01 Ottobre 2020

6.4. SUL COMPLOTTO DI TUCHACEVSKIJ

Riprendiamo con Martens:
«Ecco testualmente le prese di posizione di Trockij sull'affare Tuchačevskij.
Devo dire qui quali furono le mie relazioni con Tuchačevskij. Non ho mai preso sul serio le convinzioni comuniste di questo ex ufficiale della Guardia”. (6 marzo 1938)
I generali (nella cerchia di Tuchačevskij) lottarono per difendere la sicurezza dell'Unione Sovietica contro gli interessi personali di Stalin”. (6 marzo 1938)
L'esercito ha bisogno di uomini capaci, onesti come gli economisti e gli scienziati, uomini indipendenti dallo spirito aperto. Qualsiasi uomo o donna con spirito indipendente entra in conflitto con la burocrazia e la burocrazia deve decapitare tutti questi settori, per salvaguardarsi. […] Un buon generale come Tuchačevskij, ha bisogno di assistenti, di altri generali intorno a lui e apprezza ogni uomo per il suo valore intrinseco. La burocrazia ha bisogno di uomini docili, subdoli, di schiavi e questi due modelli di uomini entrano sempre in conflitto dovunque”. (23 luglio 1939) […]
I commissari [politici] di nuova formazione significano controllo della cricca bonapartista sull'amministrazione militare e civile e, attraverso di essa, sul popolo. I comandanti attuali sono usciti dall'Armata Rossa, sono legati indissolubilmente ad essa. Al contrario, i commissari [politici] sono reclutati tra le file dei burocrati che non hanno né esperienza rivoluzionaria, né conoscenza militare, né capitale ideologico. Sono il modello perfetto di carrieristi della nuova scuola. Sono chiamati a comandare solo perché incarnano la 'vigilanza', e cioè la sorveglianza poliziesca sull'esercito. I comandanti mostrano nei loro confronti un odio ben meritato. Il sistema di dualismo del comando si trasforma in lotta tra la polizia politica e l'esercito, dove il potere centrale è a fianco della polizia”. (3 luglio 1939)
Lo sviluppo del paese, e in particolare la crescita dei suoi nuovi bisogni, è incompatibile con la melma totalitaria; è per questo che si manifestano delle tendenze a respingere, a cacciare, a buttare fuori la burocrazia da ogni aspetto della vita. Nel campo della tecnica, dell'insegnamento, della cultura, della difesa, le persone autorevoli, di esperienza, di scienza, respingono automaticamente gli agenti della dittatura stalinista che per la maggior parte sono delle canaglie incolte e ciniche del genere di Mechlin ed Ezov”. (3 luglio 1939)
Tanto per cominciare, Trockij era obbligato a riconoscere che Tuchačevskij e i suoi simili non avevano nulla di comunista: d'altronde un tempo lo stesso Trockij aveva indicato Tuchačevskij come un candidato a un colpo di Stato militare di tipo napoleonico. D'altra parte, per sostenere la sua lotta cieca nei confronti di Stalin, Trockij negava l'esistenza di un'opposizione borghese, controrivoluzionaria a capo dell'esercito. Infatti appoggiava qualsiasi opposizione contro Stalin e il nucleo bolscevico, compresa quella di Tuchačevskij, Alksnis, ecc. Trockij portava avanti una politica di fronte unito con tutti gli anticomunisti all'interno del partito. […] Trockij affermava che tutti quelli che si opponevano a Stalin e alla direzione del Partito all'interno dell'esercito avevano veramente a cuore la sicurezza del paese, mentre gli ufficiali che erano leali nei confronti del Partito difendevano la dittatura di Stalin e gli interessi personali di quest'ultimo. […] Trockij se la prendeva con la reintroduzione dei commissari politici, che avrebbero avuto un ruolo fondamentale come anima politica della guerra di resistenza antifascista, che avrebbero mantenuto un morale rivoluzionario a tutta prova e che avrebbero aiutato i giovani soldati a far proprio un orientamento politico chiaro nella complessità estrema dei problemi posti dalla guerra. […] Trockij si faceva paladino della “professionalità” dei quadri militari, tecnici, scientifici e culturali, in breve, di tutti i tecnocrati che tendevano a sbarazzarsi del controllo del Partito, che avrebbero voluto “estromettere il Partito da ogni aspetto della vita”, seguendo il suggerimento di Trockij... Nella lotta di classe che attraversò il Partito e lo Stato durante gli anni Trenta e Quaranta, la linea di demarcazione passava tra le forze che difendevano la politica leninista di Stalin e quelle che incoraggiavano la tecnocrazia, il burocratismo e il militarismo. Sono queste ultime forze quelle che conquisteranno l'egemonia nella direzione del Partito quando si realizzerà il colpo di Stato di Chruščev».20
Così invece Sayers e Kahn21 riportano le opinioni di Trockij sui processi di Mosca:
«Trockij fornì varie “spiegazioni” alle ammissioni rese durante i processi dai suoi ex amici intimi, rappresentanti e alleati. Inizialmente aveva spiegato i processi a Zinov'ev e Kamenev sostenendo che gli imputati avevano evitato la condanna a morte a condizione che fornissero false accuse contro di lui. “Quello è il minimo a cui la GPU non può rinunciare”, aveva scritto, “darà alle vittime una possibilità per salvarsi a condizione di ottenere questo minimo”. Quando Kamenev, Zinov'ev e i loro complici del centro terroristico vennero fucilati, Trockij dichiarò che erano stati falsamente accusati. Ma questa spiegazione divenne totalmente inadeguata quando Pjatakov, Radek e gli altri imputati del secondo processo di Mosca si dichiararono anch'essi colpevoli e fornirono confessioni ancora più pericolose. Allora Trockij sostenne che le testimonianze degli accusati fossero il prodotto di crudeli torture e di misteriose, potenti “droghe”. Scrisse: “I processi del GPU hanno un carattere totalmente inquisitorio: questo è il semplice segreto delle confessioni! […] Forse a questo mondo ci sono molti eroi in grado di sopportare ogni tipo di tortura fisica o morale che venga inflitta a loro, alla moglie, ai figli. Non lo so”.
In un articolo Trockij descrisse gli imputati ai processi come uomini di “carattere nobile”, ardenti e sinceri “vecchi bolscevichi” che avevano scelto la via dell'opposizione a causa del “tradimento della Rivoluzione” da parte di Stalin, e che di conseguenza erano stati liquidati. In un altro articolo accusò violentemente Pjatakov, Radek, Bucharin e gli altri di avere “caratteri spregevoli” e di essere uomini dalla “volontà debole” e “fantocci di Stalin”. Infine, rispondendo a chi chiedeva perché, se erano innocenti, dei veterani rivoluzionari potevano fare quel genere di ammissioni e perché nessuno degli imputati aveva approfittato dei processi a porte aperte per proclamare la propria innocenza, nel 1937 Trockij dichiarò alla Commissione Dewey che “riguardo alla questione, non sono obbligato a rispondere a queste domande!”»
20. L. Martens, Stalin, cit., pp. 245-254.
21. M. Sayers & A. E. Kahn, La grande congiura, cit., cap. 21, nota 2.