19 Agosto 2022

12. LA LOTTA DI CLASSE IN PERÙ

La storia contemporanea del Perù parla da sola: fin dall'inizio del '900 (ma anche prima) i governi si sono fatti «sempre più condizionare dagli interessi stranieri, in particolare da quelli statunitensi, che agivano attraverso la Cerro de Pasco Co. (rame e altri metalli), la Vanadium Corporation, la Standard Oil of New Jersey e la W. R. Grace and Company. Queste compagnie trovarono amicizie fra i latifondisti e i militari, per una specie di divisione degli affari da realizzare». I ceti subalterni trovano ispirazione alla rivolta negli scritti democratici di Manuel González Prada e in quelli che pongono la necessità del
«riscatto degli indios, ancora soggetti a un trattamento schiavistico. Su questo punto si imperniarono i due movimenti che presto vennero a coagularsi: uno, di espressione marxista, guidato da José Carlos Mariátegui: l'altro, riformistico, fondato da Víctor Raúl Haya de la Torre e denominato Alianza Popular Revolucionaria Americana (APRA) o Partito aprista. Fu l'APRA ad avere più successo […]. Per due volte, nel 1931 e successivamente nel 1936, Haya de la Torre cercò di concorrere alle elezioni presidenziali, ma sempre senza successo. Fra aprismo e oligarchia civico-militare si accese allora una lotta praticamente senza esclusione di colpi. Nel 1939, però, ebbe inizio un periodo di pausa, a causa del peggiorare della situazione mondiale. […] La tregua interna […] parve poter continuare con il presidente José Luis Bustamante, eletto nel 1945. Ma i voti conferitigli dagli apristi gli furono fatali. Infatti nel 1948 egli venne deposto dai militari, che portarono al potere il generale Manuel Odría avviando così una dittatura durata fino al 1956».
Insomma, «la storia politica del Perù è stata il classico modello sudamericano: un'oligarchia, rovesciata da una giunta militare, rimpiazzata da un'altra oligarchia» (Blum), con la costante supervisione e benedizione degli USA, interessati a mantenere un ordine in cui i propri interessi siano garantiti. Nel 1960 un commando di cubani anticastristi pilotati dalla CIA compie un raid contro l'ambasciata cubana di Lima, recuperando prove su una spesa di centinaia di migliaia di dollari finanziati da Cuba «per promuovere un atteggiamento favorevole nei confronti della Rivoluzione cubana e per incoraggiare le attività comuniste nel paese». Ai documenti veri la CIA ne aggiunge una serie di altri (i più gravi e compromettenti) falsificati in cui si aggiungono teorie di complotti e di golpe.
Gli Usa gridano allo scandalo e al complotto comunista internazionale per conquistare il mondo. In realtà Cuba cercava solo di sostenere il tentativo dei comunisti peruviani di migliorare le condizioni di un paese devastato dalla miseria e da decenni di conflitti, così descritto da un giornalista statunitense dell'epoca:
«Nella capitale Lima, le cui dimore coloniali ornate di sontuosi balconi di legno contribuiscono a farne una delle più belle città del mondo, 1,3 milioni di abitanti vivono in bassifondi infestati dai ratti. Uno di questi, chiamato El Montòn, è costruito intorno, sopra e dentro la discarica cittadina. Laggiù, quando l'ho visitato io, bambini nudi che non sanno ancora camminare si litigano con i maiali i pochi residui di cibo avanzato, gettati via casualmente dagli uomini della nettezza urbana. […] I peones che lavorano la terra dei bianchi ricavano in media un sol (quattro centesimi) al giorno, e […] faticano dall'alba al tramonto».
Nel 1962 Haya de la Torre, tornato dall'esilio, partecipa e vince le elezioni presidenziali ma i militari «si opposero e annullarono i risultati. L'anno seguente la consultazione fu ripetuta: vincitore fu proclamato l'architetto Fernando Belaúnde Terry, capo del Partito di Azione Popolare (PAP), di orientamento socialdemocratico. Il suo governo introdusse qualche riforma, ma via via si lasciò irretire dalle manovre della destra conservatrice. I progressisti intensificarono l'opposizione e gli estremisti scelsero il metodo della guerriglia», iniziata nel 1965. La richiesta fondamentale è la stessa da decenni: una riforma agraria, non certo la dittatura del proletariato. Per stroncare la guerriglia sul nascere, gli USA, oltre a continuare a rifornire e addestrare l'esercito peruviano, intervengono personalmente con i Berretti Verdi, che attuano le stesse tecniche antiguerriglia usate in Vietnam. Nel frattempo la CIA aiuta le autorità pubbliche con le proprie consuete liste nel rastrellamento dei simpatizzanti della guerriglia. Intanto, forse anche in reazione a queste brutalità,
«nell'esercito intanto si era verificato un ricambio qualitativo, con il sopravvento di ufficiali giovani, provenienti da categorie sociali di media collocazione. Appunto costoro, il 3 ottobre 1968, effettuarono una “rivoluzione” che al posto di Belaúnde Terry insediò un governo militare di ispirazione radicale. Capo dello Stato fu proclamato il generale Juan Velasco Alvarado. Ebbe inizio un esperimento nuovo per il Perú e per tutta l'America Latina. Il regime di Lima si definì “rivoluzionario, socialista e umanista”, contrario al capitalismo e al marxismo e in politica estera fautore del non allineamento».
Velasco Alvarado colpisce grossi interessi nazionali e internazionali, introducendo una severa riforma agraria che prevede l’espropriazione delle grandi piantagioni di zucchero della costa (di proprietà statunitense) e procedendo a numerose nazionalizzazioni, tra cui quelle degli impianti e delle concessioni della International Petroleum Company, di proprietà della società statunitense Standard Oil del New Jersey; «nei rapporti con l'estero, poi, si avvicinò sensibilmente ai paesi del Terzo Mondo», oltre a stabilire relazioni diplomatiche con l'URSS. La reazione non tarda ad arrivare:
«Velasco Alvarado fu deposto (29 agosto 1975) a opera di un gruppo di generali e sostituito con il generale Francisco Morales Bermúdez, già ministro della Difesa e capo del governo. I provvedimenti economici del nuovo governo suscitarono scioperi e manifestazioni di protesta cui, a sua volta, il governo rispose dichiarando lo stato d'emergenza (1978). Il potere venne poi gradualmente restituito ai civili. Nel 1980 alla presidenza della Repubblica fu eletto Belaúnde Terry. La situazione interna restò tuttavia critica per il peggioramento delle condizioni economiche e l'intensificarsi dell'attività terroristica».85
85. Fonti usate: W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., pp. 258-261; Enciclopedia De Agostini, Perù, Sapere.it; R. Zibechi, Perù, alle porte di un cambiamento geopolitico, Rebelion.org-CCDP, 26 aprile 2011; Ollanta Humala: una speranza progressista per il Perù, Marx21 (web), 18 aprile 2011.

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