16 Maggio 2022

05. IL NICARAGUA E LA GUERRIGLIA ANTIMPERIALISTA DI SANDINO

«Quando accetta la riunione con Sacasa, Sandino nomina Ramón Raudales come capo del distaccamento di Wiwilí e si dirige verso Managua in compagnia di suo fratello Socrate e dei generali Estrada ed Umanzor, (16 febbraio). Dichiara che la Guardia Nazionale è incostituzionale (17 febbraio). Si riunisce infine con Sacasa e Somoza nella casa Casa Presidenziale (18 febbraio). Il quotidiano La Prensa afferma che Sandino deve consegnare le armi senza condizioni (18 febbraio). Sacasa nomina il generale Horacio Portocarrero delegato presidenziale nei dipartimenti del nord, con l'aperta opposizione di Somoza (20 febbraio). Dopo una conversazione telefonica, Arthur Bliss Lane e Somoza concedono un'intervista (21 febbraio). Successivamente Lane pranza con Moncada. Alle sei del pomeriggio dello stesso giorno, Somoza si riunisce con sedici ufficiali della guardia nazionale per concludere il piano criminale. Dopo una cena con Sacasa Sandino, scendendo dalla Casa Presidenziale, viene rapito e portato al campo di aviazione a nordest di Managua dove viene assassinato in compagnia del generale Francisco Estrada e Juan Pablo Umanzor (21 febbraio); pochi istanti prima la stessa sorte toccò a suo fratello Sócrates. La Guardia Nazionale attacca la cooperativa agricola di Sandino a Wiwilí. Molti sandinisti vengono assassinati e il generale Abraham Rivera si arrende (3 marzo). Il Congresso Nazionale approva un decreto di amnistia per coloro che commisero qualsiasi delitto dal 16 di febbraio del 1933 in avanti (25 di agosto)». (cronistoria della morte di Sandino)35

«Andremo verso il sole della libertà o verso la morte; se moriamo, la nostra causa continuerà a vivere».
(Augusto Cesar Sandino)36
Nell'agosto del 1925 i marines statunitensi lasciano il Nicaragua dopo 13 anni di occupazione ma, per mantenere alla presidenza Adolfo Dìaz, ex impiegato di una compagnia mineraria yankee e uomo di fiducia del Dipartimento di Stato, tornano in 2000 per pacificare gli animi di ribellione nello stesso Esercito.
Uno dei capi liberali, Augusto Nicolás Calderón Sandino (Niquinohomo, 18 maggio 1895 – Managua, 21 febbraio 1934), prende la via delle montagne e guida la resistenza rivoluzionaria alla presenza militare statunitense dal 1927 al 1933, diventando un precursori della guerriglia contro gli eserciti professionali e tenendo in scacco gli invasori che nel frattempo si danno ai saccheggi e bombardano campagne e villaggi: «Lotto per espellere dalla mia patria l'invasione straniero. Il solo modo di mettere fine a questa lotta è che le forze che hanno invaso il territorio nazionale si ritirino immediatamente».
Nell'impossibilità di una vittoria militare, gli USA di Roosevelt capitolano, accettando il cambio di governo e ritirando le forze armate statunitensi. L'autentico uomo forte, il capo della Guardia nazionale Anastasio Somoza, ex giocatore di poker e falsario, è però devoto agli yankee ed è lui, il 21 febbraio 1934, a far rapire e assassinare Sandino, aprendosi le porte per il potere sotto il buon auspicio di Washington, che può imporlo come presidente senza ulteriori resistenze nel 1936. Riportiamo quanto scrive Paco Pena:
«Fedele agli interessi imperialistici, il suo governo fu una successione di crimini e corruttele. Rimase al potere fino al 1956, quando venne crivellato di pallottole dal poeta Rigoberto Perez. Il presidente Franklin D. Roosevelt disse di Somoza, l'uomo degli USA: “Somoza sarà pure un figlio di puttana, ma è un figlio di puttana che sta dalla nostra parte”».37
Su Sandino ha scritto Bianca Braccitorsi38:
«Cesar Sandino ragazzo e adolescente, assisté alla caduta del presidente Zelaya, liberale blandamente progressista ma geloso dell'indipendenza del suo paese, al primo sbarco dei marines Usa a sostegno del colpo di stato del partito conservatore, alla ribellione del generale indio Zeledon, schiacciata nel sangue. Giovane e già esperto meccanico nel 1920 fu coinvolto in una rissa e costretto ad espatriare in Honduras, in Guatemala, e infine in Messico a Tampico, città operaia con una vivace presenza sindacale, dove ebbe la possibilità di dare uno sbocco politico alle sue confuse idee di giustizia sociale e indipendenza nazionale, scoprendo il legame fra i discorsi di Simon Bolivar, letti nella biblioteca paterna, e le miserabili condizioni di vita di sua madre. Individuò anche il nemico da battere, l'imperialismo Usa. Con questo bagaglio, più qualche risparmio ed una pistola, nel 1926 tornerà nel Nicaragua ancora una volta invaso dai marines accorsi a sostenere i conservatori minacciati da una rivolta liberale. Cesar Sandino fu accolto con diffidenza da patrioti sinceri che volevano l'indipendenza nazionale, ma mantenendo ben ferme le distinzioni di classe: “Terra ai contadini” è una parola d'ordine “bolscevica” e i bolscevichi non hanno buona fama nella borghesia latino americana. Rispondono invece con slancio, contadini operai e ragazze di vita di Puerto Cabezas, con l'aiuto dei quali vengono recuperati fucili e munizioni gettati in mare per ordine degli statunitensi. Di queste armi e di trecento uomini è fatto il nucleo iniziale dell'esercito sandinista che ha nel suo programma politico, oltre alla fine di ogni intromissione militare, politica e economica degli Usa in Nicaragua, la riforma agraria, il controllo del lavoro di donne e minori, l'istruzione e la sanità pubbliche e gratuite. Aderiscono i vecchi militanti delusi dai vecchi capi nazionalisti, uomini e donne dei villaggi indios depredati, operai, studenti e anche rivoluzionari provenienti da tutta l'area latino-americana, tra i quali il salvadoregno Farabundo Martì, più tardi fondatore del partito comunista del suo paese e fucilato dal dittatore Martinez. “Avremo in Nicaragua il nostro trionfo definitivo” scrive Sandino “con cui si accenderà la miccia dell'esplosione proletaria contro gli imperialisti della terra”».
Ha scritto righe altrettanto intense Dante Liano39:
«Forse la magia di Augusto César Sandino sta nel fatto che non rappresenta l’eroe tipico, lontano e irraggiungibile. Nei murales, il volto meticcio deve essere colorato di marrone, non di arancione come si fa coi bianchi, e i suoi tratti regolari non denunciano nessuna bellezza cinematografica. Ha il volto segnato di qualunque contadino centroamericano. Il cappello, poi, bianco alato con una striscia alla base, è quello di tutti i lavoratori che si recano al lavoro, sotto le stelle mattutine. Sandino è un eroe, non un mito, e per questo lo troviamo molto più vicino a noi. Non una vita stupenda né cinematografica, ma l’eterna esistenza degli umili. La sua grandezza è la sua ribellione. Sandino imparò a dire di no agli americani in Messico, coi rivoluzionari di quel paese, e vide che si poteva mantenere la dignità e la vita contemporaneamente. Forse, il gesto più significativo della sua vita fu dire di no al padre. Volano via in questo episodio terribile tutti i trattati di psicoanalisi e di sociologia prodotti dai nostri scienziati. Il padre, uomo semplice e tranquillo, che segue gli ordini del governo senza riflettere, va dal figlio a dirgli: “Arrenditi”. La frase deve essere stata ancora più comica, dato il nome di Sandino: “Augusto César, arrenditi!”. E Sandino, che è sicuro dei suoi ideali, manda a quel paese suo padre e i generali che gliel’hanno mandato. Sandino è uomo libero, è “il generale degli uomini liberi”, e gli uomini liberi sono un esercito di straccioni, donne e bambini, che lo seguono per le montagne del Nicaragua. “Qui non si arrende nessuno!” gridano con le bandiere sandiniste sporche del fango e rotte dalle intemperie. Sopra di loro, il cielo stellato di Kant e del Nicaragua. Sandino abbraccia gli uomini, non gli dà la mano. Fa parte delle sue credenze spiritiste. Sandino porta con sé l’aura della dignità. A un certo punto, per sempre, Sandino diventa la dignità dei centroamericani. Un uomo buono e deciso, testardo e tutto d’un pezzo come può indovinare il tradimento di uno dei più malvagi uomini politici dell’America Centrale, il servo Anastasio Somoza? Avvolto nella sua dignità, Augusto César Sandino va incontro alla morte. […] Conoscere la storia di questo eroe semplice è imparare cosa è il Centroamerica e dove scorrono le sue arterie più nascoste, le sue “vene profonde”, là dove la gente ricorda e recupera il suo statuto di umanità. Augusto César Sandino, la storia del nostro orgoglio e la nostra libertà».
35. Prensa Latina & Aporrea.org, Si compiono 76 anni dall'assassinio di Augusto César Sandino, Generale degli Uomini Liberi, Aporrea.org-CCDP, 22 febbraio 2010.
36. Progetto CubainformAzione, Sandino, un esempio di resistenza, Cubainformazione.it, 18 maggio 2017.
37. P. Pena, Gli interventi statunitensi in America Latina, cit., pp. 344-345.
38. B. Braccitorsi, Il generale degli uomini liberi, Liberazione-CCDP, 23 febbraio 2004 [1° edizione originale 21 febbraio 2004].
39. Dalla prefazione di M. Campisi, Sandino. Il generale degli uomini liberi, Fratelli Frilli editori, 2003.

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