchici), il 3 maggio, scoppia la rivolta, organizzata dal POUM e da piccoli ma combattivi nuclei anarchici. Dopo qualche giorno, la rivolta fallisce (vi sono centinaia di morti) ma essa ha segnato un momento di crisi e di trapasso nella Spagna repubblicana. Centralizzazione e militarizzazione sono esigenze avvertite profondamente dal governo, mentre la difficoltà della situazione non ha fatto che accrescere il ribellismo e la tendenza autonomistica, forte nel POUM catalano. La mentalità tipica degli anarchici di base (sconfessati sia dalla CNT che dalle FAI) è esplosa nella ribellione. L'episodio viene considerato prima ancora che dai comunisti dai socialisti come segno di incoscienza. Tra gli italiani, Nenni definisce la rivolta come “la più criminale delle insurrezioni”, come un “tentativo di pugnalare nella schiena la rivoluzione e la guerra”.
Nel suo diario Nenni aggiungerà: “Accanto alle qualità degli anarchici nei combattimenti rivoluzionari di strada (la barricata romantica) sta la loro fondamentale incapacità di accettare la disciplina collettiva e militare, senza di che la vittoria non è possibile. Essi sono letteralmente paralizzati, nell'azione rivoluzionaria costruttiva, dai loro pregiudizi: pregiudizio antiautoritario, che impedisce loro di capire che la rivoluzione è quanto di più autoritario possa esistere...; pregiudizio antistatale che li porta a prendere posizione contro lo Stato in quanto tale, al di fuori del suo contenuto di classe... Buona parte degli anarchici non riuscì mai a superare la funesta convinzione di una sorta di sdoppiamento e di antagonismo tra la guerra e la rivoluzione... È fuori di dubbio che l'esistenza di un forte movimento anarchico ha reso più difficile il compito del Fronte popolare spagnolo. Vi furono momenti in cui l'atteggiamento degli anarchici rasentò la provocazione, per cadervi in pieno coi moti di Barcellona del maggio 1937”.
Il giudizio che dell'episodio dà Rosselli è più sfumato ma anch'egli non nasconde l'opinione che gli anarchici si siano posti in un circolo vizioso: “La frazione estrema dell'anarchismo si preoccupa più delle modalità della guerra che della guerra stessa. È esatto che ogni militarizzazione comporta dei rischi per un futuro, libero sviluppo della rivoluzione. Ma, a parte che la militarizzazione, col prolungarsi e l'aggravarsi della guerra, è una necessità imprescindibile, se si vuole ottenere la vittoria, come non vedere che ormai più gravi sono i rischi derivanti dall'infinito prolungarsi della guerra che contiene potenzialmente i germi di tutte le dittature? In altri parole: l'idea di fare la guerra secondo i canoni anarchici prevale su quella di vincerla rapidamente. Ora, questo è un controsenso. La guerra è il fenomeno più anti anarchico che si possa immaginare. Condurre una guerra sulla base dei principii dell'anarchia equivale a non farla o ad eternarla”.
Nella repressione che fa seguito alla rivolta viene ucciso l'anarchico italiano Camillo Berneri, con il suo compagno Barbieri. Una fine tragica, particolarmente dolorosa per l'antifascismo italiano e un'indicazione, anche, dei metodi che la polizia segreta staliniana introdurrà poi largamente in Spagna. Verrà prelevato e scomparirà Andrés Nin, il notissimo dirigente poumista. La caccia al trockijsta sarà uno dei capitoli neri della Guerra Civile Spagnola, che contribuirà non poco ad avvelenare l'atmosfera nel campo repubblicano. Rosselli, in uno dei suoi ultimi scritti, dirà: “Certo l'URSS interviene al di là del giusto e del necessario in Spagna. Ma senza l'URSS esisterebbe ancora una Spagna repubblicana?” È un aspetto del dramma spagnolo».
È pensabile, in una situazione di guerra, in cui cioè i fattori militari prevalgono su tutti gli altri, definire “borghese” l'esigenza di una forte catena di comando e di una disciplina ferrea? Ha un qualche significato rivoluzionario impegnare energie preziose in dibattiti teorici e in sperimentazioni sociali quando la priorità assoluta è quella di non far passare un nemico agguerrito e spietato? Barcellona sta per cadere nelle mani dei fascisti e gli anarchici pongono come prioritaria la questione della democrazia diretta? La libertà sta per essere definitivamente travolta e c'è invece chi insiste sulle alchimie ideologiche? Questo è il nodo fondamentale: i comunisti, che peraltro sono la componente politico-militare più solida (e che non sono arrivati in Spagna in wagon lit da Mosca, ma come volontari lasciatisi alle spalle lavoro e affetti, esattamente come tutti gli altri “internazionali”, socialisti, anarchici, liberali, o senza partito che fossero), hanno ben chiaro il carattere disperato della lotta e che alle forze reazionarie occorra opporre un fronte rivoluzionario e democratico ampio e compatto. Con ciò non si vuol certo dire che i comunisti siano rivoluzionari esemplari, e gli altri, anarchici e trockijsti in primis, siano tutti agenti controrivoluzionari: in egual maniera non ha senso rovesciare questa prospettiva settaria come ha fatto Loach. L'obiettivo di Stalin è favorire tale unione nazionale e democratica non certo per frenare una rivoluzione che non avrebbe potuto controllare, quanto piuttosto «per facilitare alla Repubblica l'aiuto dell'esitante governo francese e premere sul governo inglese per vincere la sua netta ostilità (l'elemento che sarà decisivo nel provocare l'isolamento e la caduta stessa della Repubblica)».20 Riportiamo infine il punto di vista di Sayers e Kahn21, che ricordano il nesso con la parallela intensificazione del complotto antisovietico portato avanti dall'opposizione politica guidata da Trockij:
«Tra il 1936 e il 1938, al tempo dell'insurrezione franchista appoggiata dall'Asse, Andrés Nin guidava un'organizzazione spagnola di ultra-sinistra e filo-trotskista, il Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM). Ufficialmente il POUM non era affiliato alla Quarta Internazionale di Trockij, ma le sue fila erano piene di trotskisti. Su tutte le questioni principali, tra cui l'attitudine nei confronti dell'Unione Sovietica e del Fronte Popolare, il POUM era molto fedele alle direttive di Trockij. Al tempo della rivolta di Franco Nin, amico di Trockij, era Ministro della Giustizia in Catalogna. Mentre a parole supportava ala causa antifascista, durante le ostilità il POUM di Nin compì innumerevoli agitazioni e atti di propaganda contro il governo repubblicano. All'inizio si pensò che l'opposizione di Nin fosse di carattere puramente politico, dato che i membri del POUM adducevano motivazioni “rivoluzionarie” alle loro attività; ma nella cruciale estate del 1937, quando il POUM orchestrò una rivolta fallita a Barcellona tra le file realiste e invocò “un'azione risolutiva per rovesciare il governo”, si scoprì che Nin e altri leader del POUM erano in realtà agenti fascisti al soldo di Franco che stavano compiendo una sistematica azione di sabotaggio, spionaggio e terrorismo contro il governo spagnolo. Il 23 ottobre 1937 il capo della polizia di Barcellona, il tenente colonnello Burillo, rese pubblici i dettagli della cospirazione del POUM scoperta in Catalogna. I documenti segreti ritrovati dalla polizia provavano che i membri del POUM avevano svolto intense attività di spionaggio per i fascisti, che avevano interferito con il trasporto di rifornimenti all'esercito repubblicano e che avevano sabotato le attività militari al fronte. “Stavano considerando di attentare alle vite di figure di primo piano nell'Esercito Popolare”, scrisse Burillo nel suo rapporto, “inoltre l'organizzazione stava progettando l'assassinio di un Ministro della Repubblica”.»
20. Le citazioni sono prese da P. Spriano, Storia del Partito Comunista Italiano, vol. 5 - I fronti popolari, Stalin, la guerra, cit., pp. 208-209, 215-216; A. Burgos, Comunisti e anarchici in Spagna, Sitocomunista.it; una bella rassegna di manifesti politici è presente in Spagna anarchica e libertaria. Gli autori dei manifesti della Rivoluzione spagnola 1936-1939, da: “Increvables Anarchistes”, Latradizionelibertaria.over-blog.it, 4 maggio 2010.
21. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 19, nota 4.