27 Settembre 2022

5.2. IL RUOLO REAZIONARIO DI SOLIDARNOSC

«Non c’è libertà senza Solidarnosc». (Papa Giovanni Paolo II, 1980)59

«Sindacato libero che si costituì nella Polonia comunista nel 1980, in seguito agli scioperi operai dei cantieri di Danzica. La protesta si andò progressivamente rafforzando e accanto alle richieste economiche emersero rivendicazioni di tipo politico».60 Con queste righe l'enciclopedia Treccani stampa nel senso comune la definizione di Solidarnosc. La migliore descrizione l'ha però data un suo ex-dirigente: «Solidarnosc è diventato il costruttore del capitalismo in Polonia». Tale il duro giudizio di Aleksander Smolar, allora dirigente di quella formazione e in seguito consigliere del presidente della Repubblica espressione di Solidarnosc. L'operaio Roman Swierszcz, intervistato anni dopo la caduta del socialismo si è espresso così: «Oggi i soldi sono tutto, siamo stati dimenticati e traditi, qui ai cantieri siamo rimasti in tremila e produciamo due navi l’anno, 25 anni fa eravamo 16mila e producevamo 30 navi». Si allude al grande cantiere Lenin, quello che produceva navi per l’Unione Sovietica e che rappresentava il motore dell’economia del dopoguerra non solo per la città portuale ma per tutto il paese. Così invece Zbigniew Stefanski, operaio quarantaseienne, militante come attivista di Solidarnosc fin dalla sua nascita ed uno dei pochi rimasti occupati nei cantieri di Danzica: «Ho lottato tutta la vita contro il comunismo e contro la polizia segreta che ci spingeva a lasciare il paese, dicendoci che avremmo rimpianto il regime. Ancora oggi detesto quella gente ma devo ammettere che in alcune cose avevano ragione, perché nessuno di noi ora può più contare sulla garanzia del lavoro, su uno stipendio regolare e su una vita sicura». Sentiamo le considerazioni di Davide Rossi:
«Poi iniziò la stagione di Solidarnosc. In Italia allora tutti o quasi – anche a sinistra – scrivevano articoli sugli “eroici” operai polacchi. A distanza di 25 anni il giudizio su Solidarnosc può essere più sereno, non per questo meno severo. […] Oggi lo stato polacco non è più comunista, quando era comunista tutti avevano casa, scuola, sanità, lavoro, oggi il 18% dei cittadini di quella nazione sono disoccupati. La Polonia di oggi non è migliore di quella di 25 anni fa, anzi. Possiamo quindi concludere che la vittoria del gruppo politico Solidarnosc – ribadiamolo politico, non sindacale - non ha coinciso con una maggiore democrazia e una maggiore giustizia per il popolo polacco. Come vincitori della guerra fredda gli uomini di Solidarnosc si attribuiscono tuttavia questi meriti, oltre ovviamente a ritenersi i portatori della libertà nell’Europa dell’Est. Ma se la storia è scritta dai vincitori, l’analisi storica è svincolata da qualunque obbligo verso il potere, qualunque esso sia. Mi piace allora aggiungere una postilla ricordando come – almeno su un punto – i comunisti polacchi allora siano stati troppo buoni. Di fronte infatti a mesi e mesi di scioperi che procedevano con la seguente scansione giornaliera: comizio di Walesa, messa e tutti a casa per pranzo, in modo da stare in famiglia e con i figli, aiutandoli nel pomeriggio a far i compiti o portandoli al parco, bene, per tutti quei mesi il governo comunista ha continuato a pagare gli stipendi, senza effettuare trattenute per le giornate di sciopero. Oggi anche in Polonia sanno che se si sciopera si perde la retribuzione della giornata di lavoro e nella stagione del liberismo estremo a volte si perde anche il lavoro».61
In effetti la situazione dei diritti civili e sociali nell'attuale Polonia è molto cambiata, come spiega Vittorio Longhi, riguardo ad una riforma del 2003:
«fa parte di un pacchetto chiamato “Prima di tutto, l’impresa”, che mira a dare competitività alle aziende partendo dalla precarietà dell’occupazione. Il diritto di associazione, ad esempio, è stato limitato per i dipendenti pubblici e chi lavora nel privato non può più costituirsi in sindacato se non è coperto da un contratto di categoria. Ma la legge concede alle imprese che dicono di essere in difficoltà finanziarie anche la possibilità di sospendere le tutele previste dai contratti collettivi, favorendone così la desindacalizzazione. Lo stesso Solidarnosc riporta numerosi casi di aziende che regolarmente licenziano dipendenti protetti da accordi collettivi per poi riassumerli come collaboratori o che licenziano apertamente e senza giusta causa attivisti e militanti sindacali. Il diritto di sciopero, inoltre, per legge è riservato solo ai dipendenti del settore privato, poiché quelli pubblici rientrano tutti indistintamente nella sfera dei servizi “essenziali”. Il governo ha persino varato una norma sul traffico mirata a scoraggiare le manifestazioni di protesta, costringendo a proclamarne la data con almeno trenta giorni di anticipo e a farsi carico del regolare transito dei veicoli. Un’erosione dei diritti del lavoro, insomma, che va di pari passo con l’indebolimento del sindacato. Se nel 1981 un cittadino su quattro aderiva a Solidarnosc (10 milioni su una popolazione di 40), oggi gli iscritti sono poco più di un milione e sono quasi tutti dipendenti pubblici, senza alcuna capacità di pressione sulle decisioni del governo e delle imprese. D’altra parte, si tratta di un sindacato che ha subìto in maniera forte l’influenza del Vaticano e degli interessi occidentali. Epurate le componenti secolari e socialiste dal movimento di protesta sorto nell’80, la Polonia si è progressivamente allontanata da ogni possibilità di vera giustizia ed equità sociale».62
In anni più recenti l'ex direttore della CIA Robert Gates ha rilasciato tranquillamente interviste in cui spiega come l'organizzazione dell'intelligence statunitense abbia lavorato a stretto contatto con la Chiesa Vaticana per riuscire a distruggere il comunismo in Polonia:
«c'è chi sostiene che quando si trattò di sostenere Solidarnosc durante gli anni ‘80, dopo l'introduzione della legge marziale, si creò un´alleanza tra l'Afl-Cio, la confederazione del lavoro americana, il Vaticano e la CIA. La realtà è che tutti eravamo attivi in Polonia a sostegno di Solidarnosc».63
Chiarissimo. D'altronde è stato lo stesso Lech Walesa a dichiarare pubblicamente, durante un processo sulla morte del presidente del Banco Ambrosiano Roberto Calvi, che Solidarnosc avrebbe ricevuto fondi dal banchiere e dallo Ior, la banca del Vaticano. A Walesa il magistrato ha ricordato invece che nelle lettere di Roberto Calvi, trovate dopo la sua uccisione a Londra, è scritto che il banchiere aveva finanziato il sindacato Solidarnosc con oltre mille milioni di dollari. È sicuramente difficile pensare che tutti quei soldi provenissero solo «dalla carità» della Chiesa come affermato in un passo esilarante dallo stesso Walesa.64 Uno dei generosi finanziatori era infatti il noto imprenditore e speculatore finanziario George Soros, dalla fine degli anni Settanta collaboratore all'operazione sovvenzionata anche dalla CIA per finanziare i movimenti “democratici” nei paesi del blocco comunista con centinaia di milioni di dollari.65
61. D. Rossi, Polonia: il ruolo controrivoluzionario di Solidarnosc, Aurorarivista.it-CCDP, 5 aprile 2007.
62. V. Longhi, Polonia / 25 anni dopo la nascita di Solidarnosc, cit..
63. Così la Cia aiutò Wojtyla a combattere il comunismo, Marx21 (web), 23 marzo 2006.
64. F. Viviano, Dal Vaticano a Calvi ecco chi aiutò Solidarnosc, La Repubblica (web), 14 marzo 2009.
65. Fonti usate: Redazione Il Post, Ma chi è George Soros?, Ilpost.it, 4 maggio 2017; H. Cottin, George Soros: Mago imperiale e agente doppio, CCDP, 11 aprile 2004.

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