03 Dicembre 2020

2.7. BRUNO PONTECORVO, LO SCIENZIATO CHE SCELSE L'URSS

Bruno Pontecorvo, in URSS Bruno Maksimovič Pontekorvo (Marina di Pisa, 22 agosto 1913 – Dubna, 24 settembre 1993), è stato un fisico italiano naturalizzato sovietico. Dopo gli studi universitari si reca a Parigi con una borsa di studio del Ministero per l’Educazione Nazionale. Qui, grazie a una raccomandazione di Fermi, collabora con Frédéric e Irène Joliot-Curie – rispettivamente genero e figlia di Pierre e Marie Curie e vincitori nel 1935 del premio Nobel per la scoperta della radioattività artificiale – su degli esperimenti riguardanti gli urti tra neutroni e protoni e le transizioni elettromagnetiche tra isomeri. A Parigi Bruno Pontecorvo, oltre a farsi notare per le sue doti di scienziato, vive il clima del Front Populaire e della guerra di Spagna, cominciando a interessarsi di politica. Gran parte dei suoi colleghi dell'epoca sono di sinistra: Irène Joliot è membro del governo del socialista Léon Blum, il marito Frédéric Joliot attivo comunista, come anche suo cugino Emilio Sereni, intellettuale e dirigente del PCI, perseguitato in Italia dal regime fascista e rifugiatosi per l’appunto in Francia. Grazie a suo cugino, Bruno stabilisce rapporti con tutta l’intelligencija politica emigrata e nell’agosto del ‘39, in presenza di Luigi Longo, aderisce e si iscrive al PCI. Dopo l’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938, Pontecorvo, ebreo e comunista, resta in Francia. Durante la guerra si rifugia negli Stati Uniti. Qui, probabilmente a causa delle sue idee comuniste, non viene coinvolto nel Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica e così nel ‘43 si trasferisce in Canada, dove è chiamato a partecipare a ricerche teoriche nel campo dei raggi cosmici, delle particelle elementari ad alta energia, in particolare dei neutrini e del decadimento del muone. Nel 1948, dopo aver ottenuto la cittadinanza britannica, Pontecorvo si trasferisce ad Harwell nei pressi di Oxford. Qui aveva sede l’Atomic Energy Research Establishment, il principale centro di ricerche nucleari installato dal governo inglese, dove Pontecorvo partecipa al progetto per la costruzione della bomba atomica inglese e si dedica agli studi sui raggi cosmici.
Pontecorvo in questa fase della sua vita ha meno di quarant’anni, è di bell’aspetto, sorridente e affabile, amante dello sport, ottimo giocatore di tennis, appassionato di pesca subacquea e di sci nautico. Una condizione invidiabile se non fosse che il suo mestiere lo colloca nell’ambito scottante dell’energia atomica per uso bellico e i connessi segreti, nonostante lui non sia mai coinvolto in maniera diretta. Il fisico italiano, in occasione delle sue numerose trasferte scientifiche, ha conosciuto sia Alan Nunn May sia Klaus Fuchs, due fisici condannati in Inghilterra per spionaggio in favore dell’Unione Sovietica; è in questo oppressivo contesto di “caccia alle streghe” che si collocano le scelte e le azioni di Pontecorvo. Nell’estate del 1950 lo scienziato, insieme a sua moglie e ai suoi tre figli, scompare nel nulla.
In realtà ha deciso di raggiungere Leningrado, andando a lavorare dall'altra parte della Cortina di Ferro. È il febbraio 1955: a quasi cinque anni dalla scomparsa di Pontecorvo appare su Pravda e su Izvestija una dichiarazione del fisico italiano a favore della campagna dei Partigiani della Pace per la distruzione di tutte le armi atomiche del mondo e il divieto di costruirne di nuove.
Il discorso è di carattere fortemente politico: Pontecorvo accusa gli Stati Uniti di essere una potenza belligerante, rivendicando il ruolo di potenza di pace per l’URSS. Da quel momento la notizia della fuga di Pontecorvo diviene ufficiale e fa il giro del mondo, suscitando da un lato reazioni negative, dall’altro sospetti da parte di autorità e servizi segreti su sue presunte responsabilità nel passaggio di informazioni riservate relative alla costruzione di armamenti nucleari. A distanza di anni questi sospetti hanno dimostrato di essere privi di fondamento, come per altro più volte affermato da Pontecorvo: «Non c’entra niente l’atomica», si legge nel libro di Miriam Mafai Il lungo freddo. Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l’URSS; «l’URSS aveva già l’atomica, da oltre un anno. Io volevo lavorare per il progresso e per la pace, aiutare. Per questo sono partito». La sua scelta va collocata nel contesto di quegli anni, quelli della guerra fredda, e nelle sue radicate convinzioni politiche comuniste. «Solo in quel paese, pensavo», si legge ancora nel libro della Mafai, «la mia passione scientifica e i miei sentimenti profondi non sarebbero entrati in contrasto». Cittadino sovietico dal 1952, l’anno seguente riceve il Premio Stalin per la pace e dal 1958 è ammesso all’Accademia sovietica delle scienze. Negli anni a seguire le sue posizioni politiche rimangono solide: nel 1956 considera «controrivoluzionari» i rivoltosi di Budapest e nel 1968, pur condannando l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, non aderisce alle proteste dei comunisti italiani – che gli sospendono per questo l’abbonamento a l’Unità – e non si schiera nella vicenda del fisico dissenziente Sacharov.
Nell'URSS Pontecorvo vive a Dubna, città a un centinaio di chilometri dalla capitale dove risiede l’aristocrazia della fisica sovietica. Qui gli viene affidata la direzione della divisione di fisica sperimentale del laboratorio dei problemi pucleari, dove teorizza la fisica dei neutrini ad alta energia. Benché l’acceleratore di particelle di Dubna sia fra i più potenti al mondo, non è adatto a provare le scoperte teoriche di Pontecorvo. Soltanto pochi anni dopo, agli inizi degli anni '60, gli americani Leon Ledermann, Melvin Schwartz e Jack Steinberger confermano sperimentalmente le ipotesi del fisico italiano. Questa scoperta vale ai tre fisici il premio Nobel per la fisica del 1988 per «il metodo del fascio di neutrini e la dimostrazione della struttura doppia dei leptoni attraverso la scoperta del neutrino muone», suscitando lo scalpore di una parte della comunità scientifica internazionale per l'esclusione del fisico teorico che per primo aveva effettuato la previsione.
Di ritorno in Italia, gli ultimi anni di vita sono difficili per il Pontecorvo “comunista”: una perdita di fiducia nei dogmi e negli ideali di una vita intera, la disillusione e il rammarico per la fine dell’Unione Sovietica. In un’intervista con Miriam Mafai alla domanda della giornalista se si fosse pentito della scelta fatta quarant’anni prima, Pontecorvo risponde: «Ci ho pensato molto, a questa domanda. Puoi immaginare quanto ci ho pensato. Ma non riesco a dare una risposta». L’amore per la sua seconda patria non lo abbandona e così nel ‘93 torna a Dubna. Qui, a causa del morbo di parkinson, subisce una brusca caduta dalla bicicletta e si rompe il femore; decide di curarsi a Roma ma il suo fisico non regge lo stress e muore il 24 settembre 1993. Bruno Pontecorvo è stato il massimo scienziato nel campo della fisica dei neutrini e tutte le teorie e ipotesi da lui esposte si sono rivelate corrette; è stato anche un protagonista del Novecento, degli anni della guerra fredda. Anche dopo la sua morte il fisico non ha avuto una sola patria e per sua volontà metà delle ceneri sono sepolte nel cimitero di Dubna, l’altra metà riposano nel cimitero acattolico di Roma.56
56. Fonti usate: G. Peruzzi, Pontecorvo, lo scienziato che scelse l'Unione sovietica, Il Bo, 30 agosto 2013; J. De Tullio, Bruno Pontecorvo, il fisico che scelse l'URSS, Unibocconi.it; Wikipedia, Bruno Pontecorvo.