18 Maggio 2022

01. L'IMPERIALISMO OCCIDENTALE NEL XIX SECOLO

Nei libri scolastici si accenna in genere molto rapidamente al fatto che ad inizio '800 l'America latina si sia emancipata dal colonialismo spagnolo e portoghese riuscendo a conquistare l'indipendenza, in particolar modo per merito dell'azione dei leader anticoloniali Simòn Bolìvar e José Martì.
Senza la pretesa dell'esaustività, scopriamo alcuni aspetti meno noti degli avvenimenti successivi aiutandoci con la ricostruzione fatta dal professore cileno Paco Pena2:
«Una volta rotto il legame coloniale con la Spagna e spezzato il suo monopolio commerciale, saranno soprattutto le compagnie britanniche e in seguito statunitensi a stabilire la loro predominanza in America Latina. La preponderanza britannica […] si manifestò lungo tutto il corso del XIX secolo attraverso lo sviluppo del commercio britannico con le colonie diventate di recente indipendenti […] Si trattava di una supremazia commerciale che non cercava il dominio politico diretto, malgrado il Regno Unito abbia anche tentato di procurarsi un posto al sole nel Nuovo mondo, impiegando ingenti mezzi: la presa di Buenos Aires nel 1806 fu seguita dallo sbarco in altri territori e nei Caraibi, e addirittura dalla fondazione di un fantomatico “regno di Mosquitia” sulla costa atlantica del Nicaragua e dall'occupazione nel 1833 delle isole Malvine […]. La Francia non poté contrastare la politica britannica e dovette piegarsi alla potenza della Royal Navy cercando di conquistare o di conservare territori in altre parti del continente: Haiti, le Antille, la Guyana e il Messico. […] Gli USA cercarono invano, durante la prima metà del XIX secolo, di contrastare l'egemonia britannica. […] L'ora degli Anschluss e degli interventi militari non era ancora arrivata. Questa si sarebbe inaugurata nel 1835, quando l'ondata espansionistica statunitense inghiottì metà dei territori appartenenti al Messico. Il Texas si rese autonomo dalla corona di Spagna nel 1835 e aderì agli USA nel 1848. Quello stesso anno vennero annessi dagli USA la California e il Nuovo Messico. […] dopo la guerra di Secessione […] gli USA cercarono di stabilire il proprio dominio politico ed economico in America Latina, sostituendosi all'egemonia britannica […]. Benché abbia dissuaso le potenze europee dai loro sogni di conquista, la dottrina Monroe non ha potuto impedirne l'ingerenza e l'intervento a più riprese: il Regno Unito giocò un ruolo importante a La Plata e nel 1828 riuscì a creare uno stato cuscinetto fra il Brasile e l'Argentina, separando dalle Provincias Unidas la Banda Oriental, ovvero l'odierno Uruguay. Anche le minacce contenute nella “dottrina” rimasero lettera morta al momento dell'insediamento britannico nelle Malvine nel 1833 e dell'intervento francese a San Juan de Ulua, in Messico, nel 1838 […]. Così fu anche quando ebbe luogo l'aggressione anglo-francese contro l'Argentina di Rosas e l'Uruguay di Oribe, quando nel 1837 il porto di Buenos Aires venne sottoposto al blocco dalla marina francese e quando francesi e britannici organizzarono nel 1845 una spedizione militare sul fiume Paranà […]. Stesso silenzio quando la flotta spagnola bombardò Valparaíso e i porti peruviani nel 1866 […]. La “dottrina” non impedì neppure l'invasione del Messico nel 1861 da parte delle truppe franco-anglo-spagnole, né il tentativo di fondazione di un “impero latino” con Massimiliano d'Austria. D'altra parte, in certi testi che apparvero durante il decennio degli anni quaranta, cominciò a manifestarsi l'idea giustificatrice dell'espansionismo yankee che i pubblicisti dell'epoca […] chiamarono Manifest Destiny. Il destino avrebbe affidato – idea vicina alla nozione di predestinazione, cara al protestantesimo presbiteriano – alla nazione statunitense una missione civilizzatrice, facendo inoltre di essa l'angelo custode della libertà e della democrazia, contemporaneamente concedendole vasti territori da conquistare e una vocazione di dominio su tutto il Nuovo mondo. […] Fin dall'inizio dell'indipendenza delle nazioni ispano-americane gli USA e il Regno Unito disapprovarono i tentativi americanisti di Bolìvar. Le due nazioni anglosassoni preferivano costeggiare un continente diviso, separato dai conflitti e dalle frontiere, piuttosto che un solo e potente paese che sarebbe potuto diventare un temibile concorrente. […] Gli USA applicavano con molto scrupolo l'idea contenuta nel settimo messaggio di Monroe: “l'America agli americani”. In realtà l'hanno semplicemente interpretato come: “L'America agli statunitensi”. […] Alla fine del secolo gli interventi yankee si moltiplicarono: Hawaii, Puerto Rico, Filippine, Cuba, Guam, Samoa, i porti della Cina e di Panamà. Costernato, Mark Twain scrisse allora: “Si tingano di nero le strisce bianche e si aggiungano le tibie e la testa di morto al posto delle stelle”».
2. P. Pena, Gli interventi statunitensi in America Latina, all'interno di A.V., Il libro nero del capitalismo, cit., pp. 321-327, 335.

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