27 Ottobre 2021

1.1. LA FORMAZIONE DELLE REPUBBLICHE POPOLARI (1944-48)

Nella ricostruzione degli eventi che hanno portato al potere i partiti comunisti nell'Est Europa utilizziamo un saggio di Serge Wolikow e Antony Todorov7:
«Il comunismo non sale al potere di un tratto con l'Armata Rossa, ma in seguito a eventi drammatici, a lotte e compromessi inseparabili dal contesto della politica internazionale. Alla vigilia della liberazione, i partiti comunisti nei paesi dell'Est hanno posizioni abbastanza differenti. Del resto la loro legittimazione antifascista durante la Resistenza è stata diversa. In Jugoslavia, Cecoslovacchia e Bulgaria, i partiti comunisti sono emersi nel corso della Resistenza come forze politiche fondamentali. Questi partiti si erano già ben inseriti nelle società nazionali durante gli anni Venti e Trenta, ottenendo dal 15 al 20% dei voti alle elezioni nazionali.
In Jugoslavia il Partito comunista fu senza dubbio la forza dirigente della lotta antinazista, che nel 1945 contava più di 800 mila partigiani in armi. In Bulgaria, una nazione nel corso della guerra ufficialmente al fianco della Germania nazista, i comunisti organizzavano la Resistenza antifascista armata che, nel 1944, raggruppava circa 30 mila soldati. Al contrario, in paesi come la Romania, la Polonia e l'Ungheria i partiti comunisti non si ricostituiscono che a partire dall'arrivo dell'Armata Rossa liberatrice. Per ragioni diverse, prima della guerra erano stati fortemente decimati. In tutti i paesi dell'Europa dell'Est, nel 1944-45 si formavano governi provvisori che uniscono i partiti antifascisti e al cui interno alcuni posti, non sempre i più importanti, sono affidati a comunisti. Solo l'Albania e la Jugoslavia fanno eccezione a questa formula, con un governo nel dopoguerra esclusivamente comunista, perché in questi paesi l'egemonia comunista si era già stabilita nel corso della guerra. Gli anni dell'immediato dopoguerra sono contrassegnati da un graduale mutamento dei rapporti di forza e dall'instaurarsi di un'egemonia politica dei partiti comunisti. Le prime elezioni parlamentari mostrano che i comunisti non hanno ovunque lo stesso peso politico. In Cecoslovacchia, nelle elezioni costituenti del 1946 il Partito comunista è il primo partito, con il 40% dei voti nell'area ceca e più del 30% in Slovacchia, dove resta il secondo raggruppamento. […]
In Bulgaria, il Partito comunista alle elezioni del 1945 è primo. In Polonia, alla guida di una coalizione di sinistra, alle elezioni del 1945 i comunisti divengono uno dei partiti più influenti. In Ungheria invece il partito comunista nel novembre 1945 ottiene il 17% dei voti arrivando, così, terzo dietro al partito dei piccoli proprietari e ai socialdemocratici. […] In questi due paesi, l'insediamento del potere comunista è tanto più difficile in quanto i partiti comunisti vi godono una debole influenza. Solo in Jugoslavia e Albania i partiti comunisti non hanno praticamente oppositori. In Polonia, i comunisti nel dopoguerra hanno un modesto seguito, ma dopo la breve guerra civile del 1945-46 riescono a divenire una forza preponderante. Anche i fattori internazionali giocano un ruolo importante […], rimane il fatto che la geopolitica determinata dalla divisione di Yalta non è il solo elemento che favorisca la presa del potere dei comunisti. In compenso, la presenza delle truppe sovietiche in Romania e in Ungheria contribuisce alla ricostruzione e all'influenza dei partiti comunisti locali, mentre indebolisce sensibilmente l'attività delle forze politiche anticomuniste e non comuniste. La presenza sovietica in Bulgaria amplifica fortemente l'influenza del Partito comunista raggiunta durante la Resistenza, proprio come in Polonia e in Cecoslovacchia. L'esistenza delle commissioni alleate di controllo nei paesi vinti, come la Bulgaria, la Romania e l'Ungheria, fino alla firma dei trattati di pace nel 1947, non permettono ai partiti comunisti di arrivare in fretta al potere perché devono condividerlo con altri partiti antifascisti. […] Il movimento comunista internazionale applicava ufficialmente la politica del fronte antifascista nel quadro dello schema politico di “democrazia popolare” fissato nel 1944-45. […] Si tratta di un modello politico diverso da quello dell'URSS staliniana. Per Stalin, questa idea è temporaneamente accettabile sulla base di considerazioni di ordine geopolitico. I partiti comunisti dell'Europa dell'Est non hanno, in effetti, piani definiti per la “presa del potere” nel 1944-45 […], seguono gli eventi, adattandosi alle nuove condizioni nel tentativo di cogliere tutte le occasioni per rafforzare la propria influenza. […] La creazione del Cominform nel 1947 accelera l'allineamento dei partiti comunisti dell'Europa dell'Est su un modello unico, il modello staliniano. La “presa del potere” diventa l'obiettivo immediato, secondo una precisa strategia: bisogna impadronirsi del potere […]. Le seconde elezioni nazionali sono decisive in tutti i paesi dell'Est per l'instaurazione del potere comunista. I partiti comunisti hanno ovunque la meglio in occasione di queste elezioni, le ultime consultazioni democratiche nell'Europa dell'Est prima del 1989. L'evoluzione politica segue nei differenti paesi un identico cammino. Ovunque si assiste all'unificazione dei partiti comunisti e dei partiti socialdemocratici o socialisti in un partito unico, che si avvia a divenire il centro del sistema politico. Ovunque, gli altri partiti antifascisti accettano l'egemonia comunista o, come in Bulgaria e in Romania, procedono a un autoscioglimento. Nella maggior parte dei paesi dell'Europa dell'Est, le nuove costituzioni che vengono adottate nel 1947-49 instaurano “repubbliche popolari” […]. L'uniformazione politica dei paesi dell'Europa dell'Est è avviata, alla fine degli anni Quaranta, sul modello staliniano con misure simili: nazionalizzazione dei mezzi di produzione, tentativi più o meno riusciti di collettivizzare i terreni agricoli, instaurazione del ruolo dirigente dei partiti comunisti nella vita politica. In campo internazionale, i primi trattati bilaterali di amicizia e di alleanza con l'URSS sono firmati nel 1948-49. Nel 1949 viene posto in essere il Consiglio di mutua assistenza economica (Comecon), che si occupa delle relazioni economiche fra i paesi di questa nuova “comunità socialista”».
7. S. Wolikow & A. Todorov, L'espansione europea del dopoguerra, cit., pp. 232-234.

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