12 Luglio 2020

6.3. DISFATTISMO E CAPITOLAZIONE DI FRONTE ALLA GERMANIA NAZISTA

«Trockij era divenuto il principale propagandista in Unione Sovietica del disfattismo e dello spirito di resa, lui che parlava demagogicamente della “rivoluzione mondiale” per soffocare meglio la rivoluzione sovietica. Trockij diffuse l'idea che, in caso di aggressione fascista contro l'URSS, Stalin e i bolscevichi “avrebbero tradito” e che, sotto la loro direzione, non ci sarebbe stato il minimo dubbio sulla sconfitta dell'Unione Sovietica. Ecco a questo proposito le sue tesi.
La situazione militare nella Russia sovietica è contraddittoria. Da una parte, abbiamo una popolazione di 170 milioni di abitanti, ridestati dalla più grande rivoluzione della storia, che possiede un'industria di guerra più o meno sviluppata. Dall'altra, abbiamo un regime politico che paralizza tutte le forze di questa nuova società. Sono sicuro di una cosa: il regime politico non sopravvivrà alla guerra. Il regime sociale, che è la nazionalizzazione della produzione, è incomparabilmente più potente del regime politico che è dispotico. I rappresentanti del regime politico, la burocrazia, sono terrorizzati dalla prospettiva della guerra, perché sanno meglio di noi che non sopravvivranno alla guerra in quanto regime”. (23 luglio 1939)
[…] Come se non fosse stata la politica dell'industrializzazione e della collettivizzazione, propugnata da Stalin e realizzata grazie alla sua volontà di ferro, che aveva permesso di creare in un tempo record le industrie degli armamenti!
Berlino sa perfettamente fino a quale grado di demoralizzazione la cricca del Cremlino ha trascinato l'esercito e la popolazione a causa della sua lotta per la propria sopravvivenza. […] Stalin continua a demolire la forza morale e la resistenza del paese in generale. I carrieristi senza onore né coscienza sui quali egli è obbligato sempre più a contare tradiranno il paese dei momenti difficili”. (12 marzo 1938)
Col suo odio contro il comunismo, Trockij esortava così i nazisti alla guerra contro l'URSS. Lui, il “fine conoscitore” degli affari dell'URSS, faceva capire ai nazisti che avevano tutte le probabilità di vincere la guerra contro Stalin: l'esercito e la popolazione sono demoralizzati (falso!), Stalin distrugge la resistenza (falso!), gli stalinisti si arrenderanno fin dall'inizio della guerra (falso!).
In Unione Sovietica, questa propaganda Trockijsta ebbe due effetti. Incoraggiò il disfattismo e lo spirito di capitolazione, l'opinione che, con una dirigenza così deteriorata e incapace, la vittoria del fascismo sarebbe stata inevitabile. Indusse anche a “insurrezioni” o ad attentati per eliminare i dirigenti bolscevichi “che avrebbero tradito nei momenti difficili”. In effetti, una direzione di cui si affermava in maniera categorica che non sarebbe sopravvissuta alla guerra poteva essere facilmente sconfitta fin dall'inizio del conflitto. I gruppi antisovietici e opportunisti potevano dunque cogliere la loro occasione. In entrambi i casi, le provocazioni di Trockij aiutarono in modo diretto i nazisti».18
Aggiungono Sayers e Kahn19:
«Il 24 settembre 1938, mentre i nazisti occupavano la Cecoslovacchia, un editoriale del giornale trockijsta di New York Socialist Appeal dichiarava: “La Cecoslovacchia è uno dei più mostruosi aborti nazionali prodotti dall'opera dell'infame conferenza di Versailles. […] La democrazia cecoslovacca non è mai stata nulla più di una squallida maschera per lo sfruttamento capitalista avanzato. […] Questa prospettiva implica necessariamente la più ferma opposizione rivoluzionaria allo stato borghese cecoslovacco, in ogni circostanza”.
Con questo genere di slogan pseudo-rivoluzionari i trockijsti europei e statunitensi svolsero una campagna incessante contro la difesa delle piccole nazioni dalle aggressioni dell'Asse e contro la sicurezza collettiva. Mentre l'Abissinia, la Spagna, la Cina settentrionale e centrale, l'Austria e la Cecoslovacchia venivano invase una dopo l'altra da Germania, Italia e Giappone, i membri della Quarta Internazionale Trockijsta spargevano in tutto il mondo l'idea che la sicurezza collettiva fosse un “incitamento alla guerra”. Trockij sosteneva che la difesa dello stato nazionale fosse un “obiettivo reazionario”.
Nel suo pamphlet La Quarta Internazionale e la guerra, che venne usato come materiale propagandistico dai trockijsti nella lotta contro la sicurezza collettiva, Trockij scrisse: “La difesa dello stato nazionale, prima di tutto nell'Europa balcanizzata, è un obiettivo reazionario nel pieno senso della parola. Lo stato nazionale con i suoi confini, passaporti, sistemi monetari, costumi ed eserciti è diventato uno spaventoso impedimento allo sviluppo economico e culturale dell'umanità. L'obiettivo del proletariato non è la difesa dello stato nazionale ma la sua distruzione completa e finale”.
I seguaci e simpatizzanti di Trockij in Europa e America condussero una violenta lotta contro il Fronte Popolare francese, il governo repubblicano spagnolo e altri movimenti di massa patriottici e antifascisti che stavano tentando di ottenere l'unità nazionale nei loro paesi e trattati di sicurezza collettiva con l'Unione Sovietica. La propaganda trockijsta sosteneva che quei movimenti avrebbero solamente portato i loro paesi alla guerra. “La versione stalinista del fronte unito”, dichiarò il leader trockijsta britannico C.L. James, “non è l'unità per l'azione ma l'unità per guidare tutti i lavoratori verso una guerra imperialista”. Trockij stesso “avvertiva” incessantemente dei “pericoli” di una sconfitta dell'Asse. “Una vittoria della Francia, della Gran Bretagna e dell'Unione Sovietica […] sulla Germania e il Giappone”, dichiarò alla Commissione Dewey nell'aprile 1937, “potrebbe significare soprattutto una trasformazione dell'Unione Sovietica in stato borghese e la trasformazione della Francia in stato fascista, perché per una vittoria contro Hitler è necessaria una mostruosa macchina bellica. […] Una vittoria può significare la distruzione del fascismo in Germania e la fondazione del fascismo in Francia”. In questo modo Trockij e i propagandisti suoi seguaci lavoravano implicitamente insieme ai sostenitori della politica di acquiescenza e con la propaganda dell'Asse per convincere i popoli d'Europa che la sicurezza collettiva avrebbe portato alla guerra e che tutte le istituzioni che tentavano di realizzarla erano strumenti “stalinisti”.»
18. Ibidem
19. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 22, nota 1.

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