14 Maggio 2021

2.08. I COMUNISTI SI ORGANIZZANO

«E, sul fronte interno, è ancora l’ala sinistra del Partito socialista a rappresentare la forza propulsiva per la diffusione del marxismo rivoluzionario e la fondazione del partito comunista. Numerose sono le riviste e i giornali di chiara ispirazione rivoluzionaria che compaiono sotto la sua influenza e che permettano la diffusione dei testi completi di Marx, Engels e Lenin: The Class struggle, The Communist, The Revolutionary Age, The Proletarian e The Socialist News. Tra questa la più importante, anche per il ruolo di organo ufficiale della sinistra socialista, è The Revolutionary Age, diretta da John Reed che, tornato dalla Russia sovietica, pubblica i Dieci giorni che sconvolsero il mondo e si rivela un instancabile propagandista nei maggiori centri industriali statunitensi. L’attività di propaganda e l’impegno profuso portano comunque i primi importanti risultati. Alle elezioni del Comitato Esecutivo del partito socialista del maggio del 1919, sono proprio i rappresentanti dell’ala sinistra a ottenere una significativa maggioranza di consensi: Jonh Reed ben 17.523 voti e Charles Ruthenberg oltre i 10.000, mentre i moderati Hillquit e Berger restano sotto i cinquemila. In precedenza un sondaggio fra gli iscritti aveva mostrato come la quasi totalità fosse favorevole all’ingresso nell’Internazionale comunista. Ma il risultato è quello della esclusione dal Partito dei rivoluzionari, insieme alle sezioni che li avevano appoggiati. Un “chiarimento” interno forzato che coinvolge la metà dei centomila iscritti e che apre la strada alla costituzione del partito comunista. Nel giugno del 1919 i “dissidenti” si riuniscono a New York e approvano un manifesto di solidarietà con i principi dell’Internazionale comunista, mentre il 31 agosto successivo a Chicago i sostenitori di John Reed, cacciato nuovamente dal congresso socialista, fondano il Partito Operaio Comunista d’America, forte di diecimila membri. L’altro gruppo rivoluzionario capeggiato da Ruthenberg, composto prevalentemente di operai di origine straniera (russi, polacchi, lituani, ucraini, estoni, ungheresi e lettoni), l’1 settembre fonda il Partito Comunista d’America, con 58.000 iscritti.
Entrambi i partiti approvano la decisione di aderire all’Internazionale comunista. E subito scatta la repressione da parte delle autorità. L’intervento esterno anti-sovietico è accompagnato sul fronte interno dalla mano dura contro i “rossi”. L’8 ottobre successivo, infatti, durante un comizio indetto per l’anniversario della rivoluzione russa, vengono arrestate centinaia di persone e, pochi giorni dopo, a Cleveland la polizia distrugge la sede del Comitato Centrale del Partito Operaio Comunista. Nel gennaio del 1920 una retata generalizzata si conclude con l’incarcerazione di diecimila persone, tra le quali la maggior parte dei dirigenti dei due partiti comunisti. La forzata clandestinità non ferma, anzi richiede, il processo di organizzazione e rafforzamento dei comunisti, tanto che nel maggio del 1920, nel congresso dei due partiti, si decide la costituzione del Partito Comunista Unificato. Alla guida dei soli 12.000 aderenti è chiamato Charles Ruthenberg, ancora rinchiuso in carcere. La necessità di tenere e ampliare i contatti con i lavoratori porta il neo-segretario alla decisione di costituire un movimento in grado di agire nella piena legalità. Così, nel dicembre del 1921 a New York, i rappresentanti di diverse organizzazioni operaie fondano lo “Workers Party of America” al quale partecipano tutti i movimenti rivoluzionari del paese, singoli attivisti del Partito socialista e della storica organizzazione internazionalista degli IWW (Industrial Workers of the World), da sempre duramente perseguitata dalla autorità per le sue posizioni internazionaliste e pacifiste. Per il movimento operaio è un periodo difficile per la difesa del livello di vita dei lavoratori ma anche per la propria esistenza come organizzazione. Agli scioperi si risponde ancora con lo schieramento della Guardia Nazionale, di mercenari armati e con la dichiarazione dello stato di emergenza (scioperi dei ferrovieri e dei minatori nel 1922). Il numero degli iscritti alla American Federation of Labour passa dai 4,79 milioni del 1920 ai 2,92 del 1923. I comunisti portano avanti anche la lotta in favore della Russia sovietica, attanagliata dalla carestia e dal blocco internazionale, grazie alla sviluppo di Comitati di soccorso e alla costituzione di un fondo di assistenza. Un ruolo di primo piano, nell’opera di propaganda e di denuncia del comportamento internazionale degli USA, è ricoperto dalla Lega degli amici della Russia sovietica, diretta da importanti esponenti del movimento operaio americano come Foster, Engdhal ed Elizabeth Flynn. Con l’uscita dalla clandestinità nel 1923 riprende, in pieno indebolimento del movimento operaio, il processo di aggregazione comunista. Nell’aprile lo Workers Party e il Partito Comunista d’America si fondono per costituire un unico partito che due anni più tardi prenderà la denominazione di Partito Operaio Comunista degli Stati Uniti d’America, con 25.000 aderenti. Militanti che si assunsero, come sottolineò il segretario Ruthenberg, “un compito che forse era adatto solo alle spalle di Ercole”».17
17. Ibidem.