02 Giugno 2020

6.6. LA GRANDE TRUFFA DEL “LIBRO NERO DEL COMUNISMO”

Impossibile non parlare della figura di Stéphane Courtois e del suo discusso Libro nero del comunismo, nel quale afferma che le vittime di tali regimi “illiberali” sarebbero circa 100 milioni dal 1917 in poi, di cui 65 milioni in Cina, 20 milioni in Unione Sovietica, un milione in Vietnam, due milioni in Corea del Nord, due milioni in Cambogia, un milione nell'Europa dell'Est, 150 mila in America Latina, un milione 700 mila in Africa e un milione 500 mila in Afghanistan. Secondo Luciano Canfora nell'uso disinvolto di questo gioco del pallottoliere ogni tanto si fa qualche scivolata, «come è capitato a Robert Conquest (Il costo umano del comunismo) alle prese con le cifre del Libro nero del comunismo (calate di botto, tra un'edizione e l'altra, da 100 a 80 milioni per poi calare ancora di più ad ogni critica seria)». Canfora mostra la faziosità e la parzialità dell'opera facendo un paio di esempi: «in quel libro vergognoso sono imputati a Stalin anche i milioni e milioni di vittime sovietiche dell'invasione hitleriana; e a Brežnev i morti in Angola dovuti alla guerriglia-CIA provocata dall'Unita di Savimbi, fantoccio manovrato e criminale». Altri importanti studiosi come Domenico Losurdo, Ludo Martens, Giorgio Galli ribadiscono che i «100 milioni morti del comunismo» sono molti meno di quanto solitamente indicati (abbiamo già visto in chiusura del capitolo dedicato alla costruzione del socialismo nell'URSS alcuni numeri reali), a differenza di quelli del capitalismo che sono molti di più (contando anche l'imperialismo, il colonialismo e le derivazioni supererebbero i 200 milioni) e che quindi le cifre gonfiate, al di là di effettivi crimini, sono usate a scopi propagandistici onde screditare in toto il modello socialista (e non una singola esperienza) e qualsiasi modello alternativo al capitalismo, presentato come una via verso il comunismo. Una delle critiche principali riguarda l'aspetto fondamentale del conteggio delle vittime, o l'idea stessa di poter fare storiografia “contando i cadaveri”. Secondo J. Arch Getty, 30 milioni di vittime conteggiate da Courtois sarebbero dovute alla carestia cinese del 1959 che non fu certo causata solo dalla politica del regime ma anche da altri fattori non secondari (tra cui l'embargo messo in atto dalle potenze occidentali) e che non sarebbe ragionevole paragonare alle vittime dei campi di concentramento nazisti. Noam Chomsky ha osservato che, se si applicasse il metodo di Courtois alla storia dell'India dal 1765 al 1947, attribuendo l'alta mortalità alla mancanza di adeguate scelte politiche, si dovrebbe concludere che anche la democrazia in India sarebbe stata responsabile di cento milioni di morti. Riguardo al Libro Nero ha scritto righe preziose nel 2005 Andrea Catone:
«È davvero singolare e indicativo di un arretramento politico-culturale senza precedenti che gli unici dibattiti pubblici di una certa risonanza siano stati suscitati come risposta alla provocazione editoriale del Libro nero del comunismo che usciva con singolare tempismo a “commemorare” l’ottantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, accusata di essere all’origine di un “totalitarismo comunista” che avrebbe provocato, con la propagazione del comunismo nel mondo, cento milioni di morti, molte volte di più delle vittime del nazismo. In tal modo, nonostante repliche e puntualizzazioni che, dati alla mano, ridimensionavano di diversi zero le cifre delle “vittime del comunismo” e invitavano a contestualizzare gli eventi all’interno di una storia dominata dalla violenza dell’imperialismo, respingendo al mittente la categoria di “totalitarismo” e la conseguente equiparazione di nazismo e comunismo, l’operazione editoriale Libro Nero centrava uno dei suoi obiettivi, che era quello di far arretrare tutto l’asse del discorso dal piano della ricerca e dell’approfondimento delle conoscenze sulle esperienze di transizione al socialismo e sulle cause della loro sconfitta venuta a maturazione nel 1989-91, a quello della difesa della legittimità di quei tentativi. Invece che su “modo di produzione”, “rapporti di proprietà”, “classi sociali”, “socializzazione dei mezzi di produzione”, “pianificazione”, il discorso verte ora su repressioni, violenze, massacri, gulag».
Nel 2017, mentre concludiamo il presente primo volume di questo libro dedicato alla storia dell'URSS, constatiamo che non sono stati fatti passi avanti nel dibattito pubblico. Speriamo che l’opera possa contribuire ad invertire tale tendenza.10
10. Fonti usate: Osservatorio sul Terzo Settore Wiki, Courtois Stephane, Il libro nero del comunismo, Osservatorioterzosettore.wikia.com; L. Canfora, Democrazia. Storia di un'ideologia, Laterza, Roma-Bari 2008, p. 428; A. Catone, I comunisti e la storia delle rivoluzioni socialiste del '900. Una questione da archiviare?, Ricercastoricateorica.org-CCDP, 3 luglio 2005 [1° edizione originale 2 aprile 2005]; Wikipedia, Il libro nero del comunismo.

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