29 Settembre 2020

1.1. IL “MEIN KAMPF”, MANIFESTO POLITICO DI HITLER

Nel frattempo Hitler ha pubblicato il suo manifesto politico: Mein Kampf (La mia battaglia), da cui deriva compiutamente un programma politico chiarissimo:
-denuncia del Trattato di Versailles;
-un progetto pangermanista di riunione dei tedeschi in una «grande Germania», secondo una precisa ottica nazionalistica;
-un profondo antisemitismo che identifica negli ebrei i nemici interni del paese perché responsabili della crisi del '29 in quanto miliardari capitalisti, ma anche perché ebrei sono molti bolscevichi che hanno fatto la rivoluzione in Russia;
-un antibolscevismo e antioperaismo radicale; come il fascismo, Hitler ha un'idea di società fortemente gerarchica ma diseguale, in cui nel rispetto delle gerarchie c'è la possibilità di ottenere un benessere collettivo a scapito di altri popoli. Il popolo identificato come lo schiavo di riferimento è quello slavo; da qui la ricerca dello “spazio vitale” che dovrà venire a est, dove peraltro si trova il grande pericolo bolscevico.
Il nemico dichiarato dell'imperialismo guerrafondaio tedesco è quindi l'URSS;
-la fine del «parlamentarismo corruttore» con il conseguente rigetto totale della concezione democratica, non solo quella di tipo liberale. Serve una “persona forte” al potere, il “Führer” (guida, condottiero) in ossequio al «principio del capo»;
-la strutturazione di una precisa gerarchia dell'umanità fondata sull'idea della razza. Tutta la storia, dice Hitler nel suo libro Mein Kampf (1925), è solo espressione dell'eterna lotta tra le razze per la supremazia. La guerra è l'espressione naturale e necessaria di questa lotta in cui il vincitore, cioè la razza più forte, ha il diritto di dominare. L'unico scopo dello Stato è mantenere sana e pura la razza e creare le condizioni migliori per la lotta per la supremazia, cioè per la guerra, la quale è l'unica cosa che può dare un senso più nobile all'esistenza di un popolo. Di tutte le razze quella cosiddetta “ariana” o “nordica” è, secondo Hitler, la più creativa e valorosa, in fondo l'unica a cui spetta il diritto di dominare il mondo. Dopo quella ariana viene quella anglosassone, poi i popoli mediterranei, infine gli slavi. Già questi ultimi sono definiti come «una massa di schiavi nati che sentono la necessità di un padrone» e vanno quindi trattati come gli Indiani pellerossa. Ai gradini più bassi del podio i popoli asiatici, gli africani, i meticci di ogni tipo e gli ebrei;
-se nel primo programma del 1920 è presente una retorica anticapitalista questa scompare ben presto, anche in ossequio al sostegno fornito al partito dell'alta borghesia industriale per frenare il pericolo costituito dai comunisti.2
2. Vd nota paragrafo 1. Breve Storia del Nazismo.