17 Maggio 2022

02. IL DOMINIO NEOCOLONIALE DEGLI USA SULL'AMERICA LATINA

«Da quando i monopoli si impadronirono del mondo, hanno mantenuto nella povertà la maggior parte dell’umanità, mentre i guadagni venivano divisi tra i paesi più forti. II livello di vita di questi paesi è fondato sulla miseria dei nostri; bisogna dunque lottare contro l’imperialismo per innalzare il livello di vita dei popoli sottosviluppati. E ogni volta che un paese si stacca dal tronco imperialista non solo si vince una parziale battaglia contro il nemico fondamentale, ma si contribuisce anche al suo reale indebolimento e si fa un passo avanti verso la vittoria definitiva».
(Ernesto “Che” Guevara, dal discorso di Algeri, 24 febbraio 1965)3
Per dare un quadro storico generale delle relazioni asimmetriche tra America Latina e USA ci avvaliamo di ampi estratti dell'intervento tenuto da Marco A. Gandásegui al Vertice dei popoli tenutosi all'Università di Panamá il 10 aprile 20154:
«Tra il 1800, fino alla fine del secolo scorso, il ruolo degli Stati Uniti nella regione latinoamericana era in fase ascendente. Durante quei due secoli si appropriarono di enormi territori, investirono in imprese agro estrattive con enormi vantaggi, formarono solide alleanze con le oligarchie che si consolidarono nel potere locale dopo le guerre di indipendenza e seminarono le loro basi militari nel continente. Il successo nordamericano sul continente sperimentò puntualmente delle interruzioni, in quei due secoli. La più significativa, senza dubbio, fu la Rivoluzione cubana, che non mise in discussione solo il potere economico e politico di Washington sull'isola, ma sfidò anche l'egemonia culturale e rivendicò la dignità non solo di Cuba, ma di tutto il continente. Altre esperienze come la Rivoluzione messicana, l'Unità Popolare cilena o il Justicialismo argentino - tra le altre - furono scintille che col tempo vennero schiacciate dalla forza militare statunitense. […] Gli Stati Uniti sottomettono agli inizi del XIX secolo i paesi del Gran Caribe ad una politica di sfruttamento agro-estrattivo che si estenderà al resto della regione prima che finisca il secolo. A partire dal 1930 impongono la loro politica di industrializzazione mediante la sostituzione di importazioni, trasformandosi nel principale esportatore di tecnologia. Il collasso del modello produce una crisi profonda nell'economia statunitense, che la trasforma in una macchina specializzata in depredare i paesi della regione delle ricchezze. […] Dalla fine della guerra civile nordamericana, 1860-1865, fino alla fine del XX secolo, la crescita economica degli Stati Uniti è stata costante e spettacolare. Si possono considerare le grandi recessioni capitaliste del 1870 e del 1929, rispettivamente, come crisi di riaccomodamento della forma di accumulazione. Da una piccola potenza dell'epoca di un secolo e mezzo fa, si trasformò nella potenza capitalista egemonica nel XX secolo. Questo salto lo fece sulla base dello sfruttamento di una massa lavorativa concentrata in un paese continentale, che è riuscita a sottomettere il mondo che gli ha fornito le materie prime e la manodopera richiesta dalla sua crescita industriale. Allo stesso tempo è riuscita a costruire un impero finanziario che aveva tentacoli in ogni continente. Per accumulare le ricchezze generate da una crescente classe operaia, gli Stati Uniti si lanciarono in prima istanza - secolo XIX - alla conquista del Messico e del Gran Caribe. I territori messicani annessi all'Unione e le ricchezze minerarie del paese azteco, alimentarono l'industria nordamericana. I Caraibi e il Centro America furono generosi nel fornire cibo per i lavoratori industriali del nord. Allo stesso tempo, Panama aprì il suo angusto istmo, affinché il vigoroso “Est” nordamericano si unisse all'“Ovest”.
L'industrializzazione nordamericana sembrava instancabile ed insaziabile. Gli Stati Uniti non si appropriarono solo delle risorse naturali e delle ricchezze, neutralizzarono anche e distrussero ogni sforzo delle classi produttive del Messico e dei Caraibi, per spingere il proprio sviluppo ed emergere come concorrenti. Nel caso del Sud America, gli USA agirono allo stesso modo, soppiantando le incursioni precedenti della Gran Bretagna. In pochi decenni riuscirono ad impadronirsi delle materie prime della regione e sottomettere tutti i paesi al loro sistema finanziario. I grandi industriali nordamericani investivano in America latina, con finanziamento di Wall Street e con l'intervento militare del governo a Washington. Mentre gli Stati Uniti accumulavano sulla base dello sfruttamento degli operai nordamericani e del super-sfruttamento dei lavoratori latinoamericani, i paesi della regione diventavano più dipendenti. La dialettica generava sempre più ricchezza in un polo e più povertà nell'altro. La Rivoluzione cubana nel 1959 fu il primo segno di ribellione di fronte a questa logica perversa. Come punizione, il blocco statunitense dell'accesso dell'economia cubana al mercato mondiale. La politica neo-liberale, finanziamento dell'economia nordamericana, a partire dagli anni '70, ebbe effetti disastrosi per l'America Latina. Il cosiddetto “decennio perduto” 1980, ha colpito il continente che cercava di adattarsi senza successo ai cambiamenti di modello di accumulazione degli Stati Uniti. Nel decennio 1990 la nuova politica neoliberale diede ossigeno alle economie capitaliste latinoamericane iniziando un processo di trasferimento di ricchezze dai lavoratori (90% della popolazione), ad una piccola minoranza formata dalle oligarchie e dai loro soci. Il modello basato sul lavoro flessibile, la deregolamentazione e la privatizzazione riuscì a produrre un “boom” che durò cinque anni, in alcuni casi dieci. Tuttavia, rapidamente si sgonfiò e provocò riflusso in tutti i paesi. Dove più si sentì la sferzata, fu in paesi come Argentina, Bolivia, Brasile, Ecuador e Venezuela. Governi populisti, alleanze operaio-borghesi, arrivarono al potere e scoprirono che gli USA non rappresentavano una via d'uscita alla crisi economica che avevano ereditato dei neoliberisti. […]

Gli Stati Uniti riuscirono a sottomettere i paesi della regione latinoamericana sulla base di una strategia che poneva un settore dell'oligarchia in lotta contro un altro. Quando era conveniente ai propri interessi mobilitava le forze popolari: artigiani, contadini, operai e/o classi medie. I conservatori con la Chiesa cattolica come alleata, affrontavano i liberali ed i loro quadri massoni, mentre gli Stati Uniti consolidavano posizioni dentro la struttura politica. Quando Washington dava priorità ai suoi interessi minerari, si alleava ai liberali nemici dei proprietari terrieri conservatori. […] Nel 1888 Washington convocò una riunione “Panamericana” per appianare la strada e che gli permettesse di trasformarsi in asse commerciale in tutta la regione. Dopo la seconda guerra mondiale sottomise tutti i paesi, non senza qualche protesta, ai dettati dell'Organizzazione degli Stati Americani (OEA). Per assicurare la sua egemonia politica nel mondo, particolarmente in America latina, sollevò la minaccia dell'Unione Sovietica. Mediante questa strategia, insieme ai suoi alleati oligarchici nella regione, organizzò un sistema politico che gli permise di reprimere e subordinare i lavoratori, specialmente operai e contadini, per super sfruttarli. La resistenza ai piani di dominazione nordamericana da parte dei paesi latinoamericani obbligò gli USA ad imporre dittature militari per continuare a strappare profitti straordinari dalla regione. Cuba fu l'unico paese latinoamericano nel XX secolo che riuscì a liberarsi del giogo politico delle grandi corporazioni nordamericane e dei militari locali. […] I golpe militari statunitensi in America latina […] nel XX secolo ebbero tre assi. Il primo fu nella prima metà di quel secolo, quando collassò il sistema capitalista mondiale, con la recessione e gli USA vollero assicurare la loro dominazione. Durante la seconda guerra mondiale li manovrarono per conservare la regione come fornitore di materie prime e beni industriali per lo sforzo bellico. Il terzo momento fu conseguenza dell'ondata di movimenti di un proletariato maturo, che scosse le fondamenta politiche della regione e fu soffocato violentemente a partire dal decennio 1960. Gli Stati Uniti hanno anche fatto ricorso a omicidi per sbarazzarsi di leader politici che minacciavano la loro egemonia: Gaitán in Colombia, Jaime Roldós in Ecuador, Torrijos a Panama, Allende in Cile e probabilmente Chávez in Venezuela. […]

Il consumismo è l'ideologia che riesce a mantenere la coesione sociale negli Stati Uniti, in America latina e nel resto del mondo. Il consumismo è l'ideologia del sistema capitalista, che gli permette di mantenere il controllo sulla popolazione. Da una parte, il consumismo eguaglia tutti i membri della società capitalista trasformandoli in aspiranti ad essere parti del mercato. D'altra parte, il consumismo crea condizioni per promuovere la concorrenza tra individui. Il risultato più completo del consumismo è la sua capacità di eliminare le linee di classe, che sono la preoccupazione principale dei settori dominanti. Il consumismo ha due basi chiave affinché possa funzionare. Da una parte, i lavoratori salariati. Senza questa classe di lavoratori, il consumismo si riduce ad un piccolo circolo di redditieri e capitalisti. Il consumismo, nella terminologia della classe dominante, produce una “classe media”. Il consumatore di merci, prodotte dai lavoratori salariati, è membro della “classe media”. Non importa da che settore della società provenga. Inoltre, il consumismo richiede una poderosa macchina pubblicitaria che divulghi quali sono le merci in offerta ed inoltre stimoli il consumo da parte dei lavoratori. Il consumo deve superare l'entrata dei lavoratori, il salario, per creare un'economia virtuale basata sul debito e la speculazione. Gli Stati Uniti riuscirono a creare questa economia basata su strumenti speculativi agli inizi del XX secolo. Consolidarono il modello nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale (1945-1975). A partire da quest'ultima data iniziò la costruzione di un'economia virtuale mediante la subordinazione del settore produttivo del capitalismo al settore delle finanze, speculativo. Il mondo e l'America latina sono stati oggetto di un processo di finanziamento delle proprie economie. Nel XIX secolo la penetrazione del capitalismo nordamericano creò un mercato agro-minerario di enormi dimensioni. Successivamente, nel XX secolo, mediante l'esportazione di tecnologia industriale, il capitale nordamericano creò borghesie nazionali dipendenti ed una classe operaia combattiva. Attualmente, il cosiddetto “mercato virtuale” del capitale finanziario nordamericano si è impadronito delle economie, distruggendo la borghesia nazionale e debilitando la classe operaia. La nuova fase di accumulazione capitalista deve conservare l'ideologia consumistica per non perdere la sua egemonia culturale. Il consumismo ha invaso tutti gli spazi della società latinoamericana: la famiglia, l'educazione, le chiese, la comunità, i partiti politici e le altre istituzioni sociali. Nell'attuale fase dello sviluppo capitalista, chi non consuma è espulso, emarginato e virtualmente inesistente. Per esistere bisogna consumare. Consumo, dopo sono. La mia identità si riferisce direttamente al mio status di consumatore. Gli USA controllano quasi tutte le molle del consumo di merci. Addirittura i prodotti che si consumano possono essere “prodotto nazionale” o “made in Cina”, ma riproducono l'ideologia nordamericana e l'“American Way of Life”. Alla fine del XX secolo l'ideologo Henry Kissinger si preoccupava della crescente influenza del calcio europeo e del suo impatto sull'America latina ed il resto del mondo. Dopo la crisi del 2008 ed il collasso del progetto europeo, starà riposando più tranquillo».
3. Citato in M. Colasanti, Ernesto “Che” Guevara. Frasi, discorsi e pensieri di un Rivoluzionario, Ilgiornaledelriccio.wordpress.com, 10 ottobre 2016.
4. M. A. Gandásegui, America latina e Stati Uniti: Una relazione asimmetrica, Vertice dei popoli, Università di Panamá 10 aprile 2015, Alainet.org-CCDP, 23 aprile 2015.

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