29 Settembre 2022

13. IL SAMBA BRASILIANO DOMATO DAGLI USA

«Lunedì 30 luglio 1962 John Fitzgerald Kennedy entrò nello Studio Ovale e accese il sistema di registrazione nuovissimo e ultramoderno che era stato installato su suo ordine nel fine settimana. La prima conversazione che registrò era un complotto per rovesciare il governo del Brasile e spodestare il suo presidente, Joao Goulart. Kennedy e il suo ambasciatore in Brasile, Lincoln Gordon, discussero della possibilità di investire otto milioni di dollari per manovrare le future elezioni brasiliane e preparare il terreno per un golpe militare contro Goulart […]. [Kennedy] non avrebbe lasciato che il Brasile, o una qualsiasi altra nazione dell'emisfero occidentale, diventasse una seconda Cuba. Il denaro della CIA cominciò a riversarsi nella vita politica brasiliana. Gli utili su quegli investimenti sarebbero stati riscossi in meno di due anni». (Tim Weiner)93

«Goulart ha avuto quello che si meritava. Peggio per lui, se non ha seguito i consigli che gli demmo quando andai a trovarlo». (Robert Kennedy)94
Il crimine tremendo di cui si è reso responsabile il governo Goulart è aver
«manifestato la sua volontà di lottare contro tutte le miserabili condizioni nelle quali si trovavano migliaia di suoi compatrioti. Annunciò il diritto di voto per gli analfabeti e l'intenzione di favorire una legge di riforma agraria. Il 31 marzo 1964 le forze armate deposero Goulart assumendo il controllo del paese e il presidente Lyndon Johnson si affrettò a inviare, il 2 aprile, i “suoi più calorosi auguri”, aggiungendo che il popolo statunitense aveva “osservato con ansia le difficoltà politiche ed economiche attraversate dalla vostra grande nazione. Noi ammiriamo la volontà risoluta della comunità brasiliana di risolvere queste difficoltà nel quadro della democrazia costituzionale”. I convincimenti democratici dei militari si espressero nel corso degli anni seguenti. Essi scatenarono una feroce repressione contro i movimenti e i partiti di sinistra che cercavano di resistere alla dittatura. Soltanto a partire dal 1979 sarebbe iniziato un ritorno a un regime civile».95
Le conseguenze sociali interne del golpe sono drammatiche, con diverse migliaia di brasiliani arrestati, tutti «comunisti o presunti tali»; poi arrivano «le torture e gli squadroni della morte, entrambi ampiamente legati alla polizia e ai militari ed entrambi fiancheggiati dagli Stati Uniti», «le case dei contadini venivano bruciate, i sacerdoti brutalizzati».
Amnesty International ha segnalato alcune tecniche usate dai 100 mila poliziotti brasiliani addestrati dall'OPS statunitense: «Donne incinte sono state costrette a guardare i mariti che venivano torturati. Altre mogli sono state appese nude accanto ai mariti e sono state date loro scosse elettriche nella zona genitale mentre venivano sottoposte alle peggiori oscenità. I bambini sono stati torturati davanti ai genitori e viceversa. Di almeno un bambino, il figlio di tre mesi di Virgilio Gomes da Silva, è certo che sia morto per le torture della polizia».
Tutto ciò permette agli USA di avere, negli anni focali della guerra fredda, un alleato prezioso: nel 1965 è l'unico paese in America Latina «a contribuire in maniera non simbolica» inviando «nella Repubblica Dominicana 1.100 soldati in sostegno dell'invasione statunitense. E nel 1971 e 1973, gli apparati militari e dei servizi brasiliani contribuirono agli sforzi americani per rovesciare i governi di Cile e Bolivia».96 Getulio Vargas aveva dominato la vita politica del paese dagli anni '30 in senso autoritario e nazionalista, mostrandosi però più legato al ceto imprenditoriale locale piuttosto che ai poteri finanziari internazionali. Tra gli anni '40 e '50 segue un programma di sviluppo capitalista che sosteniene la partecipazione statale nell'attività economica, il che lo porta ad entrare spesso in conflitto con gli oligarchi e le potenze straniere, come spiega Luiz Alberto Moniz Bandeira97:
«Gli sforzi compiuti per industrializzare il paese entrarono quasi sempre in rotta di collisione con gli interessi del capitale straniero, più precisamente con quelli dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, che cercavano di ridurre il mercato brasiliano a semplice sbocco delle proprie manifatture». Se però negli anni '30 e '40 riesce ancora a districarsi nelle trattative con gli USA, tra compromessi e un atteggiamento relativamente paritario, la situazione è molto diversa quando torna al potere nel 1951. Lasciamo parlare Moniz Bandeira:
«Il segretario di Stato Dean Acheson osservò in un rapporto al presidente Truman che Vargas avrebbe adottato un orientamento “socialista” e senz’altro “nazionalista”, che lo avrebbe portato a opporsi alle politiche liberali che gli Stati Uniti cercavano di promuovere a livello commerciale. Anche l’ambasciatore di Gran Bretagna, Neville Butler, riteneva che il Brasile, con Vargas al governo, non sarebbe stato un “docile adepto” dei piani economici e militari degli Stati Uniti in America Latina e avrebbe anzi tentato di contenere l’influenza statunitense, magari contrapponendole quella dell’Europa. Di fatto, sin dai primi mesi della sua amministrazione, Vargas si adoperò per compensare la dipendenza brasiliana dagli Stati Uniti, cercando in Europa nuovi mercati per le esportazioni, soprattutto per il caffè e nuove fonti di macchinari e tecnologia. La discrepanza di interessi tra il Brasile e gli Stati Uniti, nel frattempo, riaffiorò. Nella quarta riunione di consultazione tra i paesi americani, il professore Francisco Clementino de San Tiago Dantas, consigliere economico della delegazione brasiliana, criticò la politica di difesa statunitense, la cui l’enfasi era posta sull’“aggressione interna”, ossia sulla rivoluzione, come principale minaccia che gravava sui paesi dell’emisfero. Secondo San Tiago Dantas, il cui discorso fu interrotto da una salva di applausi quando si riferì alle aree di povertà e miseria che caratterizzavano il continente, l’America Latina avrebbe sofferto ancor più le conseguenze del programma di difesa degli Stati Uniti. Tale divergenza ebbe delle ripercussioni. Il Washington Post commentò che i due paesi “arrivarono alla sfida aperta”. Un articolo di France Presse, pubblicato nel Diário de Notícias di Rio de Janeiro, sottolineò che Brasile e Stati Uniti “per la prima volta nella storia, si erano schierati in campi opposti”. Il ministro degli Esteri João Neves da Fontoura ricevette il plauso della delegazione brasiliana e di quella degli altri paesi latinoamericani “per non avere seguito la linea di transigenza illimitata con gli Stati Uniti”, in cambio di un possibile trattamento favorevole sul piano bilaterale. […] Gli Stati Uniti non raggiunsero pienamente i propri propositi – ossia il sostegno dell’America Latina all’intervento in Corea e alla preparazione della guerra contro l’Unione Sovietica. La solidarietà rimase solo sulla carta, racchiusa in una dichiarazione anticomunista approvata da ventuno nazioni del continente. Il Brasile già allora lamentava il fatto di non avere mai avuto dal 1945 alcun tipo di sostegno al suo sviluppo, nonostante la collaborazione prestata durante la seconda guerra mondiale e il suo allineamento agli Stati Uniti, che il presidente Eurico Gaspar Dutra (1946-1951) aveva mantenuto, mentre miliardi di dollari affluivano in Europa, grazie al Piano Marshall. L’ambasciatore statunitense Herschell V. Johnson notò che i leader politici brasiliani già ponevano in discussione l’utilità della linea di intima collaborazione economica con gli Stati Uniti e che le relazioni tra i due paesi fossero ormai entrate in un circolo vizioso. Pur continuando a sostenere, in generale, la politica estera statunitense, nell’ambito della guerra fredda, Vargas rifiutò l’invio di truppe in Corea, perseguendo sul piano interno una politica economica nazionalista. Le autorità americane, come osservò il politologo Peral K. Haines, confusero frequentemente le incomprese forze nazionaliste emergenti in Brasile con il comunismo, percependole così alla stregua di una temibile minaccia alla possibilità di creazione di un bulwark anticomunista, prospero e stabile. […] Vargas istituì il monopolio statale del petrolio, creando la Petrobras, elaborò il progetto destinato a creare la Eletrobrás, negoziò con scienziati tedeschi l’acquisto di tecnologia nucleare per l’arricchimento dell’uranio, rese più care le importazioni di beni capitali, creò la sovrintendenza della Moneta e del Credito (Sumoc), e cercò di controllare i trasferimenti dei profitti all’estero. Queste iniziative, avviate al fine di risolvere i problemi energetici, di stimolare la produzione nazionale di macchinari e di contenere la fuga di capitali, toccarono gli interessi monopolisti di poderose corporazioni internazionali, che si allearono con la borghesia commerciale brasiliana, impegnata in attività di import-export, allo scopo di fomentare una campagna di destabilizzazione del governo».
Nell'agosto 1954, in un clima di guerra economia e violenze interne, i militari intervengono e chiedono al presidente di abbandonare l'incarico. Vargas respinge l'ultimatum e il 24 dello stesso mese, anziché cedere, preferisce uccidersi. Alla luce di quanto abbiamo imparato a conoscere sulle tecniche messe in campo dalla CIA già in questo periodo è difficile credere che non ci sia stato un loro intervento all'interno di dinamiche che appaiono molto simili a quelle riscontrate nello stesso anno nel golpe in Guatemala.
93. T. Weiner, CIA, cit., p. 186
94. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., p. 253.
95. P. Pena, Gli interventi statunitensi in America Latina, cit., p. 350.
96. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., p. 253-256.
97. L. M. Moniz Bandeira, Viaggio alle origini del Brasile moderno, Brasile la stella del Sud-Limes (web), n° 6, 15 giugno 2007.

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