23 Ottobre 2020

2.8. LA DIFESA DALLA CONTRORIVOLUZIONE OFFERTA DAL KGB

Come abbiamo visto il KGB non coincide con l'intera storia dell'URSS. In precedenza i servizi segreti sono stati varie volte ristrutturati e organizzati sotto diverse sigle (su questo si rimanda al capitolo dedicato alla costruzione del socialismo in URSS). Vediamo gli sviluppi successivi, avviatisi nell'era post-staliniana, aiutandoci ancora con alcuni dati raccolti da Vittorio Di Cesare57:
«Il 15 marzo 1953, dieci giorni dopo la morte di Stalin, l’MGB e l’MVD furono fusi ancora una volta su decisione del Comitato Centrale del Partito, del Soviet Supremo e del Consiglio dei Ministri. La nuova entità fu collocata di nuovo sotto la responsabilità di Berija. Nel giugno di quello stesso anno, però, Berija tentò di prendere con la forza il potere. L’impresa fallì e Berija “scomparve”. Questo incidente fece perdere all’MGB il suo statuto di Ministero e ne comportò la subordinazione al Consiglio dei Ministri (13 marzo 1954). Fu in questa occasione che il Servizio di sicurezza sovietico prese il nome di KGB. Il 5 luglio 1978 il KGB fu posto sotto il diretto controllo del Primo Segretario del PCUS e del Consiglio della Difesa, l’organo supremo dell’URSS. Il KGB diventò così un vero e proprio “Stato nello Stato”. Verso la fine degli anni Ottanta, cioè al culmine del cedimento del sistema comunista sovietico, il progressivo cambio di regime e l’avanzata della democrazia costrinsero il KGB ad emettere un certo numero di direttive segrete relative ai diritti dei cittadini. Nel dicembre del 1990 fu creato in seno al KGB un dipartimento specializzato nella lotta contro il crimine organizzato, prerogativa che era stata fino ad allora di stretta competenza del Ministero dell’Interno. Fu il primo segno di un profondo rinnovamento nella filosofia e nelle preoccupazioni del KGB. L’opinione pubblica spingeva tuttavia affinché si pervenisse al totale scioglimento. Il 30 settembre del 1991 Evgenij Primakov fu posto a capo della Prima Direzione Principale del KGB da Gorbaciov, con il compito di pianificare la creazione di un futuro Servizio di informazione per l’estero».
Il resto è storia nota: con il crollo dell'URSS il KGB venne smantellato e trasformato nell'FSB. Sempre usando la stessa fonte storiografica, riportiamo alcune caratteristiche tecniche, organizzative e storiche del KGB:
«Negli ultimi anni della sua esistenza, questo organismo di Stato era servito da 486.000 dipendenti, dei quali 217.000 erano guardie di frontiera. Esso poteva tuttavia beneficiare dell’aiuto di più di un milione di “onorabili corrispondenti” in ogni parte del mondo. […] Al contrario della maggior parte dei Servizi segreti occidentali, il KGB reclutava di preferenza i suoi uomini tra le persone modeste degli operai. Bisognava essere un marxista convinto per essere un buon agente del KGB. Questi criteri di reclutamento facevano degli agenti personaggi notoriamente “duri”, spesso villani e privi di finezza. Gli agenti del KGB più simili al leggendario James Bond erano rappresentati dalla piccola minoranza raccolta in seno alla Prima Direzione, preposta alle attività estere. […] Sebbene recuperare informazioni fosse tra le missioni prioritarie del KGB, suo compito principale era quello di controllare e sorvegliare la società sovietica. […] Il KGB era responsabile della sicurezza e degli interessi dell’Unione Sovietica, all’interno come all’esterno delle frontiere. Esso conduceva la lotta al crimine organizzato, al terrorismo e all’opposizione politica interna e si occupava della ricerca dell’informazione in campo militare, scientifico, tecnologico, politico, strategico, economico. È possibile ricostruire il carattere complessivo di queste missioni a partire dagli organigrammi di alcune delle 15 Direzioni che formavano il KGB durante gli ultimi anni della sua esistenza. Queste le più importanti:
-Prima Direzione Principale (PGU): la più prestigiosa, era incaricata dell’informazione esterna;
-Seconda Direzione Principale (VGU): era incaricata della sicurezza interna e del controspionaggio;
-Terza Direzione: era incaricata della sicurezza in seno alle forze armate;
-Quinta Direzione: era incaricata della lotta alla dissidenza e comprendeva il personale addetto ai gulag ed agli ospedali psichiatrici;
-Settima Direzione: era incaricata della sorveglianza degli stranieri residenti in territorio sovietico. Si occupava principalmente della sorveglianza del personale delle ambasciate. A questa direzione era annessa la celebre unità di élite antiterroristica “Alfa”;
-Ottava Direzione: equivalente alla NSA statunitense; era incaricata delle trasmissioni e della loro sicurezza così come dell’informazione elettronica, in collaborazione con la PGU;
-Nona Direzione: era responsabile della sicurezza delle personalità importanti e della sorveglianza del Cremlino;
-Quindicesima Direzione: era incaricata della sicurezza delle installazioni segrete come i siti di lancio di missili nucleari, i depositi di armi e munizioni, le basi aeree strategiche e i sottomarini. Esisteva anche una Direzione Tecnico–operativa, incaricata della progettazione dei materiali tecnici utilizzati dal personale del KGB.
Queste direzioni erano ulteriormente suddivise in dipartimenti, e includevano servizi più specializzati. Poteva accadere, ad esempio, che un agente del Quinto Dipartimento della prima Direzione principale fosse incaricato anche della raccolta di notizie in Francia, in Spagna, in Italia, nel Portogallo o in Lussemburgo. L’Ottava Direzione aveva creato una rete di stazioni di ascolto, una specie di “Soviet Echelon”. All’inizio dell’era Gorbaciov, la rete d’ascolto sovietica copriva il mondo intero, con una particolare attenzione agli obiettivi militari. Il personale addetto a questa specialità era suddiviso in 40 reggimenti, 170 battaglioni e più di 700 unità d’ascolto e di intercettazione. Durante i vent’anni che seguirono il lancio del satellite Kosmos 189, nel 1967, l’Unione Sovietica mandò nello spazio più di 130 satelliti di intercettazione delle comunicazioni, per rispondere alle esigenze del Direttorato dell’informazione spaziale del GRU, con base a Vatuniki, 50 chilometri a sud-ovest di Mosca. La 16a Direzione del KGB disponeva di stazioni nelle missioni diplomatiche di più di 60 paesi. Queste stazioni si occupavano solamente della raccolta dei dati, che erano poi trasmessi al centro di trattamento informatico di Kountsevo, nella periferia di Mosca. Il KGB e il GRU si dividevano la gestione degli ascolti in altri paesi del blocco sovietico e nei paesi amici. Le stazioni di ascolto più importanti erano installate nell’isola di Cuba, nella periferia di Aden, nello Yemen del sud e nella baia di Cam Ranh, in Vietnam. A ciò bisogna aggiungere una flotta di 60 navi di superficie, tra cui i celebri “pescherecci”, e circa una ventina di aeromobili di differenti tipi. […] Le operazioni conosciute del KGB sono numerose e coprono diversi settori: esecuzioni, scoperta di agenti, ricatti, disinformazione e intossicazione. L’aspetto umano dell’informazione (HUMINT) ebbe il massimo della rappresentanza nelle sei “talpe” che operarono ai più alti livelli dell’Amministrazione britannica: Guy Burgess, Kim Philby, John Cairncross, Anthony Blunt, Donald MacLean e George Blake. Queste celebri spie inglesi, detti “i magnifici cinque”, tradirono il loro paese per convinzione, non per denaro. […] Negli USA Aldrich Ames, responsabile del controspionaggio incaricato della sorveglianza degli agenti sovietici in seno alla CIA, tradì invece per denaro. In quindici anni Ames avrebbe ottenuto dai russi circa mezzo milione di dollari in cambio dei suoi servizi».
Ora un paio di considerazioni: il KGB è stato spesso descritto come strumento mortifero di un totalitarismo asfissiante. In realtà nessun articolo, saggio o libro può sostenere che esso abbia intralciato la libera sovranità dei paesi stranieri. Durante tutta la guerra fredda il KGB non ha mai organizzato golpe militari, cosa invece diventata una consuetudine per la CIA statunitense (come vedremo nel secondo volume). Il compito prioritario del KGB è infatti prevenire eventuali attacchi e manovre dell'imperialismo. Al di là dell'ampio numero di agenti le attività hanno insomma soprattutto carattere di difesa del paese dai pericoli interni ed esterni e le linee strategiche dell'organizzazione dovevano seguire le direttive e gli ordini che in ultima istanza sono decise dal potere politico, essendo il Presidente del KGB sottoposto all'autorità del Politbjuro e del Comitato Centrale del PCUS. Non così per la CIA, che nonostante la formale dipendenza dalle istituzioni democratiche si rende spesso autonoma di fatto, uscendo così dal controllo politico parlamentare e in molti casi perfino presidenziale. Si accusa il KGB di aver spiato e controllato nei minimi dettagli la vita dei cittadini sovietici ma si sorvola sul fatto che la stessa CIA, violando il dettato costituzionale e il proprio stesso Statuto, abbia spiato propri cittadini all'interno dello Stato statunitense, su preciso mandato di diversi Presidenti (Kennedy, Johnson, Nixon)58.
William Blum ha concluso che «le restrizioni alle libertà civili che rinveniamo nel blocco comunista, per quanto gravi possano essere, impallidiscono con le Auschwitz di massa del “mondo libero”»59. Vedremo inoltre come le stesse restrizioni alle libertà civili in URSS non solo sono qualitativamente e quantitativamente minori rispetto a quelle presenti nel “sogno americano”, ma sono state giustificate dalla necessità di combattere una costante attività cospiratoria, complottista, controrivoluzionaria scatenata durante la guerra fredda da forze esterne sempre più invadenti. La verità è infatti che
«qualsiasi esperimento socialista di una qualche rilevanza tentato nel ventesimo secolo, senza alcuna eccezione, è stato schiacciato, rovesciato, invaso, corrotto, pervertito, sovvertito, destabilizzato o comunque ostacolato fino all'impossibile, da parte degli Stati Uniti. Nessun governo o movimento di ispirazione socialista, dalla Rivoluzione russa ai sandinisti del Nicaragua, dalla Cina comunista al FLMN del Salvador, ha avuto la possibilità di sorgere o cadere solamente in base al suo effettivo valore politico; nessuno di essi ha mai potuto abbassare la guardia di fronte al potentissimo nemico esterno, allentando così il controllo interno sulla sua stessa popolazione».60
La differenza principale rispetto al periodo precedente sta paradossalmente in una diminuzione della volontà conflittuale di rispondere colpo su colpo: se negli anni di Lenin e Stalin il nemico è anche “interno” e la sua distruzione coincide con la necessità di salvaguardare il regime rivoluzionario, negli anni della guerra fredda si concede una maggiore libertà interna, allentando la lotta contro il revisionismo e accettando di convivere con una maggiore dialettica democratica, limitata comunque all'interpretazione corretta del marxismo-leninismo e, nelle scelte politiche, al mantenimento del primato del Partito Comunista. Il KGB non è mai intervenuto, come negli USA durante lo “scandalo Watergate”, negli affari interni al Governo. La mancanza di un impulso costante (prima ben incarnato dalle figure di Lenin e Stalin) a rinnovare la lotta di classe per eliminare le storture del sistema monopartitico ha portato ad un peso crescente della corruzione, del revisionismo e della burocrazia, creando in ultima istanza una sfiducia popolare verso coloro che non erano più identificati come l'avanguardia dei lavoratori ma come nomenklatura privilegiata e incapace di affrontare i problemi socio-economici del paese. Ciò però riguarda questioni politiche complessive e non sono colpe che si possono far ricadere sul KGB, il quale con la sua azione è stato nei 40 anni di esistenza un baluardo per la pace mondiale e lo sviluppo democratico dei popoli di tutto il mondo. Tutt'altra cosa rispetto all'azione della CIA, al servizio dei privilegi della borghesia imperialista.
57. V. Di Cesare, Lo Scudo e la Spada, cit.
58. T. Weiner, CIA. Ascesa e caduta dei servizi segreti più potenti del mondo, BUR Rizzoli, Bergamo 2010, pp. 190, 266-267, 276-278, 287, 308. Prima edizione originale dell'opera è T. Weiner, Legacy of Ashes. The history of the CIA, Doubleday, New York 2007.
59. W. Blum, Il libro nero degli Stati Uniti, cit., p. 17.
60. Ivi., p. 26.