29 Settembre 2022

5.1. I FATTI DI POZNAN NEL 1956 E L'ASCESA DI GOMULKA

Anche in questo caso per spiegare i fatti di Poznan del 1956 riportiamo le «note storiche redazionali» curate da Aldo Bernardini e Adriana Chiaia, di accompagnamento al volume Contro il revisionismo di Gossweiler56:
«il 26 giugno 1956 una delegazione di operai dello stabilimento “Stalin” (Zispo) di Poznan, dopo una serie di scioperi, si recò a Varsavia per chiedere miglioramenti dei salari e delle condizioni di lavoro. Fu male accolta e le sue richieste furono inascoltate. Dall'esterno e dall'interno mestatori soffiarono sul fuoco ed innescarono una sommossa con caratteristiche anticomuniste e antisovietiche, che ebbe luogo il 28 giugno nelle strade di Poznan e che fu prontamente e duramente repressa con un bilancio di morti, feriti e numerosi arresti. Ristabilito l'ordine, si avviò un processo di autocritica all'interno del partito che non si limitò alla necessaria correzione degli errori nella gestione dell'economia, ma accelerò il processo di lotta interna che da tempo vedeva contrapporsi la corrente revisionista a quella marxista-leninista.
Il Partito operaio unificato polacco (POUP) era nato il 15 dicembre del 1948 dalla fusione del Partito operaio polacco (Ppr) con il Partito socialista (Pps). Sotto la direzione di Boleslaw Bierut, protagonista della lotta di resistenza antinazista e sperimentato militante comunista internazionalista, dette vita alla costruzione del socialismo con la pianificazione dell'economia, la collettivizzazione dell'agricoltura, lo sviluppo dell'industria pesante e delle materie prime. Dopo la scomparsa di Bierut, deceduto a Mosca, dove aveva partecipato al XX Congresso, rivestirono cariche importanti Ochab, primo segretario del Partito e Cyrankiewicz, capo del governo. Le divergenze nel Partito esplosero a partire dalla valutazione dei fatti di Poznan. Una dichiarazione ufficiale del CC sollevava i partecipanti alla sommossa dall'accusa di sedizione pilotata dall'esterno, bensì ne attribuiva la responsabilità alla gestione “stalinista” della direzione del Partito. Come conseguenza immediata furono imposte le dimissioni di Hilary Minc, comunista, veterano della resistenza antifascista, allora ministro dell'Economia, giudicato responsabile della inefficienza e delle manchevolezze della pianificazione economica. Sotto l'influsso della “destalinizzazione” ed in particolare del XX Congresso del PCUS e del rapporto “segreto” di Chruščev, si era già avviato il processo di riabilitazione di coloro che si riteneva fossero stati ingiustamente giudicati, processati e incarcerati per azioni eversive contro lo Stato socialista e dei membri del Partito colpevoli di deviazioni di destra e nazionaliste. Tra questi Wladyslaw Gomulka che nel 1948 era stato escluso dalla direzione del Partito, nel 1949 espulso dal CC e nel 1951 arrestato. Nel 1954, sull'onda della revisione dei processi, fu scarcerato come “vittima di Stalin”. Nel 1956, i dirigenti del Partito, messi in difficoltà dai recenti avvenimenti, ritennero che la via d'uscita fosse riammettere Gomulka, fortemente spalleggiato da Chruščev, non solo nelle file del Partito, ma chiamarlo a far parte del Comitato Centrale».
Su questi fatti riportiamo anche alcuni estratti dell'opera di Gossweiler:
«Togliatti su l'Unità del 3 luglio 1956 commenta il golpe a Poznan: “Il nemico esiste, è forte, attivo e non conosce pietà. Gli eventi di Poznan ce l'hanno fatto come non mai presente. Quanti fucili e quante mitragliatrici si riescono a mettere in funzione, se si ricevono ogni anno 125 milioni di dollari. Il nemico esiste dunque e opera anche in altri ambiti per farci deviare dalla nostra strada, per confondere e distruggere, per offuscare la verità e ostacolare i progressi del socialismo con tutti i mezzi […]”.
Al contrario, Gomulka in occasione dell'VIII plenum nell'ottobre del 1956: “Sarebbe da ingenui tentare di presentare, in modo non credibile, la tragedia di Poznan come un'opera degli agenti e dei provocatori dell'imperialismo”. Così la Voce operaia di Wroclaw del 5 dicembre 1956: Sulle cause del golpe di Poznan “Respingiamo da subito la versione assurda degli agenti e delle centinaia di milioni”.
Due linee dunque: una che, senza nascondere i propri errori, punta l'attenzione della classe operaia sugli intrighi del nemico di classe per armarla al fine di combatterlo; l'altra che sfrutta il dato di fatto degli errori per coprire il nemico con un mantello invisibile e ottundere la vigilanza di classe».57
Di seguito invece stralci di un discorso di Gomulka tenuto alla vigilia del proprio reinsediamento, sul quale Gossweiler58 commenta punto per punto in maniera durissima:
«Al termine di una dichiarazione ambigua, “Lungi da me l'intenzione di sminuire il valore delle conquiste compiute dal nostro paese”, Gomulka passa a delineare la (certo difficile) situazione economica a tinte anche più fosche, esagerando senza misura i dati reali, per concludere che un cambiamento potesse aver luogo solo modificandosi a fondo la politica economica. Era questo il suo interesse principale, l'obiettivo ultimo della sua argomentazione (come preparato nei mesi precedenti dall'attività del suo gruppo). Gomulka afferma che la Polonia era venuta a trovarsi nei confronti dei suoi creditori “nella situazione di un debitore insolvente in bancarotta”, che deve continuamente supplicare per ottenere una proroga dei pagamenti (come se questa fosse una questione particolarmente drammatica tra Stati socialisti!). Interessante, tuttavia, la constatazione che segue: “Nel frattempo una parte considerevole di questi crediti di investimento non è stata ancora utilizzata nella produzione in forma di macchinari e impianti. E non lo sarà per molti anni. Una percentuale rilevante di tali mezzi deve essere considerata come un valore perso, impossibile da recuperare”. Domanda: perché si è giunti a questo punto? Chi ha ostacolato un utilizzo corretto dei crediti? Per rispondere a questo interrogativo nel modo adeguato, occorre appurare dove e quanti seguaci di Gomulka ricoprissero già posizioni di responsabilità prima dell'VIII plenum! Gomulka fa alla risoluzione del VII plenum il rimprovero di valutazioni abbellite e afferma:
Bisogna dire apertamente che l'intera nazione deve pagare per la cattiva politica economica e in primo luogo la classe operaia. Il CC del Partito ha mancato di trarre le conseguenze dovute nei confronti dei responsabili di questa situazione”.
Qui si chiarisce di che cosa propriamente si tratta. Non si tratta in modo assoluto di correggere gli errori compiuti, ma di accusare, di diffamare, di escludere quei dirigenti che hanno divergenze di principio con la cricca di Gomulka, che difendono il punto di vista marxista-leninista contro gli attacchi dei “comunisti nazionali”. Poiché era impossibile batterli sul piano ideologico, occorreva creare una situazione che consentisse di addossare a loro non solo gravi errori, ma veri e propri crimini. Una situazione del genere è stata instaurata dal loro complice Chruščev:
a) riabilitando la banda di Tito e tutti coloro che al tempo erano stati condannati in diversi paesi come titoisti,
b) con le accuse contro Stalin, che ovviamente dovevano compromettere tutti i dirigenti dei partiti comunisti che avevano più strettamente operato al suo fianco in passato, lasciando invece emergere come i “migliori comunisti” coloro che sotto “il regime di Stalin” erano stati “perseguitati”, dunque l'intera sporca banda di trockijsti come Gomulka!
c) con le chiacchiere sulle “lesioni della legalità socialista”, il cui scopo fondamentale era nello stesso modo quello di offrire un punto d'appoggio per “chiedere conto” ai responsabili di queste “lesioni”, e cioè per renderli inoffensivi. Dalle conseguenze che Gomulka trae dal XX Congresso, possono leggersi con esattezza i piani di questa banda. […]
Nel discorso tenuto durante l'VIII plenum, Gomulka aveva puntato essenzialmente a criticare la “collettivizzazione”. Le sue proposte significavano liquidare il settore socialista nell'agricoltura e creare cooperative “alternative”, dominate dagli elementi kulaki. È soprattutto qui, nelle questioni agricole, che Gomulka si smaschera nel modo più chiaro come un nemico del socialismo, un fautore di diversione e un guastatore. “Dal 1949, dunque durante gli ultimi sei anni, il Partito ha intrapreso una campagna per la collettivizzazione della produzione agricola. Durante questo periodo si sono costituite alcune decine di migliaia di cooperative agricole che comprendono circa il 6% delle aziende rurali”. Con questo 6% la Polonia occupa uno degli ultimi posti tra i paesi socialisti! E Gomulka vuole farci credere che la maggior parte delle cooperative formanti questo 6% sia nata sotto una pressione inammissibile! Dovrebbe essere vero piuttosto il contrario, ossia che gli elementi antisocialisti hanno esercitato una pressione per tenere i contadini lontani dalle cooperative!
La Polonia può sfamare la sua popolazione solo se aumenta le rese per ettaro”.
Segue ora un “calcolo” a la Vieweg [esponente revisionista della SED, espulso dal Partito, ndr], che “dimostra” che le rese per ettaro e le consegne delle aziende private sono maggiori rispetto a quelle delle cooperative. “La produzione delle fattorie individuali [è] superiore del 37% rispetto a quella delle fattorie statali”. “Le cooperative sono soggette a una tassazione ridotta rispetto a quella cui sono tenute le aziende individuali. […] Tale differenza equivale a un contributo statale a favore delle cooperative”. E Gomulka non è d'accordo con questo punto! (Sebbene Engels e anche Lenin abbiano parlato della necessità dell'aiuto da parte dello Stato socialista nei confronti delle cooperative, a un Gomulka non importa, le autorità non sono Marx, Engels e Lenin, bensì Tito!) “Una situazione analoga risulta dai pagamenti supplementari per i servizi resi dalle stazioni dei macchinari statali nella aziende cooperative. Questi pagamenti hanno raggiunto negli anni dal 1952 al 1955 un importo di circa 1,7 miliardi di zloty”. Pensate! 1,7 miliardi di zloty in tre anni per rinforzare l'alleanza tra classe operaia e contadina! Che spreco! È fin troppo chiaro che tutte queste chiacchiere mirano a risvegliare l'egoismo degli operai, ad aizzare operai e contadini gli uni contro gli altri: potremmo stare molto meglio, se non dovessimo continuamente sborsare denaro per appagare le fauci insaziabili dei contadini, cioè delle cooperative! E a che scopo? Per ricevere comunque meno alimenti di quanti ci vengono forniti dai contadini privati! Basta allora con queste cooperative dispendiose! Neppure la borghesia si è mai mostrata tanto spilorcia in questioni di alleanze come questo signor Gomulka (si pensi agli “aiuti all'Est” in Germania durante la Repubblica di Weimar!). Ma, secondo il punto di vista di Gomulka, il Partito si è reso colpevole di una serie di altri errori: per far sì che anche le cooperative deboli fossero in grado di pagare ai loro membri un salario minimo, lo Stato ha elargito loro addirittura un credito! “Si sono incrementate così in modo artificiale le entrate disponibili delle aziende cooperative”. “Indipendentemente da questa forma di aiuto statale, i beni collettivi hanno ottenuto significativi crediti statali. […] Possiamo aggiungere che le aziende cooperative hanno goduto di un trattamento privilegiato nella fornitura di concime artificiale”.
Ma a che punto deve essere giunto un partito comunista se tali ovvietà, tali misure indispensabili per l'edificazione del socialismo nell'agricoltura vengono utilizzate come capi di accusa contro i responsabili della loro introduzione! A che punto si è arrivati, se si conclude: “Questa è in poche parole la situazione economica dei beni collettivi. Un quadro desolante. Nonostante le ingenti spese sostenute, hanno ottenuto ricavi più bassi con costi di produzione elevati, per non parlare comunque dell'aspetto politico di questo problema” (?!). Degno di nota quello che Gomulka riesce a dire sul significato del XX Congresso:
Il XX Congresso del PCUS ha rappresentato una svolta nella vita politica del nostro paese (!). Un movimento stimolante, sano (!) ha animato la massa del Partito, la classe operaia e la società intera. Il modo di comportarsi ha cominciato a rafforzarsi. Gli animi silenti (!), ridotti in schiavitù (!!), hanno preso ad eliminare il veleno della menzogna (!), della falsità (!) e dell'ipocrisia (!!!)”.
In questo modo dunque Gomulka aveva caratterizzato il potere del popolo in Polonia in occasione dell'VIII plenum! (Lui, supremo bugiardo, gran maestro di falsità e ipocrisia!). Molto interessante leggere come la sua valutazione dei fatti sia oggi mutata, ad esempio durante il X plenum! Quando ha espresso la sua vera opinione, all'VIII, al IX o al X plenum?
Il punto fondamentale è stato però l'ammissione che solo il XX Congresso [del PCUS] gli ha concesso l'opportunità di far penetrare il suo “sano movimento” nelle masse! (E questo viene chiamato un “Congresso del ritorno a Lenin”!!!). In secondo luogo Gomulka ha affrontato le questioni dello Stato e della direzione dell'industria: “Non esiste via di fuga dinnanzi alla verità. Eppure la leadership del Partito, presa dal timore, se ne è ritratta. Certuni erano intimoriti dalla responsabilità per gli esiti della politica svolta, altri si sentivano più legati ai loro comodi posti che ai lavoratori, grazie ai quali avevano ottenuto quelle posizioni […]”.
(Dunque già nell'ottobre del 1956 Gomulka pronuncia le stesse calunnie che in seguito Chruščev rivolgerà contro Malenkov e compagni!)
Perdere la fiducia dei lavoratori equivale a perdere la base morale del potere”.
Sempre la stessa cosa: l'importante è che i seguaci della banda di Gomulka conquistino delle posizioni! […] “È possibile che la classe operaia abbia perso la fiducia verso certi soggetti. È del tutto normale. Ed è anche normale che queste persone abbandonino le proprie posizioni. [...] Per eliminare dalla nostra vita politica ed economica tutti quegli inconvenienti che ne hanno ostacolato lo sviluppo e si sono accumulati nel corso degli anni, occorre modificare parti significative del nostro sistema di governo, nell'organizzazione dell'industria, nei metodi di lavoro, nello Stato e nell'apparato partitico. Urge correggere tutti i lati negativi del nostro modello di socialismo con dei buoni pezzi di ricambio (!), per conferirgli i nostri propri ancor più perfetti (!) marchi […]”. “Il problema delle modifiche dell'organizzazione industriale è una questione dal carattere fondamentalmente strutturale. Ciò che importa in primo luogo è di migliorare la forma presente del socialismo. Il problema dell'autogestione operaia, di cui così frequentemente discutono gli operai nelle imprese e i diversi organi di partito e di Stato, risulta in definitiva da quanto ho sostenuto riguardo alla produzione e allo standard di vita […]”. “L'iniziativa della classe operaia, volta al miglioramento della pianificazione industriale e alla partecipazione degli operai alla pianificazione del lavoro, dovrebbe essere accolta con profonda comprensione […]”. “Nell'industria di base (!) troviamo le condizioni più favorevoli alla sperimentazione (!), così come in quelle imprese che percorrono l'intero processo produttivo, dall'inizio alla fine, e anche in quelle fabbriche che non hanno difficoltà di approvvigionamento quando collaborano pure con altre imprese. In queste aziende occorrerebbe partire con le sperimentazioni, senza indugio. A mio parere, sarebbe il caso di condurre una ricerca esauriente e stabilire se sia possibile ricorrere, ad esempio nell'industria mineraria, a incentivi materiali più sostanziosi, che devono essere strettamente connessi a una maggiore prestazione estrattiva […]”. “Uno di questi incentivi potrebbe essere che ogni tonnellata di carbone estratta in più rispetto a quanto pianificato venga ripartita tra gli operai della miniera in questione e lo Stato in qualità di gestore (!) della miniera […]”. “Questo esempio, magnificamente calzante per l'industria mineraria, illustra il pensiero fondamentale che deve essere alla base dell'idea di autogestione operaia e collaborazione all'interno dell'organizzazione di una determinata impresa”.
(In Polonia si delineò in pratica un sistema che, ad esempio, diede modo agli operai di una miniera o di un'impresa di importare autonomamente quel che essi e l'impresa ritenevano auspicabile. Con ciò è stato abbattuto in primo luogo il monopolio statale del commercio estero; in secondo luogo sono stati introdotti per vie legali i prodotti necessari alla speculazione, è stata infine seppellita sistematicamente la coscienza di classe della classe operaia. Caratteristico di tutti questi Tito e Gomulka è che i loro “esperimenti” tendono a fare dell'operaio un bottegaio e uno speculatore, cioè a disgregare la classe operaia. Si tratta del corrispondente - nelle condizioni di uno Stato socialista - della “partecipazione agli utili” e delle “azioni popolari” in un sistema capitalistico). […]
La nostra economia socialista dovrebbe tener conto della necessità di un'autonomia delle imprese socialiste, considerando contemporaneamente tutte le esigenze della pianificazione centrale”.
Come ciò si faccia, Gomulka non è riuscito in un anno a mostrare: autonomia delle imprese e pianificazione centrale! In tutta la questione emerge soltanto che questa costituisce un attacco al sistema della direzione centrale dell'economia popolare e una speculazione sui più retrivi stati d'animo piccolo-borghesi della classe operaia. In tale contesto Gomulka diventa molto concreto anche in relazione all'agricoltura e senza reticenza sviluppa un programma di impronta dichiaratamente kulaka: “Anche la politica agraria necessita di essere corretta. Per quanto riguarda le cooperative, meritano di essere sostenute solo quelle sane mediante crediti di investimento che possano venire ripagati, eliminata qualsiasi forma di sovvenzioni statali”. (La condanna a morte per il movimento cooperativo!). […] Segue una denigrazione della politica cooperativa fino ad allora condotta dal Partito, che era proceduta - viene asserito – dal “presupposto che il socialismo potesse essere costruito sulla base della povertà e del declino della proprietà contadina. Per un pensiero dogmatico era inconcepibile che sotto il sistema democratico popolare tutte le forme di collaborazione agricola potessero condurre al socialismo e che queste forme contribuissero a elevare il senso della comunità produttiva, e che il socialismo potesse svilupparsi al meglio proprio sulla base della prosperità del popolo contadino lavoratore (!)”. (Ecco la miracolosa risurrezione di Bucharin!). “Non c'è nulla di più giusto che far sviluppare tali forme volontarie di comunità agricole: questa è la nostra via al socialismo nell'agricoltura!”.
(La “via polacca” qui delineata è una dozzinale riproduzione della “via jugoslava”. E le “diverse comunità agricole” somigliano molto più alle “cooperative Raiffeisen” di grandi contadini [Istituzioni creditizie del settore privato aventi la tipologia legale delle cooperative, ndr] che al socialismo!).
Ma il bello deve ancora venire: “Ugualmente sconsiderata la convinzione, ancora oggi diffusa, che l'effetto positivo della politica agraria condotta in passato sarebbe stato che i kulaki in rovina si sarebbero sottomessi al potere del popolo. Questo tipo di sottomissione si sarebbe ottenuta in qualsiasi momento e non era necessario perseguire per anni la cosiddetta politica di restrizione ai danni dei kulaki, che in realtà, invece di essere una politica finalizzata ad arginare lo sfruttamento, è stata una condotta destinata a far precipitare nella rovina le fattorie dei kulaki”. Ecco qui ora l'avvocato dei kulaki, che ha gettato la maschera! Si lamenta della “rovina delle fattorie dei kulaki” e pretende di eliminare il sostegno statale alle cooperative di produzione! Nei fatti, che “comunista”! “Io intendo eliminare le quote di consegna, che non possono costituire il nostro sistema né una caratteristica economica del nostro sistema. Le quote di consegna sono piuttosto un fenomeno che contraddistingue periodi di guerra”. (Che l'Unione Sovietica abbia mantenuto e mantenga l'obbligo di consegna è per Gomulka naturalmente proprio una conferma che tale mezzo non possa valere per la “via polacca”!)»
56. K. Gossweiler, Contro il revisionismo, cit., pp. 542-547.
57. Ivi, p. 256.
58. Ivi, pp. 273-284. Il testo, in formato integrale, è disponibile su Associazionestalin.it.

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